Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti
Editore Marcello Antelmi

Home » News » Falsi allarmi bomba nei cieli europei, dietro le minacce c’è sempre la stessa mano? Camisani Calzolari spiega cosa rivelano le mail

Falsi allarmi bomba nei cieli europei, dietro le minacce c’è sempre la stessa mano? Camisani Calzolari spiega cosa rivelano le mail

L’esperto ad Affaritaliani: “Nessun hackeraggio, si usano le nostre procedure di sicurezza per creare caos e misurare la reazione dell’Europa”

Falsi allarmi bomba nei cieli europei, dietro le minacce c’è sempre la stessa mano? Camisani Calzolari spiega cosa rivelano le mail

Falsi allarmi sui voli UE, Camisani Calzolari: “Usano la sicurezza contro di noi”

Mentre l’Europa registra una raffica di falsi allarmi bomba concentrati sulle principali rotte aeree, i caccia decollano e le procedure di sicurezza si attivano, ma le origini di queste minacce restano incerte. Da una parte si ipotizza un’azione coordinata e deliberata, dall’altra non si escludono episodi emulativi condotti da soggetti differenti, mentre le mail di minaccia giunte agli scali europei utilizzano la rete per innescare caos e disagi reali senza violare direttamente i sistemi informatici.

Ma dietro questa nuova ondata si gioca una sfida articolata: quella della sicurezza, del costo delle reazioni e della resilienza del sistema del trasporto aereo globale. Si tratta di un’unica regia o di una serie di azioni disordinate? Quali sono i reali obiettivi e quanto l’Europa è attrezzata per tracciare minacce anonime gestite oltre confine? E soprattutto, siamo di fronte a una nuova forma di guerra ibrida o alla prova generale per misurare i tempi di risposta delle autorità?

A fare il punto è Marco Camisani Calzolari, docente universitario, divulgatore scientifico ed esperto di comunicazione digitale, che ad Affaritaliani analizza la vulnerabilità delle infrastrutture civili e la risposta del sistema europeo: “Nessun sistema è stato violato, la vera arma è la mail: si usano le nostre procedure di sicurezza per creare disagio e misurare le reazioni”.

Siamo di fronte a una serie di falsi allarmi concentrati su diverse rotte europee. È possibile che dietro ci sia un’unica regia organizzata oppure si tratta di episodi che potrebbero avere origini differenti?

Al momento gli allarmi hanno riguardato almeno 18 voli in Europa, 6 legati all’Italia, dopo un’altra ondata a inizio settimana. Una concentrazione così rara fa pensare a un’azione deliberata, e il CEO di Air France-KLM ha detto di non aver mai visto un coordinamento simile. Le autorità non lo hanno confermato e il commissario europeo ai Trasporti ritiene troppo presto per collegare gli episodi. La mail su Fiumicino è firmata “combattenti dello Stato Maschile”, che é lo stesso nome di un movimento russo ultranazionalista. Mentre quella arrivata a Malpensa risulta senza sigle.

Tuttavia il nome è un indizio debole, perché una firma può usarla chiunque. Lo stesso vale per l’italiano, che non é un indizio perché un traduttore automatico scrive in un secondo. In ondate come questa possono arrivare al seguito anche gli imitatori, per cui chi ha iniziato e chi si è accodato possono essere persone diverse. A stabilirlo saranno poi le prove tecniche.

Quale obiettivo potrebbe esserci dietro queste segnalazioni? Si può parlare di una forma di attacco informatico finalizzata a creare disagi, generare panico o mettere sotto pressione il sistema del trasporto aereo?

Il movente lo conosceremo quando sapremo chi c’è dietro. Si vede già lo squilibrio: poche righe scritte gratis giustamente fanno decollare i caccia, e un volo Aer Lingus con 157 persone a bordo è finito su una base militare francese. Chi le manda, usa contro di noi le procedure di sicurezza, che giustamente impongono di prendere sul serio ogni minaccia a un volo in aria. “Attacco informatico” però lo userei con cautela: al momento da quanto è noto nessun sistema di aeroporti o compagnie è stato violato e l’arma è una mail.

Parlerei di intimidazione con strumenti digitali, che giustamente crea disagio e fa parlare di sé, peró questo potrebbe servire a malintenzionati anche a misurare le reazioni di compagnie e autorità. Questa è una mia ipotesi. C’é chi cita la guerra ibrida tra le possibilità, ma al momento nessuna autorità ha attribuito questi episodi a uno Stato.

Quanto è esposto oggi il sistema aeroportuale europeo a questo tipo di minacce e quali strumenti di prevenzione e tracciamento possono essere messi in campo per evitare il ripetersi di episodi simili?

I controlli hanno retto: finora nessun esplosivo trovato. La parte esposta è il costo della reazione, perché ogni falso allarme ferma aerei e passeggeri. Una mail anonima si potrà sempre mandare, quindi conviene lavorare su due fronti. Il primo è la valutazione: con uno scambio europeo delle minacce in tempo reale, lo stesso testo arrivato a 10 aeroporti si riconosce subito e la risposta si calibra su dati condivisi.

Il secondo è il tracciamento, con intestazioni delle mail, registri dei provider e indirizzi IP. I messaggi risulterebbero partiti da caselle compromesse o da servizi anonimi, e lì la strada si allunga, perché i dati stanno all’estero e possono sparire in fretta. Servono canali rapidi tra le procure, con Europol ed Eurojust, e risposte veloci dai provider. Fortunatamente in Italia abbiamo l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e la Polizia Postale che sono eccellenze in grado di proteggerci adeguatamente.

Affari Alert

Aggiornamenti e contenuti editoriali dedicati, via email.

0,99€ fino al 31 Dicembre 2026

Dal 1 Gennaio 2027: 0,99€/mese o 9,99€/anno