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Invalsi, disastro alle elementari: perché gli studenti peggiorano in matematica

Calano di tre punti i punteggi gli alunni con competenze di base. I risultati restano inferiori al periodo pre-Covid

Invalsi, disastro alle elementari: perché gli studenti peggiorano in matematica

Nella scuola primaria diminuisce di circa tre punti la quota di alunni che raggiunge almeno il livello base in matematica. Rispetto al 2019, i risultati medi restano più bassi di circa l’8-10%.

Scuola, risultati prove Invalsi 2026

Il Rapporto nazionale Invalsi 2026, presentato il 16 luglio alla Camera, mostra una nuova flessione nelle competenze matematiche degli alunni della scuola primaria. Il peggioramento riguarda sia la seconda sia la quinta classe.

Secondo i dati diffusi, la percentuale di bambini che raggiunge almeno il livello di base scende di circa tre punti nei due gradi osservati. Il confronto con il 2019 conferma una perdita media compresa tra l’8 e il 10%.

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Una parte degli studenti valutati nel 2026 ha frequentato anni determinanti della scuola primaria durante la pandemia. Chiusure, didattica a distanza e discontinuità nell’attività in presenza hanno inciso sull’apprendimento delle competenze fondamentali.

Il direttore dell’Invalsi Roberto Ricci ha descritto il sistema scolastico come assestato su risultati inferiori rispetto al passato. «È come se il sistema si fosse assestato più in basso», ha spiegato durante la presentazione del rapporto.

Scuola, risultati prove Invalsi 2026: gli effetti della pandemia non sono stati recuperati

Le difficoltà non dipendono però soltanto dalla sospensione delle lezioni in presenza. La matematica richiede una progressione continua. Lacune nella comprensione dei numeri, nel calcolo o nella soluzione dei problemi possono accumularsi e rendere più complessi gli apprendimenti successivi.

Le prove 2026 hanno coinvolto oltre 443 mila alunni di seconda primaria e più di 488 mila di quinta, con una partecipazione vicina al 98% nelle classi campione.

Scuola, risultati prove Invalsi 2026: divari territoriali e sociali

I risultati continuano a essere influenzati dal territorio, dal contesto socioeconomico e dalla composizione delle classi. Le scuole con una maggiore concentrazione di studenti in difficoltà incontrano più ostacoli nel recuperare le competenze non consolidate.

La riduzione dei risultati medi può quindi accompagnarsi a distanze crescenti tra chi dispone di sostegno familiare, attività extrascolastiche e strumenti digitali e chi dipende quasi esclusivamente dalle ore trascorse in classe.

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Anche la comprensione dell’italiano presenta criticità. Nella lettura, la quota nazionale di alunni che raggiunge il livello previsto è passata dal 59 al 57%, con differenze tra le diverse aree del Paese.

Il rapporto contiene anche dati positivi. La dispersione scolastica continua a diminuire e potrebbe scendere al 7,3% nel 2026, dopo l’8,2% registrato nel 2025. Migliorano inoltre alcuni risultati in inglese e nelle competenze digitali.

Per la matematica, il recupero richiede interventi precoci, continuità didattica e attività calibrate sulle lacune effettive. Attendere la scuola secondaria rende più difficile colmare difficoltà nate nei primi anni.

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