Sta passando un altro Natale in casa Poggi. L’ottavo senza Chiara. Il primo dopo la condanna di Alberto Stasi: i giudici del processo d’appello bis, hanno deciso che a ucciderla, il 13 agosto 2007, è stato lui, il fidanzato. Dopo due assoluzioni (in primo e secondo grado), Stasi ha dovuto affrontare per ordine della Cassazione un nuovo Appello. Ed è stato condannato a 16 anni.
Cosa provo dopo la sentenza? “Sollievo”, dichiara Rita Poggi, la cui vita dice, non prende pieghe diverse dopo la condanna: “La mia vita è cambiata per sempre quando è morta mia figlia. E, nello stesso tempo, non è cambiata affatto. Ho continuato a fare quello che ho sempre fatto: la casa, la famiglia, il lavoro. Sono un’impiegata comunale, oggi ho chiesto un giorno di ferie. Sa, ero molto stanca. Volevo stare a casa. Respirare un po’. Parlare con Chiara”. La mamma della ragazza uccisa all’età di 26 anni si confida con Grazia, il settimanale diretto da Silvia Grilli in edicola questa settimana.
“In questi anni ho sempre chiesto a Chiara di guidare i giudici verso la scelta giusta, perché solo lei sapeva che cosa è successo davvero. Oggi le ho detto: “Brava””.
“Brava”: una parola da mamma: “Sì, da mamma. Chiara è sempre con me. La guardo nelle fotografie che ho in casa o quando vado al cimitero. Sulla sua tomba ci sono tantissime farfalle. Non so chi le abbia messe: ma sono leggere e piene di spiritualità, come è Chiara. Io le parlo ogni volta che fiorisce la magnolia in giardino e quando d’inverno scende la nebbia e tutto è più denso”.


