di Pietro Mancini
“Per Mattarella, per Volpe, per Gullotti, la mafia non è il male, essa è sempre altrove, spesso fuori dall’Isola. È l’accusa, infondata, che i nemici della Sicilia usano per affossarla. Moltissimi siciliani lo pensavano allora e lo pensano adesso. Ancora oggi ritengono che Milano sia ancora più inquinata di Palermo e di Catania. A Milano è stata scoperta la massiccia corruzione delle tangenti, a Palermo e a Catania, soltanto, sporadici episodi. Più chiaro di così, si muore…”. Queste osservazioni e altri passi-contenuti nel librone “Da Cosa nasce Cosa”- sulla presunta contiguità con il capomafia italoamericano, Joe Bonanno, di Bernardo Mattarella, padre dell’attuale, silenzioso Capo dello Stato e di Piersanti, ucciso 35 anni fa, quando era Governatore della Sicilia, non sono affatto piaciuti ai familiari del defunto ministro dc. E hanno appioppato una querela allo scrittore e giornalista catanese, Alfio Caruso, autore del volume, 764 pagine, una storia, molto documentata, della mafia, dal 1943 ad oggi.
Un mese fa, il giudice di Palermo, don Enrico Catanzaro, aveva proposto una conciliazione della vertenza tra le parti, nella quale respingeva ogni intervento sul libro, bocciava la richiesta di ritiro dalle librerie del volume, negava qualsiasi richiesta economica (presunti danni e spese legali). Ma aveva concesso ai Mattarella il diritto di replica, da esplicarsi con una nota, da pubblicare sul sito della casa editrice Longanesi. Il contenuto della nota avrebbe dovuto essere predisposto, nell’udienza del 23 novembre prossimo, e, comunque, non avrebbe dovuto intaccare il diritto di cronaca e di critica dell’autore.
Infine, e questo venne considerato un successo dello scrittore, la toga di Palermo aveva stabilito che i Mattarella e la Longanesi avrebbero dovuto rifondere le spese legali, sostenute da Caruso. Un capoverso, infine, aveva chiarito che, se i querelanti non avessero firmato la conciliazione, il giudice avrebbe accettato gli ulteriori documenti, presentati dall’avvocato dello scrittore, Fabio Repici. Secondo il legale, sarebbe l’anticipazione della assoluzione. Ieri, tuttavia, i legali di don Sergio Mattarella e dei figli del defunto don Piersanti hanno respinto la proposta del giudice Catanzaro. E hanno avanzato una controproposta al querelato, nella quale lo attaccano per aver diffuso, anche in un altro libro, “Il lungo intrigo”, una “ricostruzione di fatti e affermazioni offensive, lesive della figura di Bernardo e Piersanti Mattarella”.
“Niet” anche alle corresponsione delle spese legali allo scrittore a causa del “comportamento processuale di Caruso e in particolare per il contenuto, ostinatamente diffamatorio, nei confronti dei Mattarella anche degli atti difensivi, da lui prodotti, dopo il deposito in giudizio, da parte degli attori, delle pronunce dell’Autorità Giudiziaria”. Un documento di 7 cartelle, quello firmato dagli avvocati di Palermo, Antonio Coppola e Giuseppina Cassata, molto critico, nel tono e nelle argomentazioni, sulla proposta del giudice Catanzaro. Vengono evidenziati pronunciamenti giudiziari favorevoli a don Bernardo Mattarella, in particolare una sentenza del tribunale di Roma, nel lontano 1967, nella quale si affermò che il politico siciliano “ha espresso, sempre, in modo inequivoco, la sua condanna del fenomeno mafioso e la coerenza alla quale, sin dall’inizio, e poi per tutto l’arco della sua vita politica, ha saputo improntare tale atteggiamento”.
E si aggiunge che il padre di Sergio e Piersanti Mattarella non è “mai entrato in contatto con l’ambiente mafioso, da lui, invece, apertamente e decisamente, osteggiato, nel corso di tutta la sua carriera politica”. Quanto al defunto Governatore della Sicilia, i legali hanno citato i punti della sentenza della Corte di Assise di Palermo sull’efferato assassinio di Piersanti Mattarella, in particolare sottolineando che l’azione del politico, ucciso nel 1980, “non era, certo, rivolta contro l’una o l’altra delle singole famiglie di Cosa Nostra. Ma, anzi, proprio per la coerenza e la completezza del disegno politico, che la ispirava, rappresentava un pericolo per le illecite attività dell’intera organizzazione”. Lo scontro, non solo nelle aule di giustizia, dunque, continuerà. Ieri Alfio Caruso ci ha dichiarato : ” Quello che penso di questa vicenda l’ho già detto, posso solo ripeterlo. Trovo inspiegabile l’improvviso accanimento della famiglia nei miei confronti, dopo 50 anni di silenzio sul tanto scritto a proposito di Bernardo e Piersanti Mattarella. Silenzio che prosegue: basta leggere le ultime interviste, rilasciate dal mafioso Francesco Di Carlo sui suoi stretti rapporti con Piersanti. Stupito, pure, dal tono e dalle argomentazioni, usate dagli avvocati nei confronti del giudice Catanzaro. Sono sempre i legali dell’attuale Presidente del Csm…”.
