di Luciano Castro

Ha suscitato un vero vespaio la nostra inchiesta sulla “Misericordina falsa”, i famosi rosari in scatolina prodotti dalla Curia di Cracovia e pubblicizzati in diretta tv da Papa Francesco,
che sono stati imitati da commercianti senza scrupoli e vengono venduti a due passi dal Vaticano. 

La notizia, pubblicata ieri mattina da Affaritaliani.it, ha iniziato subito a rimbalzare sui social media, suscitando commenti di condanna e stupore. Papa Bergoglio e la fede non si toccano, pensano in molti, tantomeno un oggetto di culto così legato alla tradizione. Le voci si rincorrevano anche tra i negozietti di oggettistica religiosa all’ombra del Cupolone, tutti bene informati della presenza contemporanea sul mercato di prodotti originali e di imitazioni più o meno precise. Qualcuno ha pensato allo scherzo di un burlone. E invece è tutto vero e documentato.

Secondo fonti che preferiscono l’anonimato, la Curia di Cracovia è stata già informata della delicata situazione e starebbe preparando il testo di una lettera di diffida contro ignoti da far distribuire a tutti i rivenditori di articoli religiosi. In pratica, si avviserà la rete di vendita della presenza sul mercato di Misericordine imitate, false o contraffatte e si diffiderà chiunque alla loro produzione e distribuzione. Pare che la casa editrice “Wydawnictwo sw. Stanislawa BM” della Curia polacca sia determinata ad andare fino in fondo e anche a rivolgersi alla magistratura italiana per tutelare il marchio Misericordina e, soprattutto, per difendere la grande operazione di promozione della preghiera e di beneficienza che rappresenta. A fine settimana, infatti, è atteso a Roma Rafal Michalski, responsabile della Haftina, la società polacca che ha ricevuto l’incarico dalla Curia di Cracovia di commercializzare il rosario in scatolina. In Vaticano, Michalski incontrerà l’Elemosiniere pontificio, l’arcivescovo Konrad Krajevski, anch’egli di origini polacche: lo stretto collaboratore di Papa Bergoglio, infatti, è stato il vero promotore dell’iniziativa ed ora vuole che si faccia piena luce sulla vicenda.  

 

Falsi rosari all'ombra del Vaticano. Contraffatta la Misericordina di Papa Francesco

Le polemiche non sono mancate neanche tra i venditori online della Misericordina. In particolare, un sito web il cui titolo si ispira proprio al prezioso rosario, si è dato molto da fare nelle ultime ore per evitare di essere confuso con coloro che producono o vendono le scatoline facsimile. Non lo citiamo espressamente per evitare di suscitare ulteriori polemiche e magari di ricevere una querela. Ma raccontiamo i fatti. Subito dopo la pubblicazione dell’articolo, i responsabili di questo negozio online hanno inviato una mail alla redazione di Affaritaliani per chiedere “la rimozione dello stesso, ovvero la rimozione della dicitura” relativa al loro sito, sostenendo che i contenuti fossero “potenzialmente lesivi nei nostri confronti cagionando un danno economico e patrimoniale”. Poi, hanno pubblicato in homepage un comunicato, in cui informano che la loro pagina web “è estranea ad ogni azione fortemente contestata nel medesimo articolo”.

