Falsi allarmi sui voli UE, Camisani Calzolari: “Usano la sicurezza contro di noi”
Mentre l’Europa registra una raffica di falsi allarmi bomba concentrati sulle principali rotte aeree, i caccia decollano e le procedure di sicurezza si attivano, ma le origini di queste minacce restano incerte. Da una parte si ipotizza un’azione coordinata e deliberata, dall’altra non si escludono episodi emulativi condotti da soggetti differenti, mentre le mail di minaccia giunte agli scali europei utilizzano la rete per innescare caos e disagi reali senza violare direttamente i sistemi informatici.
Ma dietro questa nuova ondata si gioca una sfida articolata: quella della sicurezza, del costo delle reazioni e della resilienza del sistema del trasporto aereo globale. Si tratta di un’unica regia o di una serie di azioni disordinate? Quali sono i reali obiettivi e quanto l’Europa è attrezzata per tracciare minacce anonime gestite oltre confine? E soprattutto, siamo di fronte a una nuova forma di guerra ibrida o alla prova generale per misurare i tempi di risposta delle autorità?
A fare il punto è Marco Camisani Calzolari, docente universitario, divulgatore scientifico ed esperto di comunicazione digitale, che ad Affaritaliani analizza la vulnerabilità delle infrastrutture civili e la risposta del sistema europeo: “Nessun sistema è stato violato, la vera arma è la mail: si usano le nostre procedure di sicurezza per creare disagio e misurare le reazioni”.
Siamo di fronte a una serie di falsi allarmi concentrati su diverse rotte europee. È possibile che dietro ci sia un’unica regia organizzata oppure si tratta di episodi che potrebbero avere origini differenti?
Al momento gli allarmi hanno riguardato almeno 18 voli in Europa, 6 legati all’Italia, dopo un’altra ondata a inizio settimana. Una concentrazione così rara fa pensare a un’azione deliberata, e il CEO di Air France-KLM ha detto di non aver mai visto un coordinamento simile. Le autorità non lo hanno confermato e il commissario europeo ai Trasporti ritiene troppo presto per collegare gli episodi. La mail su Fiumicino è firmata “combattenti dello Stato Maschile”, che é lo stesso nome di un movimento russo ultranazionalista. Mentre quella arrivata a Malpensa risulta senza sigle.
Tuttavia il nome è un indizio debole, perché una firma può usarla chiunque. Lo stesso vale per l’italiano, che non é un indizio perché un traduttore automatico scrive in un secondo. In ondate come questa possono arrivare al seguito anche gli imitatori, per cui chi ha iniziato e chi si è accodato possono essere persone diverse. A stabilirlo saranno poi le prove tecniche.
Quale obiettivo potrebbe esserci dietro queste segnalazioni? Si può parlare di una forma di attacco informatico finalizzata a creare disagi, generare panico o mettere sotto pressione il sistema del trasporto aereo?
Il movente lo conosceremo quando sapremo chi c’è dietro. Si vede già lo squilibrio: poche righe scritte gratis giustamente fanno decollare i caccia, e un volo Aer Lingus con 157 persone a bordo è finito su una base militare francese. Chi le manda, usa contro di noi le procedure di sicurezza, che giustamente impongono di prendere sul serio ogni minaccia a un volo in aria. “Attacco informatico” però lo userei con cautela: al momento da quanto è noto nessun sistema di aeroporti o compagnie è stato violato e l’arma è una mail.
Parlerei di intimidazione con strumenti digitali, che giustamente crea disagio e fa parlare di sé, peró questo potrebbe servire a malintenzionati anche a misurare le reazioni di compagnie e autorità. Questa è una mia ipotesi. C’é chi cita la guerra ibrida tra le possibilità, ma al momento nessuna autorità ha attribuito questi episodi a uno Stato.
Quanto è esposto oggi il sistema aeroportuale europeo a questo tipo di minacce e quali strumenti di prevenzione e tracciamento possono essere messi in campo per evitare il ripetersi di episodi simili?
I controlli hanno retto: finora nessun esplosivo trovato. La parte esposta è il costo della reazione, perché ogni falso allarme ferma aerei e passeggeri. Una mail anonima si potrà sempre mandare, quindi conviene lavorare su due fronti. Il primo è la valutazione: con uno scambio europeo delle minacce in tempo reale, lo stesso testo arrivato a 10 aeroporti si riconosce subito e la risposta si calibra su dati condivisi.
Il secondo è il tracciamento, con intestazioni delle mail, registri dei provider e indirizzi IP. I messaggi risulterebbero partiti da caselle compromesse o da servizi anonimi, e lì la strada si allunga, perché i dati stanno all’estero e possono sparire in fretta. Servono canali rapidi tra le procure, con Europol ed Eurojust, e risposte veloci dai provider. Fortunatamente in Italia abbiamo l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e la Polizia Postale che sono eccellenze in grado di proteggerci adeguatamente.
Affari Alert
Aggiornamenti e contenuti editoriali dedicati, via email.
Dal 1 Gennaio 2027: 0,99€/mese o 9,99€/anno


