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Cronache
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Estratto da Mo Mama di Paolo Nori (Chiarelettere, Milano 2013)

Allora. Giovedi 11 ottobre 2012, verso le sette di sera, a Parma, in piazza Duomo, ero con un ragazzo di Piacenza che si chiama Matteo. Dovevamo andare al circolo Arci Fuori Orario di Taneto di Gattatico a fare un servizio sul sindaco di Parma, e ci siam messi a parlare ci siam trovati d’accordo sul fatto che il prosciutto buono, lo fanno a Parma, la coppa buona, la fanno a Piacenza. Sul salame, non ci siamo trovati d’accordo. Lui diceva che il salame buono lo facevano a Piacenza, io dicevo che lo facevano a Parma.

Allora a me e venuto in mente un mio amico armeno che, quando l’avevo conosciuto, quindici anni prima, a Erevan, mi aveva detto che lui, quand’era piccolo, gli leggevano Shakespeare in armeno, ed era cosi bello che lui pensava che Shakespeare fosse armeno avesse scritto le sue opere in armeno e ci era rimasto malissimo, quando si era accorto che Shakespeare era inglese aveva scritto in inglese. E mi aveva detto che lui, che aveva cinquant’anni, l’inglese non l’aveva mai imparato, ma se avesse imparato l’inglese e avesse letto Shakespeare in inglese lui era convinto, ancora a cinquant’anni, che non sarebbe mai stato bello come quello tradotto in armeno che gli leggevano quando era piccolo.

 

Venerdì, 18.10 ore 18.30 presentazione a Milano, laFeltrinelli Buenos Aires, insieme a Andrea Bempensante e Peter Gomez

25.10 a Bologna, Libreria Coop Ambasciatori, ore 18.00

22.11 a Parma, laFeltrinelli, ore 18.00 insieme a William Gambetta

≪Secondo me io – avevo detto a quel ragazzo di Piacenza, – eran cosi buoni, i salami che ho mangiato da piccolo, che non posso credere che da nessuna parte nel mondo se ne faccian di piu buoni.≫. Ecco. Dopo forse son io, forse e la mia famiglia, forse e la mia educazione, ma secondo me, Parma, non so, io ho l’impressione che Parma e una citta dove, quand’ero piccolo io, negli anni sessanta e settanta, non succedeva niente. C’era come una bolla che teneva tutto sotto controllo, come se l’aria, a Parma, fosse piu rarefatta, come se a Parma, le cose, andassero piu lentamente che nel resto del mondo e noi, che abitavamo a Parma, era come se pensassimo che le cose che succedevano a Parma, le poteva capire solo uno di Parma. Cioe, non e neanche che lo pensassimo, era evidente. Che quelli che non eran di Parma, cosa vuoi che capissero, di Parma? Quando facevan dei film ambientati a Parma, per dire, ai parmigiani li facevano parlare in bolognese, ma si puo? Come se Parma e Bologna fossero la stessa cosa, ma scherziamo? Nell’ottocento c’erano due frontiere, tra Parma e Bologna, eran due stati che non confinavan neanche e Parma, tra l’altro, era capitale, Bologna no, pensavamo a Parma negli anni sessanta e settanta e qualcuno, a Parma, lo pensa ancora. Che noi parmigiani, delle volte, in Emilia, la gente nel mondo e abituata a pensare che in Emilia la citta principale e Bologna, ecco noi a Parma non e che siamo proprio tutti d’accordo. Un po’ perche a noi, a Parma, essere i primi e una cosa che ci sembra che ci vien naturale: si dice Parmigiano Reggiano, non Reggiano Parmigiano, e non potrebbe essere altrimenti, sembra a noi parmigiani. E nel 1545, quando il papa Paolo iii crea, per suo figlio Pier Luigi, un ducato, lo chiama ducato di Parma e Piacenza, non ducato di Piacenza e di Parma, e non potrebbe essere altrimenti, sembra a noi parmigiani. E recenti studi, pubblicati sulla stampa parmigiana, attestano senza ombra di dubbio che il piu antico giornale d’Italia e la ≪Gazzetta di Parma≫, non la ≪Gazzetta di Mantova≫, e non potrebbe essere altrimenti, pensiamo noi parmigiani. E la prima radio libera italiana, quale puo essere stata, se non Radio Parma? Che per Radio Parma, tra l’altro, qualche anno fa, hanno detto per radio che erano stati scoperti degli antichissimi documenti che avrebbero dimostrato che la piu antica universita del mondo non era, come si era pensato, erroneamente, fino ad allora, l’universita di Bologna, o quella di Parigi, no, era quella di Parma. Noi parmigiani, io, per esempio, come parmigiano, il prosciutto San Daniele io non so neanche se esiste. Fan dei prosciutti, a San Daniele? Con quel freddo li che c’e la in Friuli? Ma saran buoni?