Qual è la verità? Per fare chiarezza, l’unico modo era sentire i diretti protagonisti. E lo abbiamo fatto: due lunghe telefonate, una con B.M., rappresentante del sito in questione (che ieri ha cercato in tutti i modi di contattarci), e l’altra con Michele Tritto, responsabile commerciale di Byzant Italia, la società pugliese importatore ufficiale nel nostro Paese della Misercordina dalla Polonia. Innanzitutto, nel sito in questione è ben visibile una foto della Misericordina non identica alla scatolina vera. “In effetti, non corrisponde all’originale”, ci conferma Tritto. “Perché abbiamo preso la foto su internet”, spiega B.M. al telefono. Senza controllare bene, sarebbe da aggiungere. Poi la questione della vendita delle Misericordine: sul sito c’è la foto della scatolina, c’è il prezzo (4,50 euro) e, fino a ieri mattina (conserviamo una foto per memoria), c’era scritto “Prodotto esaurito. Sarà disponibile nuovamente a breve”. B.M. cerca di giustificarsi: “Abbiamo sbagliato a scrivere così… noi non abbiamo ancora mai venduto la Misericordina, abbiamo solo fatto degli ordini e stavamo aspettando”. E infatti, a partire dal pomeriggio, sul sito magicamente si legge qualcos’altro: “Si avvisa la clientela che siamo in attesa di ricevere indicazioni sulla fornitura”. Ah ecco. Qualche elemento in più lo aggiunge il responsabile della Byzant Italia: “Loro ci hanno chiesto il prezzo, ma non hanno acquistato nemmeno un pezzo. Non ci hanno mai fatto un ordine”. Ora sembra tutto più chiaro.

Resta aperta la questione delle “altre” Misericordine. Sempre nello stesso sito, sono infatti in vendita delle versioni palesemente ispirate a quella originale, in qualche caso quasi identiche. B.M. spiega: “Mentre aspettavamo di poter acquistare le scatoline dalla Polonia, abbiamo pensato di mettere sul mercato anche un altro prodotto, una scatolina personalizzabile o una in stile natalizio”. Tritto incassa il colpo, cerca di scherzarci su, ma non senza masticare male: “Sembra proprio come uno che cerca di copiare il prodotto di un’azienda per realizzare qualcosa di simile. Se l’avesse fatto un meridionale, come me, avrebbero detto che erano i soliti napoletani”. In effetti, il sito in questione ha sede nel nord Italia. Abbiamo girato l’amara considerazione a B.M.: “Come mai avete sviluppato scatoline così simili alla Misericordina?”. La risposta non è arrivata. Ha chiuso la telefonata.

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Misericordina

di Luciano Castro

Ha suscitato un vero vespaio la nostra inchiesta sulla “Misericordina falsa”, i famosi rosari in scatolina prodotti dalla Curia di Cracovia e pubblicizzati in diretta tv da Papa Francesco,
che sono stati imitati da commercianti senza scrupoli e vengono venduti a due passi dal Vaticano. 

La notizia, pubblicata ieri mattina da Affaritaliani.it, ha iniziato subito a rimbalzare sui social media, suscitando commenti di condanna e stupore. Papa Bergoglio e la fede non si toccano, pensano in molti, tantomeno un oggetto di culto così legato alla tradizione. Le voci si rincorrevano anche tra i negozietti di oggettistica religiosa all’ombra del Cupolone, tutti bene informati della presenza contemporanea sul mercato di prodotti originali e di imitazioni più o meno precise. Qualcuno ha pensato allo scherzo di un burlone. E invece è tutto vero e documentato.

Secondo fonti che preferiscono l’anonimato, la Curia di Cracovia è stata già informata della delicata situazione e starebbe preparando il testo di una lettera di diffida contro ignoti da far distribuire a tutti i rivenditori di articoli religiosi. In pratica, si avviserà la rete di vendita della presenza sul mercato di Misericordine imitate, false o contraffatte e si diffiderà chiunque alla loro produzione e distribuzione. Pare che la casa editrice “Wydawnictwo sw. Stanislawa BM” della Curia polacca sia determinata ad andare fino in fondo e anche a rivolgersi alla magistratura italiana per tutelare il marchio Misericordina e, soprattutto, per difendere la grande operazione di promozione della preghiera e di beneficienza che rappresenta. A fine settimana, infatti, è atteso a Roma Rafal Michalski, responsabile della Haftina, la società polacca che ha ricevuto l’incarico dalla Curia di Cracovia di commercializzare il rosario in scatolina. In Vaticano, Michalski incontrerà l’Elemosiniere pontificio, l’arcivescovo Konrad Krajevski, anch’egli di origini polacche: lo stretto collaboratore di Papa Bergoglio, infatti, è stato il vero promotore dell’iniziativa ed ora vuole che si faccia piena luce sulla vicenda.  

