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Renzi propone una legge al mese. Ma sbaglia

Il grido di dolore degli artigiani e dei commercianti, che hanno sfilato martedì a Roma denunciando il letale soffocamento del fisco e della burocrazia, è comune a molti altri settori della società.
E’ un segnale di insofferenza sociale – ormai di strutturate dimensioni culturali – che ci deve fare riflettere prima di promettere una riforma al mese, come fatto dal neo premier Renzi nei giorni scorsi: ogni riforma, infatti, si traduce necessariamente in una legge e, inevitabilmente, in ulteriore burocrazia.
Mi chiedo, peraltro, con 8 – sottolineo 8 – decreti legge in corso di conversione alla Camera – tutti relativi a temi di grande rilievo, come l’entrata in vigore del cd. “Sistri”, ovvero il sistema di tracciabilità dei rifiuti, il decreto “svuotacarceri”, il provvedimento che riduce il finanziamento pubblico ai partiti, il “salva Roma” e il finanziamento delle missioni all’estero – come ci siano le condizioni, tecniche prima che politiche, per produrre nuove leggi – che poi sarebbero altri decreti legge di produzione governativa, dunque da convertire – per di più a botta di una al mese. Attenzione, perché la società è satura; vuole semplificazione, non nuove leggi.
Meglio una sola, purchè “buona”, riforma in un anno – che semplifichi perciò la vita della gente lasciando a ciascuno di noi il tempo e la testa per pensare solo a fare bene il proprio mestiere – piuttosto che tante riforme che si traducano in leggi oscure e mortificanti. Che aiutano solo i furbi.
E’ sotto gli occhi di tutti un fenomeno che mi sembra tutto italiano: fenomeno che ci insegna che relazionarsi con le leggi – e, conseguentemente, con la pubblica amministrazione – è ormai sempre più complesso e aleatorio; la mia esperienza professionale mi dimostra, ogni giorno di più, che la fase di stallo della nostra economia e della nostra società è dovuta – in misura non minore alla pressione fiscale – all’ingessatura cui ci costringe il diluvio di leggi, delle quali la burocrazia si nutre aumentando a dismisura le proprie dimensioni.
Il contributo della bulimia legislativa all’inspessimento delle formalità burocratiche è sotto gli occhi di tutti e caratterizza ogni settore della società: economia, urbanistica e pubblica amministrazione sono certamente gli ambiti più colpiti. Ambiti che – se soffocati dalla burocrazia – mortificano la società, invece di essere la culla della sua crescita.
Basta pensare (è solo uno esempio tra i tanti che mi sovvengono) ai grandi cambiamenti che le legge anticorruzione – ed i relativi provvedimenti attuativi – stanno comportando per chi lavora nella e con la pubblica amministrazione: si tratta di tantissime norme complesse, e perciò particolarmente interpretabili, che prevedono articolate formalità burocratiche – tutt’altro che di semplice comprensione – e, di conseguenza, necessitano di tempo per essere applicate, migliorate e, in definitiva, “digerite” dal sistema economico e sociale. Non bisogna, su questi temi, lasciare spazio alla demagogia; essere critici con certe leggi anticorruzione non significa essere a favore della corruzione. Al contrario, io credo che, soprattutto in un settore così delicato, si debba sempre ricordare che la corruzione è nemica della semplificazione, ma si annida facilmente nella burocrazia. Che diventa un muro che si può pensare di aggirare solo con la “mazzetta”.
Oggi la grande sfida per chi vuole aiutare gli italiani – morte le tradizionali ideologie e (speriamo) contrapposizioni – è quella di riuscire a impostare un’azione politica decisamente pragmatica, e che si ponga come primario obiettivo la semplificazione: sembra scontato, ma, in realtà, questo obiettivo è più di un’ambizione. E’ un sogno.

Guido Camera