Addio a Sandro Mazzola, bandiera della Grande Inter: aveva 83 anni
È morto Sandro Mazzola, uno dei simboli assoluti dell’Inter e del calcio italiano. Aveva 83 anni e ne avrebbe compiuti 84 a novembre. L’annuncio è arrivato poco dopo la mezzanotte con una lunga nota del club nerazzurro, pubblicata sul sito ufficiale: “È stato uno dei più grandi calciatori della storia. Non solo di quella nerazzurra. Lui è stato la storia dell’Inter: ci è entrato da ragazzino e non ci è più uscito”. Una sola maglia per tutta la vita, sottolinea il club, che lo ricorda come attaccante e capitano tra i protagonisti della Grande Inter di Helenio Herrera.
Nato a Torino l’8 novembre 1942, Mazzola aveva poco più di sei anni quando perse il padre Valentino, capitano del Grande Torino, morto nella tragedia di Superga nel 1949. L’Inter ricorda il bambino che vedeva “le facce distrutte della gente” che lo abbracciava senza capire fino in fondo cosa stesse accadendo. Il padre l’avrebbe conosciuto soprattutto attraverso il racconto degli altri e una memoria diventata presto leggenda, e da quel cognome ingombrante partì la sua carriera. A scoprirne il talento fu Benito Lorenzi, detto “Veleno”, che arrivò fino a casa sua, a Cassano d’Adda, con scarpe e pallone. Giuseppe Meazza contribuì alla sua formazione tecnica. A otto anni Sandro e il fratello Ferruccio erano già quasi due mascotte della squadra, tra campo, spogliatoi e stadio.
L’esordio in prima squadra arrivò presto e in una delle partite più singolari della storia nerazzurra. Il 10 giugno 1961, nella ripetizione di Juventus-Inter, il presidente Angelo Moratti, per protesta, schierò la formazione giovanile. Finì 9-1 per i bianconeri, ma l’unico gol dell’Inter lo segnò su rigore il diciottenne Mazzola. Da lì Herrera lo inserì stabilmente tra i titolari e ne accompagnò l’evoluzione da centravanti atipico a centrocampista offensivo di grande tecnica e visione di gioco, il ruolo ideale tra centrocampo e attacco che ne fece uno degli uomini simbolo della Grande Inter.
In 17 stagioni in nerazzurro, fino al 1977, ha collezionato oltre 560 presenze e più di 160 gol, vincendo 4 scudetti, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali. Nel 1964 firmò una doppietta al Real Madrid nella finale di Coppa dei Campioni e chiuse il torneo da capocannoniere con sette reti. Nel 1965 fu capocannoniere della Serie A con 17 gol. Nel 1971 arrivò secondo al Pallone d’Oro, dietro Johan Cruyff. Fu capitano per sette stagioni, dal 1970 al 1977, raccogliendo il testimone di Mario Corso. Con la Nazionale conquistò l’Europeo del 1968 e il secondo posto ai Mondiali del 1970, e fu protagonista della celebre “staffetta” con Gianni Rivera. La sua avventura all’Inter si chiuse con la finale di Coppa Italia persa contro il Milan: uscendo dal campo, citò Dante con “Vuolsi così colà dove si puote”. Entrato nel 2014 nella Hall of Fame del calcio italiano e nel 2022 in quella dell’Inter, dopo il ritiro Mazzola è stato a lungo opinionista e commentatore della Rai.