 

Falsi rosari all'ombra del Vaticano. Contraffatta la Misericordina di Papa Francesco

Le polemiche non sono mancate neanche tra i venditori online della Misericordina. In particolare, un sito web il cui titolo si ispira proprio al prezioso rosario, si è dato molto da fare nelle ultime ore per evitare di essere confuso con coloro che producono o vendono le scatoline facsimile. Non lo citiamo espressamente per evitare di suscitare ulteriori polemiche e magari di ricevere una querela. Ma raccontiamo i fatti. Subito dopo la pubblicazione dell’articolo, i responsabili di questo negozio online hanno inviato una mail alla redazione di Affaritaliani per chiedere “la rimozione dello stesso, ovvero la rimozione della dicitura” relativa al loro sito, sostenendo che i contenuti fossero “potenzialmente lesivi nei nostri confronti cagionando un danno economico e patrimoniale”. Poi, hanno pubblicato in homepage un comunicato, in cui informano che la loro pagina web “è estranea ad ogni azione fortemente contestata nel medesimo articolo”.

Qual è la verità? Per fare chiarezza, l’unico modo era sentire i diretti protagonisti. E lo abbiamo fatto: due lunghe telefonate, una con B.M., rappresentante del sito in questione (che ieri ha cercato in tutti i modi di contattarci), e l’altra con Michele Tritto, responsabile commerciale di Byzant Italia, la società pugliese importatore ufficiale nel nostro Paese della Misercordina dalla Polonia. Innanzitutto, nel sito in questione è ben visibile una foto della Misericordina non identica alla scatolina vera. “In effetti, non corrisponde all’originale”, ci conferma Tritto. “Perché abbiamo preso la foto su internet”, spiega B.M. al telefono. Senza controllare bene, sarebbe da aggiungere. Poi la questione della vendita delle Misericordine: sul sito c’è la foto della scatolina, c’è il prezzo (4,50 euro) e, fino a ieri mattina (conserviamo una foto per memoria), c’era scritto “Prodotto esaurito. Sarà disponibile nuovamente a breve”. B.M. cerca di giustificarsi: “Abbiamo sbagliato a scrivere così… noi non abbiamo ancora mai venduto la Misericordina, abbiamo solo fatto degli ordini e stavamo aspettando”. E infatti, a partire dal pomeriggio, sul sito magicamente si legge qualcos’altro: “Si avvisa la clientela che siamo in attesa di ricevere indicazioni sulla fornitura”. Ah ecco. Qualche elemento in più lo aggiunge il responsabile della Byzant Italia: “Loro ci hanno chiesto il prezzo, ma non hanno acquistato nemmeno un pezzo. Non ci hanno mai fatto un ordine”. Ora sembra tutto più chiaro.

Resta aperta la questione delle “altre” Misericordine. Sempre nello stesso sito, sono infatti in vendita delle versioni palesemente ispirate a quella originale, in qualche caso quasi identiche. B.M. spiega: “Mentre aspettavamo di poter acquistare le scatoline dalla Polonia, abbiamo pensato di mettere sul mercato anche un altro prodotto, una scatolina personalizzabile o una in stile natalizio”. Tritto incassa il colpo, cerca di scherzarci su, ma non senza masticare male: “Sembra proprio come uno che cerca di copiare il prodotto di un’azienda per realizzare qualcosa di simile. Se l’avesse fatto un meridionale, come me, avrebbero detto che erano i soliti napoletani”. In effetti, il sito in questione ha sede nel nord Italia. Abbiamo girato l’amara considerazione a B.M.: “Come mai avete sviluppato scatoline così simili alla Misericordina?”. La risposta non è arrivata. Ha chiuso la telefonata.

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