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Cronache
Faccia da Mostro e la segretaria Antonella, il legame tra Servizi e stragi

Addaura, Capaci, via De Gasperi, proiettili e bombe. Testimoni e pentiti continuano a dirlo: "Faccia da mostro" è stato uno dei maggiori protagonisti delle stragi di mafia. Ma emerge la convinzione inquietante che fossero anche stragi di Stato. Sì, perché "Faccia da mostro" sarebbe Giovanni Aiello, ex poliziotto e un ex 007. Agiva insieme a una donna, conosciuta come "segretaria Antonella", agente di Gladio la cui identità resta un mistero. Da chi prendevano ordini? Siamo sicuri che tutti hanno fatto il massimo per sapere la verità? Il pm Giovanni Donadio dopo 15 anni di lavoro aveva ipotizzato una doppia bomba a Capaci col coinvolgimento diretto dei Servizi. Ma le sue indagini sono state bruciate e la Procura Nazionale Antimafia lo ha bloccato...
 

imagesScreenshot da "Servizio pubblico"
 

"FACCIA DA MOSTRO" – Almeno quattro uomini e una donna. Sono numerosi i testimoni che individuano in "Faccia da mostro" uno dei responsabili degli omicidi di Ninni Cassarà, Falcone e Borsellino. Come scrive Repubblica, "Faccia da mostro" avrebbe fornito telecomandi per le stragi e messo in giro per l'Italia bombe "su treni e dentro caserme". "Faccia di mostro" avrebbe un nome e un cognome: Giovanni Aiello, poliziotto con valutazione "inferiore alla media" e "non idoneo al servizio per turbe nevrotiche post traumatiche", come si legge nel suo dossier al ministero dell'Interno. Aiello risulta essere stato in servizio tra il 1964 e il 1977, anno nel quale si sarebbe ritirato per andare a fare il pescatore. Ma i testimoni e i pentiti che l'hanno individuato in "Faccia di mostro" sostengono invece sia entrato nei servizi segreti deviati e si sia reso protagonista di una serie di delitti.

"LA SEGRETARIA ANTONELLA" – Le testimonianze convergono anche su un altro punto: "Faccia da mostro" non agiva da solo ma era accompagnato da una donna che è sempre rimasta avvolta nel mistero. Una donna conosciuta come "segretaria Antonella" la cui identità è sempre rimasta ignota. Ne parle diffusamente il pentito 'ndranghetista Consolato Villani della cosca Lo Giudice. Ecco la sua testimonianza riportata da Repubblica: "Una volta lo vidi... Mi colpì per la particolare bruttezza, aveva una sorta di malformazione alla mandibola... Con lui c'era una donna, aveva capelli lunghi ed era vestita con una certa eleganza. Lo Giudice mi ha parlato di un uomo e una donna che facevano parte dei servizi deviati, vicini al clan catanese dei Laudani, gente pericolosa. In particolare, mi diceva che la donna era militarmente addestrata, anche più pericolosa dell'uomo. Lo Giudice aggiunse pure che questi soggetti facevano parte del gruppo di fuoco riservato dei Laudani, e che avevano commesso anche degli omicidi eclatanti, tra cui quello di un bambino e di un poliziotto e che erano implicati nella strage di Capaci".

LE INDAGINI – La domanda è: da chi prendevano ordini "Faccia da mostro" e la "segretaria Antonella"? Mafia, Gladio, strutture deviate, pezzi di Stato: chi sono davvero i responsabili delle stragi? È una domanda rimasta per ora sempre insoluta. Ora qualcosa si muove e su "Faccia da mostro" indagano Antimafia e Antiterrorismo e la sua biografia è stata allegata negli atti del "Capaci bis" dalla procura di Caltanissetta. Ma per anni e anni le accuse nei confronti dell'ex poliziotto erano sempre state archiviate e un coinvolgimento "esterno" alle stragi non era mai stato preso in considerazione, in particolare per quanto riguarda Capaci. Tutto questo porta a una seconda, ancor più inquietante, domanda: è stato davvero fatto tutto il possibile per arrivare alla verità?

LA VICENDA DONADIO – A ripercorrere la vicenda legata a Giovanni Donadio la risposta alla precedente domanda sembrerebbe negativa. È stato proprio il pm della Dna ad approfondire per primo la presenza nei luoghi delle stragi di elementi appartenenti ai servizi segreti, in particolare legati all'eversione di destra. Donadio aveva ipotizzato un diretto collegamento tra le stragi, Gladio e la base di capo Marracciu dove, secondo lui, sarebbero stati addestrati in via segreta sia "Faccia da mostro" sia la "segretaria Antonella". Donadio ha ipotizzato un intervento di pezzi di servizi segreti, italiani e/o stranieri, ed ex appartenenti alle forze di polizia. La convinzione di Donadio si basa soprattutto sull'esplosivo usato per uccidere Falcone. Impossibile che l'esplosivo della mafia possa aver provocato da solo quella devastazione. Il pm ritiene certo l'utilizzo di un esplosivo cosiddetto "nobile", utile a rendere più efficace e scenografica l'esplosione. Insomma, l'esplosivo recuperato sulle barche da Spatuzza non sarebbe stato l'unico a essere azionato. Donadio ipotizza una seconda bomba e un secondo innesco oltre a quello mafioso sotto il manto stradale. Nei giorni seguenti all'attentato, diversi testimoni fornirono sei identikit di uomini intenti a lavorare a un "cantiere fantasma" al di sopra del livello dell'autostrada. Senza contare le testimonianze su un furgono presente sulla verticale del luogo minato. Due piste che non erano state seguite né approfondite. Donadio stava provando a farlo, ipotizzando un intervento esterno a Cosa Nostra, in qualche modo legato all'eversione di destra e probabilmente a Gladio, come aveva paventato qualche mese fa Ferdinando Imposimato in un'intervista adAffaritaliani.it. La scelta del sito, le carte clonate e tanti altri elementi gli hanno suggerito la netta diversità con l'attentato fallito dell'Addaura, così tipicamente mafioso nel modus operandi, e l'inquietante somiglianza con un'azione militare. Ma i risultati di 11 anni di indagini sono andati in fumo quando rivelazioni e riflessioni venute fuori durante segretissime riunioni in procura sono state diffuse all'esterno. La procura di Roma ha anche aperto un fascicolo per provare a capire chi è la "talpa" responsabile di una fuga di notizie disastrosa. E che alla fine ha portato alla rimozione della delega sulle stragi a Donadio.

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