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Cronache
Dia: "Domiciliari boss vulnus nell'antimafia. Infiltrazioni, sciolti 51 enti"

"Qualsiasi misura di esecuzione della pena alternativa al carcere per i mafiosi rappresenta un vulnus al sistema antimafia". "Nello 'speciale Covid' della sua ultima relazione semestrale, la Direzione investigativa antimafia si sofferma anche sulla detenzione domiciliare concessa, in coincidenza con l'emergenza sanitaria, a numerosi detenuti, in qualche caso anche a boss mafiosi condannati definitivamente per reati gravi, alcuni dei quali al 41 bis.

Si tratta di una scelta "che ha indubbi negativi riflessi per una serie di motivazioni”. In primo luogo, si legge nella relazione, "rappresenta l'occasione per rinsaldare gli assetti criminali sul territorio, anche attraverso nuovi summit e investiture. Il 'contatto' ristabilito puo' portare alla pianificazione di nuove strategie affaristiche (frutto anche di accordi tra soggetti di matrici criminali diverse maturati proprio in carcere) e offrire la possibilita' ai capi meno anziani di darsi alla latitanza". Non solo: "L'applicazione di regimi alternativi al carcere, riavvicinando i criminali al territorio, puo' favorire faide tra clan rivali, latenti proprio per effetto della detenzione".

La Dia avverte poi come "la scarcerazione in anticipo di un mafioso, addirittura di un ergastolano, e' avvertita dalla popolazione delle aree di riferimento come una cartina di tornasole, la riprova di un'incrostazione di secoli, diventata quasi un imprinting: quello secondo cui mentre la sentenza della mafia e' certa e definitiva, quella dello Stato puo' essere provvisoria e a volte effimera". Senza dimenticare che di per se' "la concessione della detenzione domiciliare contraddice la ratio di quella in carcere, che punta ad interrompere le comunicazioni e i collegamenti tra la persona detenuta e l'associazione mafiosa di appartenenza".

In quest'ottica, il decreto legge numero 29 del 10 maggio ha rappresentato da parte del governo "una correzione di rotta fondamentale per contemperare l'esigenza di tutelare la salute dei detenuti mafiosi, con la necessita' che questi non ristabiliscano pericolosi contatti con l'esterno". 

Mafie: 51 enti sciolti per infiltrazioni, record dal '91. Nel 2019 gli enti in gestione commissariale per infiltrazioni mafiose sono stati in totale 51 (di cui 25 in Calabria, 12 in Sicilia, 8 in Puglia, 5 in Campania e uno in Basilicata): "si tratta del numero, in assoluto, piu' rilevante dal 1991, anno di introduzione della norma sullo scioglimento per mafia degli enti locali".

E' uno dei dati contenuti nell'ultima relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia, presentata dal ministro dell'Interno al Parlamento, che ricorda come a questi 51, nell'anno in corso, durante la stesura della relazione, se ne siano aggiunti altri 6, "con uno che merita una menzione particolare, quello di Saint Pierre in Valle d'Aosta (sciolto nel febbraio 2020 per 'ndrangheta, ndr), il primo in assoluto per questa regione”.

L'anno passato, in dettaglio, lo scioglimento ha riguardato 20 Consigli comunali e 2 Aziende sanitarie provinciali, sommatisi alle 29 amministrazioni gia' in fase di commissariamento: un "altro, inquietante aspetto del campione e' il fatto che sul totale, ben 16 enti sono stati sciolti piu' volte, alcuni addirittura tre volte", "chiaro segnale - sottolinea la Dia - di una continuita' nell'azione di condizionamento delle organizzazioni mafiose, in grado di perpetuarsi per decenni e a prescindere dal posizionamento politico dei candidati. Una sottile linea rossa mafiosa che, fornendo un sostegno bipartisan nel corso delle elezioni amministrative, ha permesso all'organizzazione di rigenerarsi e di perpetuarsi".

"L'infiltrazione degli enti locali - ricorda la relazione - si conferma come irrinunciabile strategia silente di contaminazione del territorio. Da un lato perche' le cosche, "attraverso pubblici funzionari asserviti alle logiche mafiose, riescono a drenare risorse dalla pubblica amministrazione", dall'altro perche' riescono a "rendersi irriconoscibili" e a "mimetizzare la propria natura mafiosa, riuscendo addirittura a farsi 'apprezzare' per affidabilita' imprenditoriale. E' questa la leva che, soprattutto al nord, 'attrae' quelle "fasce 'deviate' dell'imprenditoria che diventano l'area grigia che consente alla mafia di creare un'altra area grigia all'interno della pubblica amministrazione".

Anche perche' "il funzionario, una volta corrotto, specie se corrotto dalla mafia, diventera' obtorto collo punto di riferimento dell'organizzazione, non avra' margini di ripensamento, sara' in definitiva egli stesso mafioso". Uno scenario, quello descritto, "gia' di per se' complesso, che verra' amplificato dall'emergenza Covid-19" quando "oltre alle aziende in difficolta' finanziaria, sara' la pubblica amministrazione la piu' esposta agli interessi delle organizzazioni criminali, a partire proprio dai Comuni che potrebbero beneficiare di forti somme di denaro da impiegare in appalti e servizi pubblici".

Riciclaggio, in 6 mesi vagliate 57 mila operazioni sospette.

Oltre 57 mila segnalazioni di operazioni sospette analizzate, 988 imprese monitorate, 3.370 richieste di accertamento antimafia, 279 provvedimenti interdittivi. Sono solo alcuni dei numeri dell'attivita' della Direzione investigativa antimafia relativi alla seconda meta' del 2019 e riepilogati nell'ultima relazione semestrale, presentata dal ministro dell'Interno al Parlamento.

Nel dettaglio, l'analisi delle segnalazioni di operazioni sospette ha consentito di selezionare 6.914 segnalazioni di interesse della Dia di cui 1.392 di diretta attinenza alla criminalita' mafiosa e 5.522 riferibili a fattispecie definibili reati spia/sentinella. Nella maggior parte dei casi (60%) le segnalazioni sono arrivate da enti creditizi mentre si conferma poco significativo il contributo dei professionisti (4%). Le operazioni finanziarie riconducibili alle segnalazioni di operazioni sospette analizzate nel periodo in questione sono per la maggior parte riferibili a operazioni di trasferimento fondi (37%) e per una percentuale significativa riferibile a bonifici a favore di ordine e conto (15%).

Le attivita' di verifica sulle procedure di affidamento ed esecuzione degli appalti pubblici hanno riguardato, oltre ai lavori di demolizione e ricostruzione del ponte Morandi di Genova, la "Ricostruzione post sisma 2016" e le "Grandi Opere" e piu' in generale, tutti gli appalti di opere pubbliche ritenuti particolarmente sensibili. Sono stati eseguiti, in particolare, 988 monitoraggi, nei confronti di 192 imprese del nord, 57 del centro e 739 del sud. Eseguiti anche accertamenti nei confronti di 18.201 persone fisiche, a vario titolo collegate alle imprese stesse.

Sempre tra luglio e dicembre 2019, le articolazioni territoriali della Dia hanno evaso 3.370 richieste di accertamenti antimafia, nei confronti di 4.810 imprese che hanno permesso di estendere i controlli a 20.010 persone fisiche collegate. Gli accessi ai cantieri sono stati 45, con il controllo di 1.699 persone fisiche, 346 imprese e 883 mezzi. I provvedimenti interdittivi emessi dagli uffici territoriali del governo nel secondo semestre e comunicati all'Osservatorio centrale appalti sono stati 279. 

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