Lavitola, la verità nelle intercettazioni: “Ranucci? Se mi difende sarà come Berlusconi”. Poi il dubbio: “Dovrò attaccare un fratello?”
“Spero che continui a fare questo”. Valter Lavitola, intercettato il 5 luglio mentre parlava al telefono con un uomo chiamato Ivan, si riferiva così a Sigfrido Ranucci, il giornalista vittima dell’attentato del 16 ottobre 2025. Lo riporta l’ordinanza di custodia cautelare firmata dalla gip del Tribunale di Roma Iole Moricca. Secondo quanto emerge dal provvedimento, Lavitola raccontò di aver avuto un confronto di circa due ore con Ranucci dopo le perquisizioni eseguite nei suoi confronti. Il giornalista, pur avendo appreso che Lavitola era indagato come presunto mandante dell’attentato ai suoi danni, avrebbe preso le sue difese.
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“Questo è un giornalista più potente, più vicino ai giudici che ci sono in Italia”, avrebbe detto Lavitola nella conversazione, manifestando la speranza che Ranucci continuasse a sostenerlo. Nella stessa telefonata, secondo la gip, Lavitola spiegava anche l’importanza di una presa di posizione del giornalista per la propria reputazione: “Già se lui mi difenderà, anche per una questione di reputazione, sarà diverso. Sarà la stessa cosa di Berlusconi”. Ma nelle parole dell’indagato emerge anche il timore che Ranucci possa interrompere il sostegno nei suoi confronti. “Dovrò attaccare un mio fratello? Cavolo, sempre con mio fratello? Dovrò mettermi contro un fratello?”, avrebbe detto.
La ricostruzione della gip
Il contenuto dell’intercettazione si inserisce nella ricostruzione della gip sul rapporto tra Lavitola e Ranucci e sul presunto movente dell’attentato. Secondo l’ordinanza, Lavitola avrebbe voluto accrescere la popolarità del giornalista e favorirne una possibile discesa in campo politico, puntando allo stesso tempo a ottenere un ruolo di rilievo nel panorama politico italiano. La gip ritiene inoltre che gli elementi raccolti durante le indagini convergano nell’indicare Lavitola come presunto mandante dell’attentato. Tra gli elementi citati nell’ordinanza c’è anche il materiale acquisito dall’esame del telefono dell’indagato.

