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Cronache
Emilia Romagna mette a gara vaccini. Medici: “Rischi per la salute dei bimbi”

Vaccini si, vaccini no, vaccini boh?

La Regione Emilia-Romagna ha messo a gara la fornitura di vaccini pneumococcici per bambini in età pediatrica (per il periodo 2019-2022; scadenza del bando il 15 ottobre, ieri), con un cambio di rotta rispetto al passato e che potrebbe dare seguito a decisioni simili di altre Regioni. Parliamo di un bando da 68 milioni di euro, la fetta in oggetto è da 17 milioni. Sono vaccini contro un batterio, lo streptococcus pneumoniae, capace anche di provocare otiti, polmoniti, bronchiti, batteriemia, meningiti, sepsi, artrite, osteomielite e peritonite: patologie gravi che possono anche essere mortali. 

 

La Regione, che si è spesso vantata con i propri vaccini di garantire una copertura quasi totale alla popolazione, ha offerto gratuitamente la vaccinazione fin dal 2006 usando in passato vaccini 13 valenti, in grado cioè di proteggere da 13 patologie. 

“Il vaccino 13 valente venne scelto dalla Regione Emilia-Romagna nel 2010, al posto del 10 valente, sul presupposto che in tal modo l’offerta vaccinale fosse più completa e scientificamente corretta”, racconta ad Affaritaliani il consigliere regionale Michele Facci del Movimento Sovranista che ha sollevato il caso.

 

Qualcosa infatti è cambiato. La Regione ha aperto anche ai vaccini 10 valenti, non mantenendo in esclusiva quelli da 13. Lo conferma in un comunicato lo stesso assessore alla sanità della Regione Sergio Venturi che alla richiesta di spiegazioni su come funziona il bando ci ha risposto: “La nostra Regione ha finora utilizzato il vaccino coniugato 13 valente, ma quest’anno ha deciso di mettere in gara i due vaccini, 10 e 13 valente, anziché continuare a mantenere l’esclusiva per quest’ultimo”.

 

Di fatto i 10 valenti costano meno e se il criterio di vittoria della gara generale è il minor prezzo, come c'è scritto nel bando, è probabile che vincano quelli da 10 a scapito dei 13 valenti. 

 

Fimmg (medici di famiglia), Siti (medici vaccinatori), Fimpo (pediatri di famiglia) e Sip (pediatri ospedalieri) hanno stigmatizzato la scelta come azzardata

 

Abbiamo contattato il dottor Fausto Francia che per la Usl di Bologna fa parte della Commissione Regionale Vaccini: “Ho espresso un parere sfavorevole alla decisione”. Stessa valutazione del professor Paolo Bonanni del Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università di Firenze e coordinatore del board del Calendario Vaccinale per la Vita che in un intervista alla radio locale Radio Città del Capo parla così dei vaccini 10 valenti: “Sulla loro copertura continuiamo ad avere dubbi. Il principio dovrebbe essere quello della massima copertura possibile”. 

 

A spiegazione della decisione l'assessore regionale dice che “esistono autorevoli evidenze scientifiche che dimostrano l'efficacia sul campo, un buon profilo in termini di tollerabilità e di sicurezza per entrambi i vaccini”. E poi che “questa scelta è già fatta da altre Regioni, quali il Piemonte che ha vinto il ricorso contro la gara che è stato promosso dalla Ditta produttrice del vaccino 13 valente, sia al TAR che al Consiglio di Stato”.

 

“Il vaccino decavalente PCV10 è più economico del 13 valente PCV13”, critica Michele Facci che attacca la Regione rea di lasciare soli i bambini più deboli, “e visto che la gara indetta prevede quale criterio di aggiudicazione quello del prezzo più basso, è intuibile come la fornitura dei vaccini verrà assegnata a chi produce e commercializza il vaccino PCV10. Tutto a discapito però dei bambini, che non riceveranno più una vaccinazione completa, in quanto rimarranno esclusi gli ulteriori tre sierotipi (il 3, il 6a e il 19a) non coperti dal vaccino PCV10. Il motivo della decisione della Regione non è chiaro, in quanto la stessa Commissione Regionale Vaccini, appositamente costituita per elaborare indirizzi in materia di vaccinazioni, aveva espresso pareri univoci, seppure informali, nel considerare il vaccino PCV 13 come il più avanzato contro le malattie infettive pediatriche.”

Il motivo per Facci sarebbe meramente economico. Ma la decisione spetta comunque alle Regioni.

Leggendo la citata sentenza del Tar del Piemonte si può vedere che i giudici demandano in toto alla Regione e agli esperti la decisione di quale strada adottare: “La scelta di utilizzare una determinata tipologia di vaccino è demandata alla Regione, che, nel caso in esame… ha ritenuto di porre in concorrenza all'interno del medesimo lotto entrambi i vaccini pneumococcici coniugati attualmente commercializzati in Italia”. E precisano: “ne discende anche la legittimità del criterio del minor prezzo… dal momento che le due tipologie di vaccino..., sono ritenute di pari efficacia profilattica”.

 

“Non abbiamo deciso ancora niente”, sentenzia l'assessore regionale Venturi, “la decisione sarà presa da una Commissione di esperti dopo che avranno analizzato e considerato tutte le evidenze scientifiche disponibili, facendo una valutazione farmacoeconomica e di costo/opportunità, ma tenendo sempre ben presente che il primo requisito – quello più importante, è la qualità del prodotto”. E che “in ogni caso, gli eventuali risparmi derivanti dalla gara saranno totalmente investiti per sostenere le politiche vaccinali e di prevenzione di questa Regione”

 

Ma il dubbio resta: se proteggere i bambini da 13 patologie (con un vaccino 13 valente) è come proteggerli da 10 (con un 10 valente) perché non averlo fatto già prima? O in realtà non è lo stesso?

 

Aggiornamento:

Questa mattina l'assessore Sergio Venturi ha dichiarato sempre a Città del capo: “Faremo ulteriori approfondimenti e se avranno ragione (riferendosi ai medici, ndr), gliela daremo. Finché non vengono aggiudicate, le gare si possono tranquillamente revocare“.

 

 

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