Più che un vero e proprio attentato organizzato, l’azione di un singolo o di un piccolo gruppo. E’ questa la principale preoccupazione dei servizi segreti di tutta Europa di fronte alle minacce dell’Isis. Attacchi dei cosiddetti “lupi solitari”. Proprio in un nuovo video diffuso ieri sera i combattenti francesi incitano i connazionali musulmani a unirsi alla causa dei jihadisti dello Stato islamico e a lanciare attacchi da “lupi solitari” in Francia, come riferisce il Site. E l’Italia non è esente dal pericolo, anzi: “Il nostro livello di allerta e’ alto. Noi siamo in prima linea da anni e dall’Italia sono partiti oltre 50 persone sostenitrici del califfato”, ha detto il ministro dell’Interno Angelino Alfano a Otto e mezzo, su La7.
Tra i pincipali obiettivi nel mirino dei terroristi ci sarebbe Papa Francesco. Il Vaticano è stato già minacciato più volte in modo esplicito, basti pensare all’immagine della bandiera nera issata sull’obelisco in Piazza San Pietro. ma sembra che ora i responsabili della sicurezza di Bergoglio siano particolarmente preoccupati, come racconta il Corriere della Sera. Anche perché Francesco ha scelto, fin dall’inizio del suo Pontificato, di stare sempre a contatto con i fedeli a dispetto delle misure di sicurezza per la sua persona.
Francesco non vuole l’auto blindata, ama immergersi tra la folla ed è, in generale, sostanzialmente allergico a qualsiasi restrizione della sua libertà come a qualsiasi ostacolo tra lui e la folla.
I servizi dei paesi occidentali, come quelli del Vaticano, ritengono al momento non concreta la possibilità di un’azione terroristica concordata ed organizzata, ma non escludono affatto la possibilità che qualche singolo possa attentare alla vita del Pontefice, magari utilizzando i sempre più diffusi droni, capaci di arrivare quasi ovunque e difficilissimi da intercettare.
E tra poco più di una settimana, a fine novembre, Bergoglio sarà in visita in Turchia. Un viaggio particolarmente delicato dal punto di vista della sicurezza. Il paese di Erdogan, oltre ad essere una nazione sempre più islamizzata, è anche pericolosmente vicina, e non solo geograficamente, al conflitto che sta insanguinando il Medio Oriente.
Già lo scorso agosto, mentre il pontefice stava rientrando in Vaticano dal viaggio in Corea, gli fu sconsigliato di fare tappa in Kurdistan, dove avrebbe voluto fermarsi per lanciare un appello a favore dei cristiani perseguitati. Gli 007 gli fecero capire che non era il caso perché fortissimo era il rischio di un attentato e assai limitate le possibilità di garantirgli un livello di sicurezza adeguato.

