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Cronache

 

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Funerali di Stato dovevano essere, come annunciato solennemente dal governo a Lampedusa. Non lo sono stati . Al loro posto, diciotto giorni dopo la strage di immigrati, una cerimonia breve, seppure intensa e densa di sofferenza e rabbia, ad Agrigento, con il mare come orizzonte, dove a brillare era le assenze: le 366 salme delle vittime del naufragio del 3 ottobre disperse tra i i cimiteri siciliani; i sopravvissuti bloccati nel centro di accoglienza di Lampedusa che oggi hanno protestato; il sindaco dell'isola Giusi Nicolini, volata da Giorgio Napolitano anche per chiedere che il 3 ottobre diventi la giornata della memoria delle vittime del mare. C'e' invece il ministro dell'Interno Angelino Alfano nella sua citta', contestato da attivisti ed eritrei al grido "Assassini, assassini, basta con la Bossi-Fini".

La risposta del vicepremier arriva poco dopo: "I cosiddetti attivisti che hanno gridato 'assassini' sono quelli che vogliono frontiere libere e scafisti in liberta'. Non l'avranno mai vinta, proteggeremo le nostre frontiere salvando le vite umane". Ad Agrigento anche la ministra per l'Integrazione Cecile Kyenge, che definisce questo giorno "importante perche' e' la prima volta che con una cerimonia ufficiale si riconoscono vittime dell'immigrazione. E' venuto il messaggio forte di diverse confessioni insieme, che la pace e la non violenza prevalgono su qualunque cosa". Per il ministro alla Difesa Mario Mauro "il dolore ci accomuna perche' queste erano persone che avevano sperato nell'Italia. Siamo qui per ricordarli". (AGI) (AGI) - Palermo, 21 ott. - Ma mentre un Alfano messo sotto assedio dai manifestanti ripete che "abbiamo assicurato degna sepoltura ai morti e assistenza ai superstiti", promettendo una "caccia senza quartiere ai mercanti di morte", Nicolini, un migliaio di chilometri piu' lontano, attacca: "La verita' e' che nessuno ha pensato al dolore dei sopravvissuti e dei lampedusani". Con lei, informa una nota del Quirinale, Napolitano ha parlato dello stato attuale dei profughi accolti a Lampedusa e anche delle condizioni generali in cui opera l'amministrazione locale".

Sulla stessa linea del sindaco, il primo cittadino agrigentino Marco Zambuto che ha parlato di "farsa di Stato. La presenza di rappresentanti del governo eritreo e' una pugnalata a queste persone che sono morte". Di piu': "Offende i defunti e mette in pericolo i sopravvissuti", si legge su uno striscione messo in mostra da eritrei giunti da piu' parti per partecipare alla cerimonia e per chiedere con un altro cartello: "Perche' i sopravvissuti non sono stati invitati?". "Sangue nostrum e vittime delle vostre leggi", e' scritto su un altro cartello. "Alfano ha detto che i morti avranno la cittadinanza italiana, e i vivi che fine hanno fatto?", si e' chiesta una portavoce del gruppo di eritrei.

In campo anche la Cgil critica al riguardo di "una cerimonia, tardiva, inadeguata, di facciata, specchio di un Paese che non ha un'adeguata politica dell'accoglienza". Il premier Enrico Letta, intanto, promette: "Lavoreremo affinche' la costa libera venga pattugliata. Terremo conto dei nostri interessi, non e' immaginabile che le cose vengano gestite in questo modo. Non accetteremo piu' dalle autorita' libiche mezze risposte o risposte insufficienti. Per noi il pattugliamento del mare vuol dire andare li' a far si' che le autorita' libiche si assumano le loro responsabilita'". Ma oggi e' stato soprattutto un giorno di rabbia e dolore cui hanno provato a dare risposta le sure del Corano e i versetti del Vangelo, letti nel corso del rito islamico e cristiano. Una mano tiene ben in alto un piccolo cartello: "Quei 366 morti erano persone", per altri angeli dal volto nero impressi su un lenzuolo e che spiccano il volo, per andare oltre le guerre e le dittature da cui fuggivano, oltre il Mediterraneo al quale non sono sopravvissuti. C'e' chi lancia in mare dei fiori e con essi la speranza di una pace per le vittime. Finalmente.

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