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Cronache

"Entro venti anni gli abitanti di numerosi comuni del Casertano rischiano di morire tutti di cancro". Cosi', il pentito del clan dei Casalesi, Carmine Schiavone, nel corso dell'audizione dell'ottobre del 1997 davanti alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo di rifiuti. Verbali che solo oggi sono diventati pubblici dopo la rimozione del segreto. "Quel traffico veniva gia' attuato in precedenza. Gli abitanti del paese rischiano tutti di morire di cancro entro 20 anni; non credo infatti che si salveranno: gli abitanti di paesi come Casapesenna, Casal di Principe, Castel Volturno e cosi' via, avranno, forse, venti anni di vita", ribadisce. Spiega poi: "C'erano camion che arrivavano dalla Germania, camion che trasportavano fanghi nucleari, che sono stati scaricati nelle discariche, sulle quali sono stati poi effettuati rilevamenti tramite elicotteri. Li' ci sono i bufali e non cresce piu' l'erba. C'erano rifiuti anche da Genova, Massa Carrara, La Spezia e Milano. Erano sostanze tossiche, come fanghi industriali, rifiuti di ogni tipo di lavorazione". Schiavone racconta anche degli affari milionari della cosca. "Con i soldi del traffico di rifiuti - dice - si pagavano i mensili agli affiliati, le spese per i latitanti, gli avvocati, circa 2 miliari e mezzo di lire al mese, comprese le spese extra. Per l'immondizia entravano nelle casse del clan dei Casalesi circa 600-700 milioni di lire al mese".

Sono 63 le pagine del verbale dell'audizione di Carmine Schiavone, cugino del boss dei casalesi, Francesco, alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo rifiuti, a raccontare l'avvelenamento di uin territorio. E' il 7 ottobre 1997, un martedi', e Schiavone parla al presidente di quella Commissione nella tredicesima legistaura, Massimo Scalia, al deputato Gianfranco Saraca, e ai senatori Giovanni Lubrano di Ricco, Roberto Napoli e Giuseppe Specchia. Il suo racconto prende le mosse dal 1988, quando si trovava ad Otranto e "l'avvocato Tino Borsa e Pasquale Pirolo mi fecero uan proposta relativa allo scarico di fusti tossici" durante i lavori di costruzione di una superstrada nel Casertano.

 

"In tutti e 106 comuni della provincia di Caserta noi facevamo i sindaci, di qualunque colore fossero. C'e' la prova. Io ad esempio avevo la zona di Villa Literno e sono stato io a far eleggere il sindaco. Prima era socialista e noi eravamo democristiani. A Frignano avevamo i comunisti. A noi non importava il colore ma solo i soldi, perche' cerano uscite di due miliardi e mezzo al mese". E' questo uno stralcio del verbale del pentito dei Casalesi Carmine Schiavone oggidesecretato dopo sedici anni. L'ex boss racconta del periodo dal 1995 al 1997. "A Villa Literno, che era di mia competenza - spiega ancora - ho fatto io stesso l'amministratore comunale. Abbiamo candidato determinate persone al di fuori di ogni sospetto, persone con parvenze pulite e abbiamo fatto eleggere dieci consiglieri, mentre prima ne prendevamo tre o quattro. Un seggio lo hanno preso i repubblicani, otto i socialisti e uno i comunisti. Io li ho riuniti tutti e ho detto loro 'Tu fai il sindaco, tu l'assessore' e via di questo passo. Mi dissero che mancava un consigliere per avere la maggioranza. All'epoca c'era Zorro che come boss dipendeva da me e gli ho detto: 'Andate a prendere Enrico Fabozzo e lo facciamo diventare democristiano'. Infatti lo facemmo assessore al Personale. La sera era comunista e la mattina dopo democristiano".

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