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Immigrazione, strage a largo della Sicilia causata da una collisione

Immigrazione, strage a largo della Sicilia causata da una collisione
Nuovi dettagli sul naufragio. Una collisione la causa del ribaltamento del barcone al largo della Libia. Alla vista della nave dei soccorsi lo scafista, per confondersi con le centinaia di migranti, avrebbe smesso di governare il peschereccio. Un testimone: “Lo scafista era ubriaco, noi a picco in 5 minuti”
Immigrazione, strage a largo della Sicilia causata da una collisione
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Immigrazione, strage a largo della Sicilia causata da una collisione

Potrebbe essere stata una collisione la causa del ribaltamento del barcone al largo della Libia che nella notte tra venerdi’ e sabato avrebbe provocato oltre 900 vittime. E’ quanto emerge dal racconto di alcuni sopravvissuti secondo i quali lo scafista, alla vista del mercantile portoghese, per confondersi con le centinaia di migranti, avrebbe smesso di governare il peschereccio che a quel punto si sarebbe schiantato contro il cargo. Nella tarda serata di ieri sono stati fermati il comandante del motopesca e il suo aiutante, rispettivamente un tunisino e un siriano, giunti nel porto di Catania, a bordo di nave “Gregoretti, insieme agli altri superstiti della tragedia.

Le contestazioni sono di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per entrambi, per il comandante anche di naufragio colposo e di omicidio plurimo colposo. “Non e’ ancora possibile accertare con precisione il numero dei morti”. Lo ribadisce la Procura di Catania in merito all’inchiesta sulla strage di immigrati in mare al largo della Libia. Le indicazioni provenienti dai superstiti “sono approssimative e indicano comunque alcune centinaia di morti (tra i 400 e i 950)”.

“Scafista era ubriaco, noi a picco in 5 minuti tra urla da stiva” – “Quando il nostro barcone si e’ scontrato contro la nave, dopo le manovre del comandante che beveva vino, era ubriaco e fumava hashish mentre era al timone, ci siamo spaventati. Tutti siamo corsi verso la prua, e cosi’ si e’ prima inclinato e in cinque minuti il barcone si e’ inabissato. Mentre andavamo giu’ con l’acqua che ci travolgeva, sentivamo le grida dei nostri fratelli chiusi a chiave nella stiva…”. A parlare ancora all’AGI dei tragici momenti del naufragio dinanzi alle coste libiche a 73 miglia dalle coste e’ uno dei minori sopravvissuti, adesso in un centro di accoglienza di Mascalucia a Catania. Il giovane parla anche del suo miracoloso salvataggio: “Sono caduto in mare e sono rimasto per oltre mezz’ora in acqua prima che mi lanciassero una fune alla quale mi sono aggrappato. In mare c’era tanto buio e, in acqua, persone ovunque, non ho visto bambini, ma tanta gente disperata. A salvarmi e’ stato un marinaio filippino”. “Per due anni – continua – ho lavorato duro come meccanico in Libia per potere comprare il biglietto di sola andata per l’Italia. Su quella barca eravamo in tre i bengalesi, e tutti e tre siamo riusciti a salvarci perche’ eravamo sul ponte piu’ alto. Un altro che si trova qui con me in questo centro ha perso la sorella di 19 anni, non sa piu’ dove sia finita”.

Il comandante beveva vino, era ubriaco e fumava hashish mentre era al timone, poco prima che il barcone si scontrasse con la nave porta container portoghese…”. A raccontare all’AGI i tragici momenti del naufragio dinanzi alle coste libiche a 73 miglia dalle coste e’ uno dei minori sopravvissuti, adesso in un centro di accoglienza di Mascalucia a Catania. Il giovane parla in ‘bangli’ la sua lingua d’origine e viene tradotto da un interprete italiano, confermando quanto sostenuto dalla procura di Catania e cioe’ che l’affondamento e’ stato provocato dalle manovre errate dello scafista al comando del barcone che hanno determinato la collisione con il mercantile, e dagli spostamenti bruschi dei numerosi migranti a bordo presi dal panico. “Quando il nostro barcone si e’ scontrato contro la nave, dopo le manovre del comandante che beveva vino, era ubriaco e fumava hashish mentre era al timone, ci siamo spaventati. Tutti siamo corsi verso la prua, e cosi’ si e’ prima inclinato e in cinque minuti il barcone si e’ inabissato. Mentre andavamo giu’ con l’acqua che ci travolgeva, sentivamo le grida dei nostri fratelli chiusi a chiave nella stiva…”. A parlare ancora all’AGI dei tragici momenti del naufragio dinanzi alle coste libiche a 73 miglia dalle coste e’ uno dei minori sopravvissuti, adesso in un centro di accoglienza di Mascalucia a Catania. Il giovane parla anche del suo miracoloso salvataggio: “Sono caduto in mare e sono rimasto per oltre mezz’ora in acqua prima che mi lanciassero una fune alla quale mi sono aggrappato. In mare c’era tanto buio e, in acqua, persone ovunque, non ho visto bambini, ma tanta gente disperata. A salvarmi e’ stato un marinaio filippino”. “Per due anni – continua – ho lavorato duro come meccanico in Libia per potere comprare il biglietto di sola andata per l’Italia. Su quella barca eravamo in tre i bengalesi, e tutti e tre siamo riusciti a salvarci perche’ eravamo sul ponte piu’ alto. Un altro che si trova qui con me in questo centro ha perso la sorella di 19 anni, non sa piu’ dove sia finita”.

