Non paghi le tasse per la crisi? Non sei condannabile. Ancora una sentenza che riconosce il dramma degli imprenditori. Assolto un imprenditore metalmeccanico di Brindisi che non aveva pagato l’Iva per i mancati incassi di lavori già eseguiti.
Non ha evaso l’Iva volontariamente ma perché costretto dalla situazione di crisi: con questa motivazione il Tribunale di Brindisi ha assolto l’imprenditore per la seconda volta in pochi mesi. L’uomo, a fronte di commesse e lavori già eseguiti si trovava comunque in assenza di liquidità. Non aveva pagato l’Iva per alcune centinaia di migliaia di euro proprio in relazione ai mancati incassi.
Per quei lavori infatti, spiega Repubblica, le fatture erano state regolarmente emesse dall’azienda che però non aveva ancora incassato i compensi. Il mancato pagamento nei termini prescritti aveva, peraltro, gravato l’impresa di ulteriori sanzioni per il mancato versamento. Nemmeno le azioni giudiziarie tese al recupero dei crediti avevano sortito l’effetto sperato e l’imprenditore ha dovuto chiedere al Tribunale il fallimento della propria azienda. Ma i giudici lo hanno salvato.
Non è un caso isolato. A novembre, per esempio, il giudice padovano Daniele Marchiori ha assolto l’imprenditore dall’accusa di aver evaso le tasse e di essersi intascato i soldi. Secondo il togato, infatti, la decisione dell’imputato non era dettata dalla necessità di evadere il Fisco ma semmai dalla necessità vista la crisi economica e la difficoltà a versare lo stipendio ai dipendenti. L’alternativa di fronte alla quale si è trovato l’uomo era la seguente: o pagava subito l’Irpef e falliva, oppure faceva slittare il pagamento salvando il lavoro suo e dei suoi dipendenti.
E solo poche settimane fa è stato assolto il manager di Acciaierie di Badia Spa. Era accusato di evasione dell’Iva per 1,2 milioni di euro. Tiziano Dorio, ex amministratore dell’azienda dichiarata fallita, è stato assolto davanti al giudice del tribunale di Rovigo. L’ex manager ha dimostrato di avere utilizzato i fondi aziendali per eseguire interventi di miglioramento dell’ambiente lavorativo, in particolare mettendo in atto alcune delle prescrizioni imposte dagli ispettori dello Spisal nel corso di un sopralluogo in uno degli stabilimenti dell’azienda.
