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Cronache
Regeni, Fico ad Al Sisi: "Rapporti tesi finché non si arriverà alla verità"

"I rapporti con l'Egitto resteranno tesi finché non ci saranno passi avanti nella verità sulla morte di Giulio Regeni, morto due volte per via dei depistaggi". E' un messaggio molto deciso quello che Roberto Fico ha portato al Cairo. Stamattina, alle 9:30, il presidente della Camera ha incontrato il capo di Stato egiziano Abdel Fattah Al-Sisi. "Quello che gli ho detto - ha raccontato in un punto stampa un'ora e mezza dopo - è che noi non arretreremo finché non scopriremo cos'è successo a Giulio, che era un amico dell'Egitto, un costruttore di pace. Non si è trattato di qualcosa di casuale, una rete di 9 persone lo ha prima pedinato, poi catturato, torturato, ucciso".

La risposta di Al-Sisi ha tentato di essere distensiva: il presidente "ha affermato di aver dato istruzioni per eliminare ogni ostacolo alle inchieste in corso al fine di risolvere il caso, giungere ai criminali e consegnarli alla giustizia" recita una nota della presidenza egiziana. Che ribadisce anche "la determinazione dell'Egitto a scoprire la verità sulla tortura a morte di Giulio Regeni".

Fico ieri aveva incontrato il suo omologo, il presidente del Parlamento egiziano, cui aveva portato di fatto lo stesso messaggio. Si è parlato di protocolli da far partire insieme al Cairo, ma per lavorare serenamente - ha detto l'esponente del M5S - bisogna che prima ci sia qualcosa di concreto sulla vicenda del ricercatore ucciso.

"Al-Sisi mi ha assicurato che per l'Egitto è una priorità fare piena luce - ha detto ancora stamattina il presidente della Camera - ma io sono stato molto chiaro nel dire che adesso servono i fatti. Sono passati due anni e mezzo e non c'è ancora un processo in corso. Ci sono solo indagini e questo non è accettabile. Siamo a un punto di stallo". "Sarà un processo complicato, ne siamo consapevoli - ha proseguito il presidente della Camera - ma va stabilità la verità su quanto accaduto. E al presidente ho portato anche la mia preoccupazione sulla carcerazione di Amal Fathi, la moglie di uno dei consulenti legali della famiglia Regeni. Sono molte le associazioni che sono venute a Montecitorio a chiedere la sua liberazione".

Il presidente della Camera ha poi lodato i magistrati italiani, "la procura di Roma ha fatto un lavoro eccezionale. Spero che il prossimo incontro con quella del Cairo, probabilmente a ottobre, faccia compiere dei passi avanti definitivi sulla via di un processo. Per individuare non solo i colpevoli materiali dell'assassinio, ma anche la rete che c'era dietro".

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