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Cronache
Moda contraffatta, famiglia denunciata. La vendita grazie ad influencer

Si è conclusa con cinque denunce, il sequestro di 330.000 euro e l’oscuramento di 5 profili social, le indagini avviate nel 2018 dai finanzieri, in collaborazione con il personale del Nucleo Speciale Repressioni Frodi Tecnologiche. Le cinque persone, tutte dello stesso nucleo familiare, sono state denunciate, per i reati di introduzione nello Stato e commercio di prodotti contraffatti, dalla Procura della Repubblica di Pisa nell’ambito dell’operazione Top-Shoes. In corso anche le indagini per accertare i profili di responsabilità delle circa 2.500 persone che in questi anni hanno acquistato la merce contraffatta proposta dagli indagati.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, gli indagati si erano organizzati attribuendo compiti e funzioni ad ogni membro della famiglia: il genero, era addetto alle pubbliche relazioni e alla propaganda sui principali social network, come Facebook, Instagram e Telegram; la figlia, ordinava i prodotti falsi dalla Cina e pensava  alle spedizioni in varie regioni d’Italia; la nonna, si intestava carte prepagate per l’accredito dei proventi illeciti; il padre, si occupava del loro reimpiego per l’acquisto di ulteriori prodotti falsi. Una vera e propria impresa familiare, secondo i finanzieri, “il cui oggetto sociale esclusivo era soprattutto la vendita di scarpe di lusso contraffatte delle principali case di moda: Balenciaga, Chanel, Givency, Alexander McQueen, Fendi, Dior, Louis Vuitton, Versace, Nike e Gucci”. L’attività prevedeva anche la collaborazione di 15 giovani influencer, che pubblicizzavano i prodotti sui loro canali, ottenendo 20 euro per ogni cliente procacciato, denaro accreditato direttamente sulle loro postepay.

Le indagini delle Fiamme Gialle, svolte attraverso l’analisi del web, il tracciamento del percorso telematico, la ricostruzione dei flussi finanziari e il monitoraggio delle singole spedizioni hanno consentito di ricostruire un giro di affari che, in due anni, è stato quantificato in circa 400mila euro, nonché l’identificazione di oltre 2.500 clienti, che ricevevano la merce direttamente nelle loro case. Questa organizzazione, proprio nel periodo di lockdown, aveva visto aumentare notevolmente il giro di affari, analogamente a quanto avvenuto a tutte le società dedite all’e-commerce.

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