Papa Leone resta in ospedale al Gemelli, l’intervento per la rimozione del nodulo al polmone “è perfettamente riuscito” e il Pontefice ha trascorso la nottata in maniera tranquilla, senza allarmi. Ma il suo percorso è ancora in una fase intermedia. La diagnosi di “adenocarcinoma polmonare” è solo il primo passo per capire cosa succederà nel prossimo futuro. “Ma la tipologia del tumore – spiega a Il Corriere della Sera Silvia Novello, direttrice della scuola di Oncologia medica a Torino – dipende dalle alterazioni genetiche presenti. Per questo saranno necessari dei test per stabilire meglio lo stato di salute del Papa.
Si tratta di test genetici che possono verificare un singolo gene oppure una batteria di geni con quella che viene definita NGS (Next Generation Sequencing). Sono esami che si eseguono sul pezzo di tessuto asportato durante l’operazione: identificare un’alterazione molecolare è come scoprire un bersaglio su cui meglio direzionare la cura.
“Al momento – prosegue Silvia Novello – sappiamo il tipo di cancro (adenocarcinoma), mancano le caratteristiche molecolari e lo stadio di malattia, che viene stabilito definitivamente sul pezzo operatorio asportato. Anche l’informazione sui linfonodi prelevati dal chirurgo dice molto: se sono “puliti” significa che la malattia non si è estesa nelle zone vicine al tumore. Il Papa sembra reagire bene al momento, ma per capire se sia davvero fuori pericolo bisognerà attendere gli esami specifici sull’analisi del tessuto asportato.
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