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Napoli, il cuore destinato al piccolo Domenico ha salvato la vita a un altro bambino
Cinque ore di valutazioni al Monaldi: quadro clinico troppo compromesso per un nuovo intervento. Il cuore del donatore di tre anni riassegnato e impiantato a Bergamo

Cuore riassegnato dopo il caso del trapianto a Napoli, l’organo salva un altro bimbo di due anni operato a Bergamo
Il cuore che doveva essere destinato a Domenico ora batte nel petto di un altro bambino e gli ha salvato la vita. È l’epilogo, per quanto amaro e al tempo stesso decisivo, della vicenda del piccolo di due anni operato all’ospedale Monaldi di Napoli con un organo danneggiato durante il trapianto: per lui non ci sono più speranze di un nuovo intervento.
Dopo un’attenta valutazione clinica, il vertice dell’Heart Team del Monaldi si è riunito per cinque ore e ha raggiunto un verdetto definitivo: il bimbo a cui è stato impiantato un “cuore bruciato” non è trapiantabile. Il motivo è legato alle sue condizioni, considerate incompatibili con un secondo trapianto: compromissione neurologica, instabilità emodinamica e crisi settica. Un quadro che, secondo il confronto tecnico tra una decina di medici — tra cui alcuni dei massimi esperti in cardiochirurgia pediatrica — non gli permetterebbe di sopportare un nuovo intervento.
Il cuore disponibile è stato riassegnato a un altro minore, uno dei tre bambini che insieme al piccolo del Monaldi risultavano in lista d’urgenza, classe 1, emergenza nazionale. A stabilire l’ordine dell’elenco è un algoritmo che tiene insieme i parametri decisivi in questi casi: gravità clinica, compatibilità immunologica, peso e gruppo sanguigno. Criteri fondamentali, soprattutto quando si tratta di un organo pediatrico, con tempi estremamente stretti per prelievo, trasporto e impianto.
Il donatore era un bimbo di tre anni, morto per leucemia, del gruppo 0 rh+. L’intervento è stato eseguito nella notte del 18 febbraio all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo: l’operazione è riuscita e il cuore ha ripreso a battere nel corpo del nuovo destinatario, anche lui di due anni. Un esito che chiude la corsa contro il tempo per la famiglia del piccolo operato a Bergamo, mentre per il bambino del Monaldi la decisione clinica apre la fase più dolorosa, quella del percorso di sollievo dal dolore e di fine vita.
