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Cronache

di Antonino D'Anna

La scelta di Jorge Mario Bergoglio per il successore di Tarcisio Bertone alla guida del governo vaticano è il veneto Pietro Parolin, attuale Nunzio apostolico in Venezuela. La scelta è quantomai di prestigio, visto che Parolin ha svolto delicate missioni per conto del Vaticano (gestiva i dossier Cina e Vietnam) nel corso della sua carriera. Ed è una scelta di sostanziale continuità se non di ritorno all'antico: è stato chiamato a svolgere il ruolo di Segretario un diplomatico di carriera, esattamente come i suoi predecessori eccetto Bertone. Il cardinale salesiano era stato infatti scelto da Benedetto XVI per dare un'impronta più “pastorale” al governo della macchina vaticana.

Una scelta che ha sollevato spesso le perplessità dei diplomatici (si racconta che andassero dal predecessore di Bertone, Angelo Sodano, a rendergli omaggio dopo aver visitato il successore nei Sacri Palazzi) e che non è piaciuta – ad esempio – agli USA: in proposito Affaritaliani ha pubblicato i cablogrammi di Wikileaks in cui viene minuziosamente analizzata la visita di Bertone a Cuba nel 2009, visita che irritò non poco i diplomatici yankee i quali giunsero a definire il cardinale uno “yes-man”, titolo che lui apprezzò non poco visto che – disse – era felice di dire di sì al Papa. Un ritorno all'antico, dunque. Un diplomatico in Segreteria, di grande esperienza, che conosce il mondo latinoamericano (e il Papa che ne è venuto) ma soprattutto ha la fermezza e le capacità per affrontare i dossier più scottanti sul tavolo. Il primo si chiama Pechino, dove la Chiesa cattolica fedele a Roma è perseguitata dal 1951 e dove Parolin aveva iniziato a fare progressi quando, grazie all'interessamento del cardinal Joseph Zen Ze Chiun, arcivescovo emerito di Hong Kong, Roma ha assunto una posizione più rigida nei confronti di Pechino.

È una situazione sclerotizzata, caratterizzata da un comportamento altalenante dei cinesi verso il Vaticano, che richiede tempo e molta pazienza per essere gestita. Discorso analogo nel caso del Vietnam, dove la situazione della libertà religiosa era promettente ma per il momento non ha avuto seguito se non un comunicato del 2012 che parlava di “sviluppi positivi e progressi nelle relazioni” tra Vaticano e Hanoi. Parolin è l'uomo giusto per portare a compimento tutti i passi per la nascita di rapporti diplomatici tra queste due realtà. Certamente – per il momento – la segreteria di Parolin si annuncia come un mandato ampiamente diplomatico e meno concentrato sugli affari interni della Curia. Se è vero che il Papa pensa all'istituzione di un Moderator Curiae, che come tale dovrebbe assorbire i compiti del Segretario di Stato per quanto riguarda gli affari interni del governo vaticano (e Affaritaliani aveva indicato il cardinale Francesco Coccopalmerio, grande elettore di Bergoglio, per questa carica), allora la scelta del nuovo Segretario è il preannuncio di un grosso cambiamento nell'assetto della Curia. Certo è che – stando così le cose e se così cambieranno – nessun successore di Bertone potrà avere un potere e un peso pari a quello del Segretario di Stato uscente. Così influente e importante da generare, con la consueta bonomia vaticana, una battuta: la sigla SDB non vuol dire solo “Società Don Bosco” (ossia i Salesiani), ma anche “Sono Di Bertone”.

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