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Finti giocattoli, Rolex e criptovalute: il business degli anabolizzanti nel mirino dei Nas

Nel blitz coordinato dalla Procura di Bolzano trovate oltre 400mila dosi: per gli investigatori avrebbero fruttato almeno 30 milioni

Finti giocattoli, Rolex e criptovalute: il business degli anabolizzanti nel mirino dei Nas

Un traffico di anabolizzanti e droga da milioni di euro, con spedizioni in Italia e all’estero e pagamenti nascosti tra contanti e criptovalute. I Nas di Trento hanno condotto un’operazione coordinata dalla Procura di Bolzano che coinvolge 16 indagati. In un garage nel Napoletano trovate oltre 400mila dosi, che sul mercato illecito avrebbero potuto fruttare almeno 30 milioni di euro.

In un garage nel Napoletano scovati 560 pacchi: farmaci e stupefacenti occultati in confezioni innocue

Scatole apparentemente destinate a giocattoli, prodotti di bellezza e articoli per la casa. Era così che venivano nascoste, secondo gli investigatori, le sostanze destinate a un vasto traffico di anabolizzanti e stupefacenti. In un grande garage nella provincia di Napoli, nella disponibilità di uno dei principali indagati, i carabinieri hanno trovato 560 pacchi contenenti oltre 400mila dosi. Se fossero state immesse sul mercato illegale, avrebbero potuto fruttare almeno 30 milioni di euro. La scoperta rientra in un’indagine dei carabinieri del Nas di Trento, coordinata dalla Procura di Bolzano, avviata nel 2024. Secondo gli inquirenti, il traffico sarebbe stato organizzato da due nuclei familiari, uno composto da quattro persone e l’altro da due, che si sarebbero avvalsi della collaborazione di una decina di soggetti.

Complessivamente sono 16 gli indagati, di cui 15 residenti nella provincia di Napoli e uno in quella di Pavia. Il gruppo avrebbe gestito spedizioni quotidiane di ingenti quantitativi di farmaci anabolizzanti e droga, destinati all’Alto Adige, ad altre zone d’Italia e anche all’estero, riciclando successivamente i proventi dell’attività illecita.

Soldi nascosti nei pacchi, pagamenti in criptovalute e Rolex

Per rendere più difficili i controlli, gli indagati avrebbero utilizzato app di messaggistica anonima, nomi fittizi nelle spedizioni e pagamenti in criptovalute. Anche il denaro contante sarebbe stato spedito attraverso pacchi intestati a mittenti e destinatari inesistenti. “L’indagine – spiegano gli investigatori – è stata particolarmente difficile per l’utilizzo di app di messaggistica anonima e la gestione dei pagamenti con l’invio di pacchi con mittenti e destinatari fittizi in cui erano occultati contanti o mediante criptovalute.”

I carabinieri hanno eseguito 17 decreti di perquisizione, disposti dalla Procura di Bolzano nei confronti dei 16 indagati e di un’altra persona che, al momento, non risulta sottoposta a indagine. Le operazioni hanno interessato le province di Napoli, Caserta, Pavia e Milano, con il coinvolgimento di diversi reparti dell’Arma, della sezione Anticrimine di Roma e della sezione Criptovalute. Durante i controlli sono stati sequestrati oltre 125mila euro in contanti. A uno degli indagati sono stati trovati 70mila euro, mentre altri sono risultati in possesso di orologi Rolex, ritenuti dagli investigatori acquistati con i proventi del traffico, e numerose carte di debito utilizzate per i pagamenti.

Un altro magazzino a Pavia, sequestrati anche immobili

Le perquisizioni hanno portato a un’ulteriore scoperta nella provincia di Pavia, dove i militari hanno trovato, nella disponibilità di un indagato, 42mila euro in contanti e un magazzino contenente 4.400 confezioni di anabolizzanti, per un valore stimato di 250mila euro. Il sequestro ha riguardato anche 12 unità immobiliari e le somme presenti sui conti correnti individuati dagli investigatori. Secondo le stime dell’inchiesta, i profitti generati dall’attività illecita ammonterebbero a circa 9 milioni di euro.

Il dato è distinto dai 30 milioni, che rappresentano invece il possibile ricavo della vendita delle oltre 400mila dosi rinvenute nel garage del Napoletano. Per 11 indagati è stato notificato il decreto del giudice per le indagini preliminari che fissa l’interrogatorio preventivo. L’inchiesta è ancora nella fase delle indagini preliminari e le responsabilità delle persone coinvolte dovranno essere accertate.

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