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Cronache
Occupazioni case popolari. Inchiesta Il Comune è il buco nero. Il caso Napoli

Perché le occupazioni delle case in Italia sono la storia di una farsa. Un problema reale su cui si innesta un groviglio di poteri e clientele intoccabili, su cui nessuno vuole mettere le mani.

 

Un dramma e una farsa, come ho spiegato tempo fa su Rai 2 (guarda il video qui sotto), e che riemerge nel nostro Paese ciclicamente ogni x anni. Oggi è Napoli, ieri era Roma o Milano. **

 

Da nord a sud ci sono migliaia di anziani che non vanno a fare la spesa per paura che gli occupino la casa popolare. Noi li lasciamo in balia dei più forti. 

 

Secondo Federcasa sono circa 48.000 gli alloggi detenuti illegalmente in Italia. A Milano sono 3500. A Roma circa 10.000. In gran parte sono alloggi pubblici. Ma parliamo di stime visto che non esiste un censimento. I dati restano vaghi anche se sono parzialmente conosciuti dalle prefetture e dal ministero dell'Interno.

 

La circolare del 1 settembre che il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha inviato ai prefetti sulla “procedura sgomberi” delle case occupate ha rimesso al centro la questione per “assicurare la massima tempestività nell’iter di esecuzione dello sgombero”, oggi troppo farraginoso e censire gli occupanti e la “composizione dei nuclei familiari”, recita l'atto, in modo da rendere semplice la tutela di minori e altre persone che si trovano in “condizione di fragilità”. Non sarà facile però mettere mano a questo mondo senza la consapevolezza che è una serie di sistemi. Sistemi locale ogni volta con teste e sfaccettature diverse. Il meccanismo infatti è diventato una leva clientelare ed economica solitamente divisa tra gruppi di pressione, arruffapopolo locali, amministratori, imprenditori, sindacati e categorie di settore (chi degli attori non partecipa alla spartizione viene estromesso dall'incidere sul tema). 

Ma è quasi sempre nell'opacità degli enti pubblici e nell'inefficienza delle aziende gestrici che troviamo il “bubbone” che le varie istituzioni in campo fingono di non vedere. Su queste si innestano le strategie dei singoli o dei gruppi organizzati. 

Le occupazioni abusive sono un evento collaterale, come in ogni vicenda che riguarda la complessa relazione tra domanda (chi cerca casa e non ha disponibilità economica) e offerta (le politiche di un Comune). 

Lo dimostra anche una recente inchiesta giudiziaria al Comune di Napoli, dove non compare la camorra, non ci sono i clan né la loro capacità di distribuire case pubbliche agli affiliati. Tutt'altro.

I carabinieri per la Procura hanno portato alla luce ad agosto una rete di racket con tanto di “risolutori di problemi”. A capo chi non te l'aspetti: uno o più agenti della polizia municipale. I soggetti intervenivano su ogni “problema”: avevano un tariffario e si occupavano di tutto ciò che riguardava le case popolari napoletane. Perché si sa c’è un prezzo per ogni servizio che si presta alla collettività, soprattutto quando si manomette lo stato di famiglia di un nucleo residente in una casa popolare. 

 

Il gruppo poteva architettare l’inserimento di un minore nel proprio stato di famiglia, potendo poi contare su verifiche manipolate e sulla rete che a pagamento copriva la realtà, o disegnare qualsiasi altro tipo di intervento.

Secondo gli inquirenti si pagava dalle trecento alle cinquecento euro per ogni prestazione. Operazioni per certi versi “economiche” visto che per una famiglia si parla di realizzare il sogno di una vita: avere una casa.

Le prestazioni andavano dal cambio di residenza alle nuove intestazione, dal documento fittizio a rendere morbido un controllo amministrativo o trasformare un abusivo in un domiciliato regolare, mandare avanti una pratica, avere un «riciclo intestato» o una voltura o un semplice consiglio su una questione annosa. A capo del gruppo un agente che si fa vivo per qualsiasi esigenza e necessità. Se c’è una coppia che vuole entrare in un appartamento di edilizia popolare lui sa come fare. Se deve andare in porto un’occupazione silenziosa lui sa consigliare ed intervenire. Solo per parlagli o intavolare uno scambio servono 200 euro. Ma l'attività è continua e i clienti non mancano, spuntando da ogni dove. 

Un'intero mondo fatto di relazioni e amicizie diffuse, che probabilmente avevano alle spalle il lasciapassare della criminalità organizzata, ma che faceva perno sui contatti del gruppo con gli impiegati degli uffici comunali di Napoli e con quelli dell’istituto Iacp.

La compagine ha preso piede in due i rioni, Traiano e Secondigliano, ma ora gli inquirenti stanno valutando quanta è ampia la rete di intervento e quanti casi nel tempo ha trattato.

E l'istituto case popolari campano non se la passa affatto bene.

Dal primo gennaio 2019 gli Iacp delle 5 città della Campania, Napoli, Salerno, Caserta, Avellino e Benevento, potrebbero finire in liquidazione e lasciare campo ad Acer (Agenzia Campania edilizia residenziale) che avrà il compito di dismettere quanto più possibile del patrimonio immobiliare pure: dare cioè la caccia ai morosi, sfrattare e aumentare i canoni laddove non si riesca a vendere, risolvere i contenziosi con gli inquilini. Per loro arrivano tempi ancora più duri.

I debiti dello Iacp campano superano i 100 milioni di euro

 

 

 

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