Cronache
Damasco, tre esplosioni vicino al mausoleo sciita: decine di morti
Lo Stato islamico ha rivendicato il triplice attentato a sud di Damasco in cui sono rimaste uccise almeno 60 persone. Le esplosioni sono avvenute nei pressi del mausoleo sciita di Sayyida Zeinab. A renderlo noto in prima battuta l'osservatorio siriano per i diritti umani, organizzazione non governativa con sede a Londra ma presente sul territorio con una rete di attivisti. La notizia è stata confermata dal ministero dell'Interno siriano. Altre 110 persone sarebbero rimaste ferite nelle esplosioni, una delle quali sarebbe stata causata da un'autobomba. Inizialmente si era parlato di 12 morti, poi di 30.
Secondo l'agenzia di Stato Sana, che cita una fonte del ministero degli Interni, i terroristi hanno prima fatto esplodere un'autobomba vicino ad una stazione degli autobus: quando le persone si sono avvicinate per aiutare i feriti, due kamikaze si sono fatti saltare in aria.
Il mausoleo-moschea è il luogo di sepoltura della nipote del profeta Maometto ed è meta di pellegrinaggio per gli sciiti, non solo siriani. Il sito è già stato preso di mira in passato: nel febbraio del 2015 un attacco suicida a un posto di blocco vicino al mausoleo causò la morte di quattro persone e il ferimento di altre 13. Nello stesso mese venne colpito anche un autobus di pellegrini libanesi diretto alla moschea, in un attentato rivendicato dal fronte al nusra, legato ad al qaida, e costato la vita a nove persone.
Per cercare di mettere fine ai conflitti in Siria, una delegazione dell'Alto comitato negoziale della coalizione dell'opposizione siriana è arrivata ieri sera a Ginevra per partecipare ai colloqui inter-siriani mediati dall'Onu. L'Alto comitato negoziale ha immediatamente fatto capire che i colloqui non saranno facili. "Vogliamo che il negoziato per la pace sia efficace, ma non c'è serietà da parte del regime", ha detto ad al Jazeera il portavoce della coalizione, Salem al Meslet.
Secondo diversi diplomatici occidentali, dopo i buoni auspici emersi durante gli incontri fra i vari attori regionali e internazionali organizzati fra ottobre e dicembre 2015 a Vienna e Ginevra, i primi colloqui di pace sulla Siria dal 2014 rischiano di trasformarsi in un nuovo fallimento. Se un primo tempo le Nazioni Unite avevano sperato di poter condurre dei veri e propri negoziati ad un tavolo comune, le posizioni più rigide mostrate dai partecipanti hanno fatto propendere per colloqui in stanze separate.
Inoltre la delegazione del Partito dell'unione democratica (Pyd), principale partito politico dei curdi siriani, ha lasciato Ginevra venerdì perché non ha ricevuto l'invito ufficiale a partecipare ai colloqui. Le Unità per la protezione dei popoli (Ypg), braccio armato del Pyd, sono impegnate da mesi nell'offensiva contro lo Stato islamico (Is) verso al Raqqa, la capitale del sedicente "califfato". Nonostante i combattenti curdi abbiano conseguito notevoli successi nella lotta all'Is, la Turchia si oppone ad una partecipazione di una delegazione curda perché considera lo Ypg una filiale dei terroristi del Partito democratico dei lavoratori del Kurdistan.
Nonostante tutto l'inviato dell'Onu Staffan De Mistura si è detto "ottimista e determinato" al termine dell'incontro con i rappresentanti dell'opposizione siriana. "Sono ottimista e determinato perchè si tratta di un'occasione storica che non può essere persa", ha detto De Mistura uscendo dall'albergo dove ha fatto una "visita di cortesia" ai delegati dell'Alto comitato per i negoziati.
La lotta dell'opposizione siriana non è solo contro il presidente Bachar Assad ma anche contro coloro che "occupano la Siria", come Iran, Russia e i terroristi. A ribadirlo Salem Muslit, portavoce del Comitato supremo per i Negoziati, alleanza dell'opposizione siriana arrivata a Ginevra. Ieri Ankara ha accusato Mosca di aver sconfinato un'altra volta nello spazio aereo turco, ai confini con la Siria e il presidente turco Erdogan ha chiesto un incontro con il presidente russo Putin.
L'Alto rappresentante dell'Ue per gli affari esteri e la sicurezza Federica Mogherini ha condannato l'attentato: "È un chiaro segnale di voler interrompere i dialoghi di pace".
