ANBI, inquinamento nel Naviglio Grande per 28 chilometri: intervento evita danni a 100mila ettari agricoli
Uno sversamento di idrocarburi lungo 28 chilometri del Naviglio Grande, nel Milanese, ha fatto scattare un intervento urgente per limitare la diffusione della sostanza inquinante e proteggere il sistema irriguo. Secondo l’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue, il tempestivo intervento del Consorzio di bonifica Est Ticino Villoresi avrebbe consentito di evitare conseguenze molto più pesanti per l’agricoltura del territorio.
Fin dalle prime fasi dell’emergenza, il Consorzio, che opera per conto di Regione Lombardia, ha collaborato al presidio della rete idrica e alle operazioni necessarie per contenere l’inquinamento, cercando di impedire che gli idrocarburi raggiungessero le aree agricole alimentate dalle acque del Naviglio.
Secondo ANBI, senza l’intervento dell’ente consortile le conseguenze avrebbero potuto estendersi su una superficie molto ampia. “Senza l’intervento dell’ente consorziale sarebbero stati contaminati 100.000 ettari di territorio ed oggi saremmo a parlare non solo di grave danno ambientale, ma anche economico a discapito di un’agricoltura già penalizzata dalle conseguenze della crisi climatica“, ha dichiarato Massimo Gargano, direttore generale di ANBI. Il punto centrale riguarda infatti non solo la qualità dell’acqua, ma anche il ruolo del Naviglio Grande nel sistema irriguo lombardo. Un’eventuale contaminazione diffusa avrebbe potuto avere ripercussioni dirette sulle attività agricole servite dalla rete.
Il caso del Naviglio Grande si inserisce in un quadro più ampio. Secondo i dati richiamati da ANBI, ogni anno in Italia vengono individuati almeno 400 sversamenti di idrocarburi nelle acque superficiali. Circa un centinaio di episodi interessa anche alvei e falde. Oltre il 30% degli inquinamenti ambientali denunciati ai danni dei corpi idrici riguarda sostanze come gasolio, olio esausto e solventi petroliferi. In molti casi, secondo ANBI, si tratta di sversamenti illeciti effettuati per evitare i costi legati allo smaltimento. I Consorzi di bonifica possono essere coinvolti nelle attività di contenimento e prelievo delle sostanze, ma non hanno una competenza specifica su questo tipo di emergenze ambientali. La loro attività è infatti principalmente legata alla gestione delle acque, alla sicurezza idraulica e alla bonifica agricola.
Il presidente di ANBI, Francesco Vincenzi, ha sottolineato il problema più generale della tutela delle risorse idriche. “Dalla lettura dei dati emerge che sono almeno 400 gli sversamenti di idrocarburi in acque superficiali individuati annualmente in Italia“, ha spiegato Vincenzi, sottolineando come la risposta dei Consorzi di bonifica rappresenti spesso un supporto operativo alle attività di contenimento. Per il presidente di ANBI, alla base del fenomeno esiste anche un problema culturale. “Troppo spesso i corpi idrici vengono considerati come autentiche discariche“, ha affermato, richiamando anche le risorse che ogni anno vengono destinate alla pulizia degli alvei, in particolare per la rimozione delle materie plastiche.
A confermare le criticità legate alla qualità delle acque c’è anche il dato citato da ANBI e attribuito a ISPRA: il 13% dei fiumi italiani non raggiunge il buono stato chimico. Il caso del Naviglio Grande riporta quindi l’attenzione sul rischio legato agli sversamenti di sostanze inquinanti nei corsi d’acqua e sulle possibili conseguenze non solo per l’ambiente, ma anche per l’agricoltura e per l’intera economia dei territori interessati.