 

IL RACCONTO DEI SUPERTITI – La Guardia costiera ha acquisito informazioni da alcuni superstiti a bordo della “Gregoretti” e dal report del mercantile portoghese che ha stimato approssimativamente il numero dei migranti in 850 unita’. L’esiguo numero di superstiti potrebbe dipendere anche dal fatto che molti migranti, tra cui le donne e i bambini, erano stati chiusi nelle stive. Ad intervenire sulla questione e’ il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “E’ dovere nostro – dell’Europa, dell’intera comunita’ internazionale fare di piu’ per impedire queste stragi” di immigrati. “Siamo di fronte a tragedie sconvolgenti – ha aggiunto -: trafficanti di esseri umani che provocano stragi di innocenti. Sentiamo questa ferita lacerante”. Per far fronte all’emergenza migranti nel Mediterraneo, l’Unicef ha auspicato “un’azione rapida, collettiva e coraggiosa” che metta al centro “il superiore interesse” a salvare vite umane e a tutelare i bambini. “Le notizie delle tragedie che accadono nel Mar Mediterraneo – che lasciano dietro di loro centinaia di persone, compresi i bambini, morte o disperse – stanno diventando troppo frequenti e il costo umano troppo alto”, ha denunciato in una nota l’agenzia Onu per l’infanzia. Intanto sono circa 1100 gli immigrati salvati in poco piu’ di 24 ore.

Ai 638 tratti in salvo ieri in sei differenti operazioni di salvataggio, coordinate dal Centro nazionale di soccorso della Guardia costiera a Roma, si aggiungono i 446 profughi soccorsi all’alba di oggi a bordo di un peschereccio a circa 80 miglia a sud est delle coste calabresi. Evitato un nuovo naufragio: a seguito di una verifica da parte di un team ispettivo a bordo, infatti, informa la Guardia costiera, e’ risultato che lo scafo utilizzato dai migranti per raggiungere l’Italia imbarcava acqua. Le operazioni, coordinate dal Centro nazionale di soccorso della Guardia costiera a Roma, sono terminate intorno alle 11 con il trasbordo di tutti gli occupanti, tra cui 59 bambini e 95 donne, su una unita’ della Marina militare presente in zona, attraverso l’impiego di due motovedette della Guardia costiera di Roccella Ionica e Siracusa. Iniziative di Cgil, Cisl, Uil e di varie associazioni oggi in molte citta’ della Sicilia nell’ambito della giornata di mobilitazione nazionale per fermare le stragi nel Mediterraneo. Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha inviato una lettera al presidente dell’Anci Sicilia, Leoluca Orlando, per esprimere ai sindaci siciliani impegnati a cercare soluzioni ai problemi posti dagli sbarchi e dalle tragedie del mare “la solidarieta’ e il sostegno della Cgil”.

GLI ARRESTI – Tre gli scafisti siriani arrestati dalla Squadra mobile di Ragusa: erano al comando di uno yacht di lusso battente bandiera turca, di 25 metri con a bordo e 98 siriani e palestinesi, tra cui 23 bambini. Esosa la tariffa richiesta per la traversata conclusasi due giorni fa: 8.500 dollari a testa per partire dalla Turchia con un’imbarcazione sicura e pochi passeggeri a bordo. A incastrare l’equipaggio sono stati i selfie e altre foto scattate dai passeggeri. Agli organizzatori un profitto di quasi 800.000 dollari per il viaggio.

MIGRANTI PRESI A FRUSTATE – Seminudi, in ginocchio, mani alla nuca e sguardo basso. I migranti vengono frustati come animali. Lo racconta un ragazzo siriano, 20 anni, che ha girato di nascosto, come riporta il Corriere della Sera. Lui non è stato frustato, perché la sua famiglia ha pagato bene. “Li costringono a lavorare come schiavi, li picchiano per alzare il prezzo e non perdere tempo a trattare”. I cinque, seicento dollari che i migranti hanno in tasca non bastano per raggiungere l’Italia, quindi devono fornire il numero di un parente, un amico, un conoscente, e farsene mandare ancora. Quando si arrendono, “ll cellulare glielo offrono i trafficanti”.


IMMIGRATI: SBARCO IN PRIMA CLASSE, 8500 DOLLARI PER POSTO SU YACHT – Immigrazione in ‘prima classe’. E’ uno degli aspetti singolari emersi da un’indagine a Ragusa che ha fatto chiarezza su un recente sbarco a Pozzallo. Tre gli scafisti siriani arrestati dalla Squadra mobile di Ragusa: erano al comando di uno yacht di lusso battente bandiera turca, di 25 metri con a bordo e 98 siriani e palestinesi, tra cui 23 bambini. Esosa la tariffa richiesta per la traversata conclusasi due giorni fa: 8.500 dollari a testa per partire dalla Turchia con un’imbarcazione sicura e pochi passeggeri a bordo. A incastrare l’equipaggio sono stati i selfie e altre foto scattate dai passeggeri. Agli organizzatori un profitto di quasi 800.000 dollari per il viaggio. Secondo quanto riferito dagli immigrati, gli scafisti, individuati con la collaborazione di polizia, carabinieri e finanzieri, in cambio della maxi tariffa, con lievi sconti per i minori, assicuravano ai passeggeri l’arrivo direttamente in un porto italiano senza alcun rischio: “Pagate tanto ed avrete ogni comfort su uno yacht”, era la promessa. L’imbarcazione di lusso non avrebbe dovuto destare sospetti, ma a rovinare i piani degli organizzatori e’ stata un’avaria al motore al largo delle coste ragusane che ha costretto l’equipaggio a chiedere aiuto: hanno costretto al silenzio i profughi, altrimenti l’avrebbero “pagata cara” o non avrebbero chiamato i soccorsi. Dopo l’arrivo a Pozzallo, l’esperienza degli investigatori di Ragusa ha pero’ permesso di ricostruire i fatti e di arrestare gli scafisti

 

frusta 2Dal video del Corriere della Sera
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VIDEO/ Scafisti arrestati

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