Alla prima prova della Maturità 2026 è uscita anche una traccia di analisi del testo su Cesare Pavese, con la poesia Passerò per Piazza di Spagna. Affaritaliani.it l’ha sottoposta a ChatGPT. Qui sotto pubblichiamo uno svolgimento possibile prodotto dall’intelligenza artificiale. Non si tratta di una soluzione ufficiale.
La traccia della prima prova su Cesare Pavese svolta dall’intelligenza artificiale
Alla prima prova della Maturità 2026 gli studenti hanno trovato Cesare Pavese. La traccia chiedeva di analizzare e interpretare la poesia Passerò per Piazza di Spagna, con attenzione al contenuto, alle scelte espressive, ai tempi verbali, alle immagini di apertura e all’atmosfera della lirica.
Affaritaliani ha sottoposto la traccia all’intelligenza artificiale. Questo il prompt utilizzato: “Devi svolgere questa traccia della prima prova della Maturità 2026 come se fossi uno studente di quinta superiore preparato. Devi produrre solo uno svolgimento possibile della traccia, ordinato, credibile e adatto a un esame di maturità.”
TIPOLOGIA A – ANALISI E INTERPRETAZIONE DI UN TESTO LETTERARIO ITALIANO
PROPOSTA A1
Cesare Pavese, Passerò per Piazza di Spagna, in Antologia della poesia italiana, Novecento, volume primo, diretta da Cesare Segre e Carlo Ossola, Einaudi, Torino, 2018.
Testo della poesia
Sarà un cielo chiaro.
S’apriranno le strade
sul colle di pini e di pietra?
Il tumulto delle strade
non muterà quell’aria ferma.
I fiori, spruzzati
di colori alle fontane,
occhieggeranno come donne
divertite. Le scale
le terrazze le rondini
canteranno nel sole.
S’aprirà quella strada,
le pietre canteranno,
il cuore batterà sussultando
come l’acqua nelle fontane –
sarà questa la voce
che salirà le tue scale.
Le finestre sapranno
l’odore della pietra e dell’aria
mattutina. S’aprirà una porta.
Il tumulto delle strade
sarà il tumulto del cuore
nella luce smarrita.
Sarai tu — ferma e chiara.
- Piazza di Spagna: è una celebre piazza di Roma, ai piedi della scalinata di Trinità dei Monti, dove si trova la Fontana della Barcaccia; di qui l’insistenza di Pavese sulle fontane.
- colle di pini e di pietra: Trinità dei Monti.
Cesare Pavese (1908-1950), nella poesia proposta, si riferisce, senza nominarla, all’attrice statunitense Constance Dowling, vissuta in Italia dal 1947 al 1950, di cui si innamorò senza essere ricambiato.
Comprensione e analisi
Puoi rispondere punto per punto oppure costruire un unico discorso che comprenda le risposte a tutte le domande proposte.
- Presenta sinteticamente il contenuto della poesia.
- Analizza le scelte espressive dell’autore, con particolare riferimento all’uso dei tempi verbali e al lessico.
- Quale significato può essere attribuito alle espressioni “s’apriranno/s’aprirà”?
- Quale atmosfera viene tratteggiata nella lirica? Rispondi con puntuali riferimenti al testo.
Interpretazione
Sulla base dell’analisi da te condotta e facendo riferimento alla produzione di Pavese e/o di altri autori o forme d’arte a te noti, elabora una tua riflessione sulle modalità con cui scrittori e artisti in generale proiettano i propri sentimenti sull’ambiente circostante e sulla natura.
Svolgimento
La poesia di Cesare Pavese descrive un momento immaginato, ambientato a Roma, in Piazza di Spagna e nei luoghi vicini. Il poeta si rivolge a una figura femminile, indicata alla fine con il “tu”, e immagina una giornata luminosa, con il cielo chiaro, le strade, i fiori, le terrazze, le scale, le finestre e una porta che si apre. Il paesaggio urbano non è raccontato in modo realistico e distaccato, ma diventa il riflesso di un’attesa interiore. Tutto sembra preparare l’arrivo o la presenza della donna amata, che però resta lontana, quasi irraggiungibile. Il testo, quindi, non parla soltanto di una città, ma di un sentimento: il desiderio di un incontro, la speranza che qualcosa si apra e, insieme, la consapevolezza di una distanza.
Pavese costruisce la poesia con immagini semplici, ma molto cariche di significato. Il lessico appartiene in gran parte al mondo della città e della natura: “cielo”, “strade”, “colle”, “pini”, “pietra”, “fiori”, “sole”, “terrazze”, “scale”, “finestre”, “aria”. Sono parole concrete, quotidiane, che non hanno bisogno di spiegazioni difficili. Proprio per questo risultano efficaci: il lettore vede una scena chiara, fatta di luce, spazi aperti e movimento. Tuttavia, dentro questa chiarezza, si sente anche una tensione emotiva. La città non è ferma: le strade “s’apriranno”, le scale “canteranno”, le finestre “sapranno”, una porta “s’aprirà”. Gli oggetti e i luoghi sembrano vivere, come se partecipassero al sentimento del poeta.
