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Malattia della pioggia, aumentano i casi in Europa. Pregliasco: “Il contagio è cambiato ma nessun allarme”

Al 20 agosto si registrano 123 casi di infezione in 10 Paesi europei di dermatofilosi, malattia cutanea causata da un batterio

Malattia della pioggia, aumentano i casi in Europa. Pregliasco: “Il contagio è cambiato ma nessun allarme”
batteri

Si chiama dermatofilosi ma il suo soprannome è ‘malattia della pioggia‘. E’ già finita sotto i riflettori per via dei casi in aumento in Europa, con “focolai registrati da dicembre 2025” in diversi Paesi: “Francia, Germania, Spagna, Svezia, Norvegia”, ricordava l’Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie), in un report del 17 giugno, in cui segnalava l’evoluzione osservata per questa infezione cutanea causata dal batterio Dermatophilus congolensis, un batterio che colpisce principalmente i bovini, ma anche altri animali domestici e selvatici e che finora aveva provocato solo sporadicamente infezioni umane.

Proprio per questo motivo l’agenzia Ue ha acceso un faro, ipotizzando “un possibile cambiamento nelle dinamiche di trasmissione, con la trasmissione da uomo a uomo tramite stretto contatto fisico come via più probabile, sebbene non si possa escludere la trasmissione indiretta tramite superfici e oggetti contaminati”. Negli ultimi mesi, poi, l’elenco dei Paesi era già cresciuto e l’Ecdc nell’ultimo documento diffuso il 21 agosto conferma che i casi si stanno osservando “prevalentemente, ma non esclusivamente, tra uomini gay, bisessuali e altri uomini che hanno rapporti sessuali con uomini, spesso segnalando la recente frequentazione di luoghi in cui si pratica sesso all’interno di locali, comprese le saune”. Bilancio aggiornato al 20 agosto 2026: 123 casi di infezione da D. congolensis in 10 Paesi europei, cioè Austria, Danimarca, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito.

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E proprio il singolo caso registrato in Uk pochi giorni fa si è guadagnato le pagine di ‘Bmj‘: “Nel Regno Unito – rileva la rivista scientifica – è stata rilevata per la prima volta l’infezione cutanea a trasmissione sessuale, in un contesto di aumento dei casi in Europa”. L’Agenzia britannica per la sicurezza sanitaria (Ukhsa) ha dichiarato a Bmj che il caso è stato identificato in Scozia ed è collegato alla frequentazione di un locale adibito ad attività sessuali.

“Il batterio Dermatophilus congolensis è un microrganismo conosciuto da molto tempo soprattutto in medicina veterinaria, perché colpisce bovini, cavalli, pecore e altri animali. Nell’uomo, invece, le infezioni sono sempre state considerate piuttosto rare – osserva il virologo Fabrizio Pregliasco in una nota – La novità che sta attirando l’attenzione riguarda i casi comparsi recentemente in diversi Paesi europei. Tradizionalmente l’infezione umana era associata soprattutto al contatto diretto con animali infetti o con materiale contaminato. Nei casi più recenti, invece, è emersa la possibilità di una trasmissione da persona a persona attraverso un contatto molto stretto pelle contro pelle, compreso quello che può avvenire durante i rapporti sessuali.

Sono stati descritti casi anche tra persone che praticano sport di contatto”, come le arti marziali nel caso della Norvegia, “e numerose infezioni sono state associate alla frequentazione di saune o ambienti caldo-umidi. È importante, però, non trasformare un fenomeno epidemiologicamente interessante in un nuovo allarme sanitario. Per la popolazione generale il rischio viene attualmente considerato molto basso. L’attenzione delle autorità sanitarie deriva soprattutto dal fatto che sembra essere cambiata almeno in parte l’epidemiologia di un batterio che fino a poco tempo fa interessava quasi esclusivamente il mondo veterinario”.

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Il nome ‘malattia della pioggia‘, spiega il direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’Università degli Studi di Milano, “è in realtà una definizione giornalistica derivata dall’inglese ‘rain rot’ o ‘rain scald’, espressioni utilizzate soprattutto per la malattia negli animali. Non significa che ci si ammali prendendo la pioggia. Il riferimento nasce dal fatto che l’umidità persistente e la pioggia favoriscono la macerazione della pelle e l’attività del batterio: l’acqua facilita il rilascio delle forme infettanti presenti nelle croste cutanee e una cute umida o con piccole abrasioni rappresenta una barriera meno efficace”.

“Il messaggio, quindi, deve essere equilibrato: non siamo di fronte a una nuova emergenza infettiva, ma a un fenomeno insolito che merita sorveglianza. Il dato scientificamente interessante è la possibile evoluzione delle modalità di trasmissione di Dermatophilus congolensis, che sembra essersi affacciato anche a contesti di trasmissione interumana nei quali in passato non veniva abitualmente ricercato. La situazione europea descritta oggi comprende casi in diversi Paesi, mentre l’Italia al momento non risulta tra quelli che hanno segnalato casi nell’ambito di questo evento; il rischio per la popolazione generale viene indicato come molto basso”, conclude Pregliasco.

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