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Cronache


E' rimasta chiusa in un capannone abbandonato per tre giorni, violentata e picchiata. Poi, quando è riuscita a scappare al suo aguzzino, è stata capace di denunciarlo e di farlo arrestare dalla polizia. È la storia di una donna venezuelana di 36 anni e di un marocchino suo coetaneo che adesso deve rispondere di sequestro di persona e violenza sessuale. Tutto si è consumato tra Genova e Pegli, nel Ponente genovese. La donna, ospite di una giovane ecuadoriana conosciuta da poco sull’autobus, si è lasciata convincere a incontrare il marocchino, un pregiudicato senza fissa dimora amico di entrambe. A quel punto per lei è cominciato un incubo.

L'uomo l'ha portata in un capannone abbandonato a Pegli dove ha abusato di lei. Dopo tre giorni di segregazione, il marocchino ha deciso di consentire alla donna di uscire e di accompagnarlo in un negozio di telefonia nel centro storico di Genova per far aggiustare un iPhone, risultato poi rubato. La donna ha approfittato della folla nel negozio per scappare via. Correndo, è arrivata al vicino ospedale Galliera e si è fatta medicare le contusioni e le lesioni sul viso e su una caviglia. I medici, che hanno rilasciato una prognosi provvisoria di una decina di giorni e l’hanno trattenuta in ospedale per accertamenti, hanno informato la polizia e la donna ha raccontato del sequestro e della violenza.

Subito è partita la caccia all’uomo: la vittima infatti ha indicato nome e cognome di quell’uomo che conosceva e anche dove poterlo trovare. Così la polizia, su indicazione del magistrato di turno, ha sottoposto a fermo di polizia giudiziaria il marocchino. Poi gli agenti sono andati a cercare il capannone- prigione, in periferia a Genova Pegli - esattamente dove aveva detto loro la donna - e l’hanno trovato: dentro c’era un materasso sudicio buttato in un angolo che è stato esaminato dalla polizia scientifica alla ricerca qualsiasi traccia possa essere utile alle indagini. L’inchiesta prosegue. Nelle prossime ore sarà riascoltata la vittima e sarà interrogata dalla polizia anche la conoscente ecuadoriana della vittima mentre il marocchino, in carcere a Marassi, è in attesa dell’interrogatorio di garanzia per la convalida del fermo.

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