Logistica e infrastrutture, al Senato la sfida della riforma portuale e interportuale per un’Italia più competitiva nel Mediterraneo
La necessità di avviare una riforma organica del sistema portuale e interportuale italiano, fondata su una pianificazione di medio e lungo periodo, è stata al centro del convegno “La riforma portuale e interportuale: alla ricerca di un processo pianificatorio di medio e lungo periodo”, promosso dalla senatrice Giusy Versace e dall’onorevole Alessandro Colucci presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, al Senato della Repubblica. L’iniziativa, alla presenza del viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico, delle professioni, delle imprese e delle infrastrutture per un confronto sulle sfide che attendono il sistema logistico nazionale in una fase di profonda trasformazione economica, geopolitica e tecnologica.
Nel corso dell’evento è emersa con forza la consapevolezza che porti, interporti, reti ferroviarie, infrastrutture energetiche e sistemi logistici non possano più essere considerati elementi separati, ma componenti di un unico ecosistema nazionale della mobilità, della produzione e della sicurezza economica. In un contesto internazionale segnato da profonde trasformazioni geopolitiche, dall’evoluzione delle catene globali del valore e dalla crescente centralità del Mediterraneo, i relatori hanno evidenziato la necessità di superare una logica esclusivamente amministrativa o emergenziale, per adottare una visione strategica di lungo periodo.
Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo dei porti come piattaforme logistiche integrate, capaci di connettere territori, imprese e corridoi europei, favorendo al tempo stesso processi di sviluppo sostenibile e valorizzazione delle comunità locali. È stata inoltre sottolineata l’importanza di rafforzare il coordinamento tra pianificazione territoriale, investimenti infrastrutturali e politiche industriali, affinché le opere strategiche possano generare effetti duraturi sulla crescita economica e sull’occupazione.
Nel dibattito è emersa anche la necessità di sviluppare una vera e propria Dottrina italiana del tempo strategico, fondata sulla capacità delle istituzioni di pianificare e governare trasformazioni che si sviluppano nell’arco di decenni e non di singole legislature.
Secondo i partecipanti, la competitività futura del Paese dipenderà non soltanto dalla disponibilità di infrastrutture fisiche, ma anche dalla capacità di costruire e governare quelle che sono state definite infrastrutture cognitive sovrane: sistemi in grado di integrare dati, conoscenze, modelli previsionali e processi decisionali per supportare la pianificazione, la resilienza e la continuità operativa delle reti strategiche nazionali. La giornata di confronto ha confermato come la competitività del sistema Paese dipenda sempre più dalla capacità di integrare infrastrutture fisiche e infrastrutture cognitive all’interno di una visione unitaria dello sviluppo. Porti, interporti, reti ferroviarie, aeroporti, energia, dati e piattaforme digitali costituiscono oggi elementi di un’unica architettura strategica nazionale.
In questa prospettiva, sicurezza, resilienza, sostenibilità e innovazione non rappresentano obiettivi distinti, ma dimensioni complementari di una medesima strategia di sviluppo. È emersa infine la convinzione che il XXI secolo richieda all’Italia non soltanto nuove opere, ma una nuova capacità di interpretare e governare il tempo lungo, trasformando conoscenza, interoperabilità e pianificazione strategica in fattori essenziali della sovranità nazionale.
“Sono orgogliosa di ospitare questo appuntamento dedicato a porti e interporti, mentre il Paese può finalmente contare su una legge quadro, la n. 177 del 2025, attesa da oltre trent’anni, che riconosce il ruolo strategico degli interporti e di un comparto, quello della logistica, che tra occupazione diretta e indiretta coinvolge circa un milione di lavoratrici e lavoratori”, ha dichiarato l’onorevole Valentina Versace, promotrice dell’iniziativa.
“La Carta di Taranto, siglata lo scorso marzo, è un’ottima base di partenza perché mette al centro anche la digitalizzazione e rappresenta un’opportunità per avviare nuovi confronti istituzionali e legislativi. Una logistica più snella ed efficiente non è un tema astratto: significa anche abbattere i costi lungo la filiera e incidere sul prezzo finale delle merci che tutte e tutti acquistiamo ogni giorno. Un Paese marittimo come il nostro non può permettersi di programmare queste politiche con l’orizzonte di una sola legislatura, ma con quello di una generazione, se vuole essere davvero centrale e protagonista nel Mediterraneo e in Europa”, ha aggiunto Versace.
