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Cronache
"Privacy, i dati WhatsApp finiscono all’FBI. Governo Usa sorveglia le masse"

Sicurezza, l'Fbi accede ai dati degli utenti. La sorveglianza apre la strada a un governo autoritario, spiega l’associazione Property of the People che ha avuto il documento grazie a una legge che garantisce l'accesso agli atti amministrativi

Negli Stati Uniti è stato reso pubblico un documento dell'FBI che rivela come l'agenzia governativa acceda con grande facilità ai dati degli utenti di WhatsApp e delle applicazioni più popolari. 

Property of the People, Onlus di Washington senza scopro di lucro e che lotta per la trasparenza e i diritti dei cittadini, ha ricevuto il documento tramite una richiesta del Freedom of Information Act (la legge sulla libertà di informazione) e lo ha pubblicato sul proprio sito.  

Il documento interno dell’FBI mostra il tipo di accesso che l’agenzia governativa può avere sui dati di tutte le App di messaggistica e quali lo facciano con maggiore facilità. In prima fila troviamo WhatsApp e IMessage (sistema di messaggistica di Apple). WhatsApp, che è di proprietà del gruppo Meta Inc/Facebook è l’unica a fornire dati, sul mittente e il destinatario, ogni 15 minuti e per ogni messaggio scambiato.

Eppure sia Mark Zuckerberg di Facebook che il CEO di Apple Tim Cook hanno articolato il loro business miliardario su una precisa visione della privacy: dare all’utente garanzia di trasparenza e controllo su ciò che fa.

Il governo Usa accede ai dati dei cittadini. Da Snowden a Cambridge Analytica

Il quadro si è incrinato da anni. Da quando l'eroico ex agente CIA Edward Snowden (sta ancora pagando per questo), rivelò i programmi di sorveglianza di massa top-secret del governo statunitense e britannico post attacco alle Torri gemelli. Quei programmi venivano anche usati per strategie industriali e politiche e tutt'altro per la sicurezza dei cittadini.

Nel 2018 c’è stato lo scandalo Facebook-Cambridge Analytica. Fu rivelato che la società Cambridge Analytica aveva raccolto i dati personali di 87 milioni di account Facebook senza il loro consenso e li aveva usati per scopi di propaganda politica.

Per chiunque abbia un minimo di comprendonio è facile intuire che la sorveglianza di massa dei governi può essere imponente con la conoscenza dei dati sensibili delle persone, fino a pervaderne e dirigerne le scelte e gli orientamenti.

Dal documento dell’FBI emerge che la piattaforma di chat di Meta, WhatsApp, sia molto collaborativa: quasi tutte le condivisioni avvengono in soli 15 minuti, un’attitudine molto gradita all’FBI. Nel documento è indicato anche che WhatsApp è l’unica tra le App di messaggistica che rende noto mittente e destinatario del messaggio.

Le cose potrebbero però cambiare con l’introduzione sulla chat di Meta della crittografia end-to-end anche per i backup sul Cloud, prassi iniziata nel 2021. In teoria un processo che rende più difficile captare i dati, ma la pratica potrebbe nascondere un risultato diverso.

La privacy ormai è solo sulla carta, modalità da governo autoritario

Ryan Shapiro, direttore della Onlus Property of the People, ha dichiarato alla rivista Rolling Stone, con la quale ha condiviso il documento dell’FBI, che "la privacy è essenziale per la democrazia" e che "la facilità con cui l'FBI sorveglia i nostri dati online, estraendo i dettagli intimi della nostra vita quotidiana, minaccia tutti noi e apre la strada a un governo autoritario".

Il documento, intitolato "Accesso legale" e preparato congiuntamente dalla Divisione Scienza e Tecnologia e Tecnologia Operativa dell'Ufficio, mostra le capacità dell'FBI di tracciare ma anche di ottenere legalmente grandi quantità di dati dalle App di messaggistica.

Il mondo di fatto cambia. Un mandato di comparizione o di perquisizione, nel caso l’FBI volesse intervenire concretamente, sarebbe solo il risultato finale di una sorveglianza di massa già profonda e condivisa nel tempo.

La reazione di WhatsApp è stata che la società utilizza la crittografia end-to-end per il contenuto dei messaggi degli utenti, il che significa che le forze dell'ordine non possono realmente vedere, direttamente, il contenuto dei messaggi degli utenti. Stesse giustificazione sono arrivate anche da Apple: sostiene che i propri dati siano crittografati. Ma Apple non ha commentato l’approfondimento di Rolling Stone Usa.

App, esistono anche quelle che forniscono pochi dati

Nel documento oggetto dell’inchiesta si può notare l’irritazione dell’FBI per i ritardi di consegna dei dati da parte delle App che non condividono le informazioni in tempo reale, rendendo più complicate le indagini e la sorveglianza. Una mancanza, vista la tempestività di WhatsApp.

Esistono diverse App di messaggistica, elencate nel documento dell'FBI, per le quali è più difficile avere dati o almeno il governo ha maggiori difficoltà ad averne senza visionare concretamente il cellulare dell’utente.

L’App Signal ad esempio fornisce solo la data e l'ora in cui qualcuno si è registrato per l'App e quando l'utente ha effettuato l'ultimo accesso. L’App Wickr fornisce i dati su quando è stato creato il proprio account e le informazioni di base sugli abbonati, ma non i metadati dettagliati. Ma il numero di utenti su Signal e Wickr impallidiscono rispetto a WhatsApp. L’App di Meta ha 2 miliardi di utenti attivi in tutto il mondo.

Le associazioni dei diritti civili Usa sollevano per tanto interrogativi sulle denunce continue che le forze dell'ordine fanno nei tribunali degli Stati Uniti: non possono accedere ai dati degli utenti.

Per questo sul tema andrebbe aperta una riflessione che le associazioni ancora non fanno e che gradualmente riguarderà anche gli altri Paesi.

O le denunce sono esagerate o sono il frutto di differenti livelli di accesso ai dati, tra distinti corpi di polizia. O le forze dell’ordine rappresentano una realtà che non esiste, in una improbabile messa in scena di massa, o siamo in una fase in cui hanno preso forma, nei corpi dello Stato, diversi livelli che si occupano della sicurezza. Potremmo cioè essere di fronte a organismi di controllo che, a differenza di coloro che lo esercitano rispettando le leggi, possono accedere in modo indiscriminato a tutti i dati come uno Stato nello Stato.

 

 

 

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