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Maturità 2026, chi è Mario Calabresi: la fatica di “Alzarsi all’alba” entra nel tema d’attualità della prima prova

Il giornalista ed ex direttore di La Stampa e Repubblica scelto con un brano del libro edito da Mondadori nel 2025: agli studenti una riflessione su lavoro, cura e costanza

Maturità 2026, chi è Mario Calabresi: la fatica di “Alzarsi all’alba” entra nel tema d’attualità della prima prova
Mario Calabresi (Foto Ipa)

Il Ministero ha inserito nella tipologia C2 della prima prova un brano da Alzarsi all’alba, libro di Mario Calabresi uscito per Mondadori nel 2025. Agli studenti non viene chiesto di celebrare il sacrificio, ma di ragionare su lavoro, cura e costanza partendo da vite che convivono ogni giorno con la fatica.

Calabresi ha diretto La Stampa e Repubblica prima di fondare Chora Media nel 2020

Mario Calabresi entra nelle tracce della prima prova della Maturità 2026 con una parola scomoda e complicata: fatica. Non la fatica raccontata come una medaglia al valore da mostrare, ma quella che prende forma nei gesti ripetuti, nei lavori senza orari, nelle cure familiari, negli allenamenti, nelle professioni che chiedono pazienza e nei giorni che iniziano presto, all’alba, appunto. La traccia della tipologia C2 parte da un brano di Alzarsi all’alba, pubblicato da Mondadori nel 2025. Nel passaggio scelto per la prima prova, Calabresi ragiona sulla sparizione della fatica dal vocabolario positivo. Scrive di genitori che vorrebbero liberarne i figli, dell’illusione di raggiungere risultati senza sforzo e di milioni di persone che continuano ad alzarsi presto, lavorare, assistere qualcuno, fare la propria parte senza sentirsi rappresentate dal racconto pubblico del successo facile. (Qui l’analisi della traccia di Tipologia A su Cesare Pavese.) (Qui l’analisi della traccia di Tipologia B su Giuseppe Saragat.)

La presenza del libro all’esame ha sorpreso lo stesso Mario Calabresi. A Radio24, il giornalista ha raccontato che Alzarsi all’alba è nato proprio da un confronto con alcuni studenti vicini alla maturità: “Il mio libro è nato da un incontro con un gruppo di ragazzi che dovevano sostenere la maturità. Gli dissi: ‘Vi auguro nella vita di fare tanta fatica’”. Calabresi ha poi spiegato il senso del volume: “E’ un libro sulla fatica, racconta storie di chi si alza all’alba, di chi non si risparmia anche fisicamente. Certo non mi sarei aspettato di finire tra i temi della maturità”.

Chi è Mario Calabresi

Nato a Milano nel 1970, è figlio del commissario Luigi Calabresi, assassinato nel 1972. Quella storia familiare viene raccontata nel suo primo libro, Spingendo la notte più in là, pubblicato da Mondadori nel 2007 e dedicato alle vittime del terrorismo. Da lì prende forma una scrittura che raccoglie testimonianze, memoria privata, ferite pubbliche e vite attraversate da una perdita. Insieme ai libri c’è il giornalismo. Calabresi comincia all’Ansa, nella redazione politica di Montecitorio, poi passa a Repubblica e a La Stampa. Racconta la politica italiana, gli Stati Uniti, l’America dopo l’11 settembre e la campagna presidenziale che porterà Barack Obama alla Casa Bianca. Nel 2009 diventa direttore de La Stampa. Nel 2016 torna a La Repubblica da direttore e guida il quotidiano fino al 2019.

Il suo nome conta nel giornalismo italiano perché attraversa il cambio di stagione tra carta, digitale e nuovi formati narrativi. A La Stampa lavora sull’integrazione tra redazione tradizionale e digitale. A La Repubblica spinge su magazine culturali, longform, documentari, podcast e nuovi prodotti editoriali. Nel 2020 fonda Chora Media con Guido Maria Brera, Mario Gianani e Roberto Zanco e ne diventa direttore editoriale. Il passaggio al podcast sposta il racconto dei fatti su una forma ascoltabile, seriale, più vicina alle abitudini di un pubblico cresciuto tra smartphone, cuffie e storie raccontate.

I suoi libri seguono la stessa direzione. La fortuna non esiste, Cosa tiene accese le stelle, Non temete per noi, A occhi aperti, La mattina dopo, Quello che non ti dicono, Una volta sola e Il tempo del bosco lavorano su testimonianze, memoria, ripartenze, incontri e ritratti. Calabresi non costruisce saggi freddi. Parte da persone reali, ascolta le loro vicende e usa una lingua piana, narrativa, riconoscibile. La spiegazione arriva attraverso una storia, non attraverso una formula.

Il significato di “Alzarsi all’alba”

Alzarsi all’alba è su questa linea. Il libro racconta un marito che si prende cura della moglie malata da venticinque anni, un allenatore che insegna ai bambini la tenacia, un padre che corre ultramaratone dopo la perdita della figlia, una donna di 89 anni che porta fiori sulla tomba del marito e pulisce i bagni del cimitero, una restauratrice che salva opere con un lavoro lento, un maestro di pianoforte che torna nelle vigne del padre. Tra queste storie c’è anche Veronica, atleta paralimpica, che davanti alla sabbia e all’acqua fredda del mare pronuncia la frase: “La fatica la devi adorare”.

Il rischio, con una traccia del genere, è il moralismo. Il brano scelto dal Ministero evita la predica se lo studente lo legge per quello che chiede davvero. Non basta scrivere che bisogna impegnarsi. La prova chiede di distinguere la fatica subita dalla fatica scelta, la fatica che consuma dalla fatica che custodisce qualcosa, la fatica del lavoro dalla fatica della cura, la disciplina dall’ossessione del rendimento. Un maturando può partire dalla scuola, dallo sport, dal lavoro dei genitori, da un’esperienza di assistenza familiare, da un fallimento, da un obiettivo preparato per mesi. Può anche contestare l’idea che ogni fatica sia giusta. Il brano non obbliga a dire che soffrire renda migliori. Chiede di spiegare quando uno sforzo produce responsabilità, quando diventa sfruttamento, quando tiene insieme una famiglia, quando dà valore a una professione e quando viene usato per coprire ingiustizie.

La maturità arriva alla fine di un percorso scolastico che misura conoscenze, scrittura e capacità critica. La traccia su Calabresi inserisce nella riflessione della prima prova una domanda molto pratica: che cosa si è disposti a fare, ogni giorno, per qualcosa o qualcuno che abbia un significato.

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