Un elemento importante è l’uso dei verbi al futuro. Pavese non descrive qualcosa che sta accadendo, ma qualcosa che deve ancora avvenire. “Sarà”, “s’apriranno”, “canteranno”, “sapranno”, “s’aprirà”: questi verbi danno alla poesia il tono dell’attesa. Il futuro non è però sicuro e tranquillo; sembra piuttosto un futuro desiderato, immaginato, forse anche temuto. La domanda “S’apriranno le strade?” fa capire che il poeta non possiede davvero quella scena: la sta costruendo nella mente, come una possibilità. La donna amata non viene nominata direttamente, ma è il centro nascosto della lirica. Tutto il paesaggio converge verso di lei.
Le espressioni “s’apriranno” e “s’aprirà” hanno quindi un significato che va oltre il senso materiale. Letteralmente, possono indicare strade e porte che si aprono, spazi che diventano accessibili. Ma, in senso più profondo, richiamano l’idea di un varco emotivo: la possibilità che la vita cambi, che il sentimento trovi una risposta, che la distanza tra il poeta e la donna si riduca. L’apertura delle strade e della porta sembra rappresentare una speranza di comunicazione. Allo stesso tempo, proprio perché è espressa al futuro, questa apertura resta sospesa. Non sappiamo se accadrà davvero. La poesia vive in questa incertezza.
L’atmosfera della lirica è luminosa, ma non pienamente serena. Da una parte ci sono il “cielo chiaro”, il “sole”, l’“aria mattutina”, elementi che richiamano un inizio, una possibilità, una bellezza naturale. Dall’altra parte compare il “tumulto”, parola ripetuta e legata sia alle strade sia al cuore. Il movimento della città corrisponde al movimento interiore del poeta. La luce non cancella l’inquietudine, ma la rende più evidente. Anche la figura femminile finale, “ferma e chiara”, appare quasi come un’immagine ideale: presente nella mente del poeta più che nella realtà. L’atmosfera è quindi di attesa amorosa, sospensione e malinconia.
Questa poesia mostra bene un tratto importante della scrittura di Pavese: i luoghi non sono mai soltanto scenari. Nelle sue opere il paesaggio porta sempre dentro di sé un significato umano. Le colline, i paesi, le città, le strade diventano modi per parlare di memoria, desiderio, solitudine, ritorno, perdita. Anche qui Roma non è descritta come farebbe una guida turistica. Piazza di Spagna diventa uno spazio mentale, attraversato dal sentimento. La città viene trasformata dall’interiorità del poeta.
Questo procedimento non riguarda solo Pavese. Molti scrittori e artisti proiettano sull’ambiente naturale o urbano i propri stati d’animo. Leopardi, per esempio, usa spesso la natura come interlocutrice del pensiero umano: il paesaggio può aprire all’immaginazione, ma anche mostrare il limite e la fragilità dell’uomo. In Montale, invece, il paesaggio ligure, con il mare, i muri, gli orti e la luce aspra, diventa spesso il segno di una difficoltà esistenziale. Non è una natura consolante, ma un mondo secco, preciso, che riflette una condizione interiore. Anche nella pittura accade qualcosa di simile: un paesaggio può essere realistico solo in apparenza, mentre in realtà comunica inquietudine, gioia, solitudine o attesa attraverso colori, linee e luce.
Nel caso di Pavese, l’ambiente circostante sembra assorbire il sentimento amoroso. Le strade, le finestre, le scale e la porta sono elementi concreti, ma diventano simboli di apertura e di desiderio. La poesia non dice direttamente “sono innamorato” o “soffro per un amore non corrisposto”; lo fa attraverso la città, attraverso il modo in cui gli spazi sembrano animarsi. Questa è una delle forze della letteratura: riuscire a parlare di ciò che è più intimo senza spiegarlo in modo esplicito, lasciando che siano le immagini a suggerirlo.
In conclusione, la lirica di Pavese unisce semplicità e profondità. Le parole sono chiare, le immagini riconoscibili, ma dietro la descrizione di Piazza di Spagna si muove un sentimento complesso. Il futuro dei verbi crea attesa, le aperture suggeriscono una speranza, il tumulto delle strade richiama quello del cuore. La donna amata resta ferma e chiara, quasi una figura luminosa ma distante. Pavese riesce così a trasformare un luogo reale in uno spazio interiore, dove città, natura e sentimento diventano una cosa sola.