Per Alessandro Colucci, presidente dell’Intergruppo parlamentare per lo Sviluppo sostenibile e promotore dell’iniziativa, la pianificazione strategica rappresenta oggi una priorità nazionale. “In un momento di instabilità geopolitica come quello che stiamo vivendo, la possibilità di contare su una rete infrastrutturale solida e logisticamente avanzata è fondamentale”, ha dichiarato.
“Per questo una pianificazione strategica capace di superare la frammentazione e di mettere in rete porti, interporti, infrastrutture energetiche, ferroviarie e digitali all’interno di una visione unitaria dello sviluppo è imprescindibile. La competitività del nostro Paese si gioca sulla capacità di programmare il futuro con orizzonti di lungo periodo, valorizzando il ruolo centrale del Mediterraneo e rafforzando la connessione tra infrastrutture, innovazione e crescita economica. È necessario avviare una riforma organica che renda il sistema logistico nazionale più efficiente, resiliente e in grado di sostenere le sfide dei prossimi decenni”, ha concluso Colucci.
Nel corso del confronto, Ercole Incalza, esperto di trasporti e logistica, ha richiamato il valore strategico della Carta di Taranto. “È stata un’occasione particolare, perché dai contenuti di un dibattito aperto è emerso un obbligato riferimento strategico che vuole difendere il valore economico prodotto dalla logistica e dall’import-export presenti nel nostro Paese: la logistica vale 114 miliardi, l’import-export 700 miliardi, pari a oltre il 40% del Pil”, ha affermato.
Secondo Incalza, “la riforma portuale e interportuale diventa oggi la più grande occasione economica che vive il nostro Paese. Sbagliare questa riforma significa spegnere il futuro dell’Italia”. Un futuro che, alla luce dei cambiamenti in corso, reinventa ruolo e funzioni del Mediterraneo. “Cambiamenti come il corridoio IMEC, il canale di Istanbul, la Via della Seta e il corridoio Mombasa-Lagos non possono non modificare le modalità con cui sono gestiti i nostri porti e i nostri interporti”, ha sottolineato. Per Incalza occorre “una carica manageriale forte e diversa” e servono “vere Spa”. L’esperto ha inoltre evocato la possibilità di costruire un consorzio dei porti del Mediterraneo. “La mia è utopia? Forse sì, ma come diceva Braudel: senza utopia ci si innamora solo del passato”, ha concluso.
Sul tema delle risorse e degli investimenti è intervenuta anche l’avvocato Cristina Lenoci, sottolineando il ruolo centrale del partenariato pubblico-privato. “Stiamo vivendo un momento storico cruciale, perché il rilancio strategico del nostro Paese passa necessariamente dalla riforma del sistema portuale. Il Pnrr è ormai al termine e con esso sono giunti al capolinea gli stanziamenti della comunità europea. Notoriamente, l’Italia è a corto di risorse economiche pubbliche”, ha dichiarato.
“Conseguentemente, il coinvolgimento dei capitali privati, attraverso lo strumento del Ppp, diviene essenziale per lo sviluppo strategico del sistema portuale e dell’intero comparto infrastrutturale del nostro Paese. Nel corso dell’evento abbiamo affrontato, da più angolazioni, il tema della riforma portuale e interportuale come esigenza di ricerca di un processo pianificatorio di medio e lungo periodo, nell’ambito del quale la disciplina del Ppp e, in particolare, lo strumento della finanza di progetto assumeranno un ruolo di capitale importanza”, ha concluso Lenoci.
Il convegno ha dunque evidenziato la necessità di una riforma capace di guardare oltre l’urgenza e oltre i tempi brevi della politica, con l’obiettivo di costruire un sistema logistico nazionale più competitivo, integrato e resiliente. Una sfida che riguarda direttamente il posizionamento dell’Italia nel Mediterraneo, la crescita economica dei territori e la capacità del Paese di affrontare le trasformazioni dei prossimi decenni.

