di Antonino D’Anna
È un papato non convenzionale, questo si è capito. E si è capito anche che le sorprese non finiranno per un bel pezzo. Jorge Mario Bergoglio, salito al Soglio pontificio la sera del 13 marzo 2013 col nome di Francesco, è un Papa che sta compiendo innovazioni giorno dopo giorno. Per il momento, in attesa delle decisioni in tema di Curia (che daranno altre indicazioni sul suo modo di pensare e agire), è il “Francesco Style” che sta conquistando milioni di fedeli nel mondo e anche la simpatia di tante persone lontane dalla fede. Un dato: l’account Twitter @Pontifex è passato da 3,3 milioni di followers a 5,2 in questi giorni. Per non parlare delle innumerevoli leggende e bufale fiorite sullo stile informale di questo Papa, dalla storiella della merendina rifilata alla guardia svizzera al “Il carnevale è finito” diretto a monsignor Guido Marini, il cerimoniere papale.
COME SI VESTE- Carnevale o meno, è vero un fatto: alla Loggia delle Benedizioni Bergoglio si è affacciato senza la mozzetta rossa bordata d’ermellino (per la gioia degli animalisti, che avevano fatto pure un sit-in davanti alla sede di Gammarelli, da secoli sarto dei Papi), e senza lo stolone che si è messo soltanto per la benedizione finale. Ha indossato la mantellina soltanto per la Messa d’inizio pontificato, ma per il resto si presenta con la talare bianca tipica del Pontefice. Niente scarpe rosse, che costarono infiniti malignamenti al povero predecessore Benedetto XVI: Francesco si è tenuto le sue scarpe nere che portava pure a Buenos Aires e niente lascia prevedere cambiamenti in vista. Il povero artigiano novarese Adriano Stefanelli (povero per modo di dire, visto che ha preparato scarpe per i potenti della terra ed è rinomato in tutto il mondo per la sua bravura) per questa volta non dovrà consegnare calzature in Vaticano. Almeno per adesso. A Joseph Ratzinger, invece, fu imbastita una graticola mediatica per quelle scarpe rosse a memoria del martirio di Pietro: sono di Prada, no non sono di Prada ma sono di lusso; no, sono di Stefanelli. Vabbé. Peraltro Francesco, il giorno dopo l’elezione, ha chiarito ai collaboratori: prima si va in Santa Maria Maggiore a salutare la Madonna, poi si va dal sarto per le misure dei miei abiti papali. Altro elemento: il Papa ha rinunciato alla croce dorata che gli spettava e ha tenuto quella in modesto ferro che ha sempre portato dal 1992, quando divenne arcivescovo. Pare che nei primi giorni, nelle prime riunioni coi cardinali dopo l’elezione, qualche eminenza si sia presentata munita di croce pettorale in ferro anziché dorata. Niente Anello del Pescatore in oro, ma solo argento dorato per Francesco. Se queste sono le premesse, vedremo che cosa succederà in seguito anche nel clero.
(Segue: Il nuovo Papa non usa il “noi”, già abolito da Giovanni Paolo I. Ma si infervora, anche se non come Wojtyla. E pazienza se qualche sedicente “tradizionalista” lo ritiene un falso profeta…)
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COME PARLA- Abolito il “noi” già da Giovanni Paolo I nel lontano 1978, il Papa gesuita attualmente sul Trono di Pietro parla e s’infervora pure. Non fa le tirate wojtyliane a dito indice alzato (memorabile, e bellissima, quella contro la mafia pronunciata ad Agrigento nel 1993), o almeno per adesso non ne ha fatte; ma alza la voce quando deve sottolineare i punti salienti del discorso. Alza la voce, scandisce, ci mette foga e tutto questo per far passare il messaggio che in quel momento gli sta particolarmente a cuore. Se Giovanni Paolo II si presentò con un “Sia lodato Gesù Cristo”, Benedetto XVI con un “Cari fratelli e sorelle”, Francesco arriva sulle ali di un “Cari fratelli e sorelle… buonasera!”, che poi replica con “buongiorno”, “buona Pasqua”, “buon pranzo” al termine dell’Angelus domenicale. Generalmente parla solo in italiano, rari al momento i saluti in altre lingue. Forse perché ci tiene a rimarcare di essere non tanto il Papa (vedi sotto) quanto il vescovo della Città Eterna. Uno scarto non da poco. Anche l’eloquio del pontefice è diverso da quello di Joseph Ratzinger, che si presentava con il suo bravo discorso scritto e lo leggeva sempre con lo stesso tono. Tanto Benedetto appariva sempre sereno in pubblico, quanto Francesco appare quasi divertito e allegro nelle occasioni “cum populo”. Eccezion fatta (come per il predecessore) per i momenti di preghiera, che lo vedono immerso e solenne. Come quando ha presieduto la Via Crucis del recente Venerdì Santo.
COME AGISCE- E qui siamo al terzo aspetto del Francesco Style. Al di là dei segni esteriori, sono già i primi gesti compiuti dal Pontefice a indicare una nuova strada. Francesco ha lasciato il suo Appartamento Papale per risiedere in quello, più modesto, in Santa Marta. Abbraccia i fedeli alla fine delle celebrazioni (eventualmente firma il gesso a una ragazzina come ha fatto qualche giorno fa), oppure resta con loro per un momento di meditazione e preghiera al termine della Messa. Fa colazione in mezzo ai preti di Santa Marta, e con loro peraltro convive. Non è un tipo inavvicinabile e in pubblico si presenta sempre “thumbs up”, col pollice alzato a simboleggiare che va tutto bene, se c’è Dio non può che andare bene. Fa larghi giri con la jeep scoperta (niente Papamobile e vetri blindati) in Piazza San Pietro, la fa fermare, scende e benedice specie se incontra ragazzi in difficoltà o diversamente abili. Se si trova, gli piace pure fare una gag improvvisata come qualche domenica fa quando a un giovane marito ha chiesto se la sposa fosse una brava cuoca. Ma bacia i piedi ai detenuti di Casal del Marmo (tra di essi due ragazze e due musulmani, per lo stupore quasi rabbioso di sedicenti tradizionalisti) e indugia di più nell’abbracciare un ragazzino americano disabile. Nel frattempo il mondo che si definisce tradizionalista (molto spesso piccole frange estremiste che urlano facendo credere di essere maggioranza) rabbrividisce e inorridisce, con “veggenti” alla mano che lo indicano quale falso profeta. Contenti loro…