Ma anche delle altre cose. Cioe a Parma, quando io ero piccolo, non so, la delinquenza, l’impressione che avevo era che non ce n’era, di delinquenza, a Parma, negli anni sessanta e negli anni settanta. Cioe magari c’era, ma io, a me mi sembrava che, anche se c’era, era una delinquenza particolare, parmigiana, il che un po’ cambiava le cose; e mi sembra ancora adesso, devo dire. Non so, per esempio, uno che uccide i suoi genitori, l’ho anche gia scritta da un’altra parte, questa cosa, uno che uccide i suoi genitori, per esempio, se e uno di Parma, io il primo pensiero che ho e “Si vede che gli avevan fatto qualcosa”, mi vien da pensare. Non so se mi spiego. E questa cosa io la penso anche adesso che non abito piu a Parma da dieci anni, e una cosa che e talmente radicata in me che io la penso contro la mia volonta, io sono fatto, in un certo senso, di quel pensiero li, che uno di Parma non puo far male a nessuno, che lo so che e un pensiero stupido, pazienza, se e stupido. E quando abitavo ancora a Parma che ero piccolo che succedeva, delle volte, che la televisione di Roma parlavan di Parma, uno di Parma, a sentir nominare Parma, un po’ aveva vergogna, come se avessero detto il suo nome, per televisione, un po’ gli veniva da chiedersi “Ma cosa vuoi che sappiano la televisione di Roma di quel che succede a Parma?”. Insomma, delle cose cosi.


Cosa vuol dire?

Mo mama, che è, in un certo senso, il titolo del libro, è un’espressione dell’italiano regionale, si dice nella zona di Parma e forse anche in un po’ di Emilia e forse anche in un po’ di Lombardia e per chi non sa cosa vuol dire si potrebbe tradurre con Mamma mia, solo che Mamma mia potrebbe essere anche un’esclamazione che dipende dall’entusiasmo, Mamma mia che bello, ecco Mo mama che bello non si può mica dire, mi sembra. E quindi. Niente. E è un libro, mo mama, che parla di tante cose tra le quali il fatto che la politica, cioè i politici, quelli per esempio che si rivolgono ai bambini delle elementari dicendo loro: «Restate semplici e date importanza alle piccole cose», cioè trasmettendo loro, in un certo senso, dei valori, come la semplicità e la piccolezza, ecco secondo me quei politici lì, io non lo so se fanno bene, a trasmettere ai bambini i loro valori.

“ho sentito dire che chi non va a votare priva del diritto di andarci anche tutti gli altri e io, scusatemi, sono vent’anni che sto a casa, quindi sono vent’anni che privo la gente dei loro diritti, e io pensavo, e, vi confesso, penso ancora, che fosse e che sia un mio diritto, stare a casa, e devo dire, scusatemi, che da quando, vent’anni fa, ho smesso di credere che qualcuno che andrà in parlamento farà il mio bene, da quando ho cominciato a pensare che il mio bene era bene non delegarlo a nessuno ma farlo da solo, e che la politica non è una cosa che si fa quando si va a votare, ma che la politica si fa tutti i giorni, e che è politica il modo in cui si parla, il modo in cui ci si muove, che è politica il grado di gentilezza con cui si parla coi propri figli, e coi propri genitori, ecco io sto molto meglio, da quando ho scoperto queste cose.” Paolo Nori

SCHEDA

Cos’è Mo mama? È una disposizione mentale, un modo di vedere il mondo, un metodo che lo scrittore Paolo Nori applica alla sua città, Parma, ai tempi del Movimento 5 stelle, e all’Italia di oggi. Provare a vedere le cose come se le si vedesse per la prima volta. Un libro che diverte e fa pensare a tutto quello che abbiamo perso per strada quando parliamo di politica e di chi ci governa.

Paolo Nori è nato a Parma nel 1963 e abita a Casalecchio di Reno. il suo ultimo romanzo si intitola LA BANDA DEL FORMAGGIO (Marcos y Marcos 2013). Il suo blog è www.paolonori.it

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