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Cronache
Roma, l'apoteosi Raggi: dalla propaganda alle scuse per tutti gli errori

di Andrea Catarci *

Fare il sindaco di Roma per Virginia Raggi “è stato un inferno”. Lo ha ammesso lei stessa durante la trasmissione di Floris su La7, con parole nette: “i primi 2 anni non li auguro a nessuno e 5 come li ho avuti io equivalgono a 15 in un ministero”.

Pochi giorni prima aveva riconosciuto di aver sbagliato nei confronti dell’ex sindaco Marino, sia nella pessima uscita “manettara” con le arance in mano sia sulla vicenda degli scontrini. A seguire, pur senza dirlo, confessa di aver preso una cantonata nell’approccio ai grandi eventi e con la rinuncia alla candidatura olimpica, quando in vista di Expo 2030 richiede un impegno comune di tutte le forze politiche.

Sembrerebbe il preludio di un abbandono ma così non è.

Lo slancio di onestà intellettuale termina presto e la Sindaca torna a immergersi nella campagna elettorale iniziata fin dallo scorso autunno, con il medesimo obiettivo di sempre, far dimenticare alla cittadinanza sia il vuoto di idee e progettualità che le innumerevoli malefatte compiute. Dichiara di aver acquisito esperienza nella gestione della macchina amministrativa e quindi di essere la scelta giusta; ritiene di poter mostrare una Capitale con tanti lavori in corso; scopre che per Roma servono semplificazione di norme e competenze, poteri speciali e maggiori sostegni economici dal governo nazionale, cose che evidentemente non aveva capito fino al mese scorso; riprende nelle narrazioni fantastiche dal mondo di Raggilandia, vantando l’acquisto di 62 autobus ecologici a metano che in realtà sono diesel, rientranti in quelli che dal 2024 dovrebbero essere banditi dal centro, per cui spendere qualcosa come 27 milioni appare una follia.

La Sindaca e la sua maggioranza si sono mossi con irresponsabile disinteresse per le sorti di Roma, puntando tutto sulla propaganda per negare la realtà, facendo poco e sbagliando tanto, annunciando il cambiamento e imponendo un vero e proprio medioevo. Hanno acuito i problemi che la nostra Capitale aveva già, a cominciare dalla questione sociale: basti pensare all’odiosa noncuranza per le sofferenze prodotte dalla pandemia, dimostrata sia con il pessimo utilizzo delle risorse assegnate da governo e regione per i bonus che rifiutando di sostenere fattivamente l’azione delle reti della solidarietà. O al tracollo delle grandi aziende pubbliche, Ama e Atac in testa; all’arretramento del sistema dei rifiuti e dei trasporti; alla riduzione ai minimi termini della manutenzione urbana; all’azzeramento dell’urbanistica, con gli uffici indirizzati unicamente sulla spinosa vicenda dello stadio a Tor di Valle, conclusa peggio di come era iniziata; ai maltrattamenti riservati alle migliori realtà socio-culturali, Casa Internazionale delle Donne e Lucha y Siesta in testa. Serve ripartire dall’esatto opposto: responsabilità sociale e condivisione, cura e amore per i quartieri, piani e idee lunghe di trasformazione, coraggio e concretezza.

Eppure solo pochi anni fa Virginia Raggi ha riportato una vittoria schiacciante: ancor più alla luce della sua pochezza politico-amministrativa non si può eludere il nodo di interrogarsi sulle motivazioni di quell’affermazione, con l’obiettivo di adottare i necessari correttivi. Sicuramente ha influito l’ascesa nazionale del M5S e il richiamo a bassi istinti ed elementi giustizialisti. Ci sono stati, però, anche fattori propriamente romani, come la perdita di fiducia verso la classe dirigente progressista avvertita come distante, compromessa, burocratica e notarile, concentrata sul centro-(ex)vetrina e basta, in un contesto in cui le cosiddette periferie ormai SONO la città: a parte 80.000-90.000 persone, il resto dei quasi 3 milioni vive nei quartieri semicentrali e negli insediamenti più lontani, con il 25% che sta a cavallo del GRA, ormai non confine ma collegamento tra i tessuti urbani circostanti. La separazione più evidente è tra chi sta dentro l’anello ferroviario e chi sta fuori, con l’in che presenta redditi familiari simili alle città del centro-nord e l’out con valori di meno della metà, oltre a una disoccupazione più consistente e un numero di persone laureate nettamente inferiore.

Contrastare tale devastante disuguaglianza deve essere un obiettivo prioritario dello schieramento civico e democratico: ogni dimensione municipale va fornita delle componenti funzionali all’abitare e rafforzata nella struttura economica, nella dotazione di servizi, nei collegamenti con il nucleo delle mura Aureliane e con l’area metropolitana. Insieme, bisogna sicuramente evitare di esibire la “competenza” con saccenza - come se le scelte del passato fossero state sempre corrette! -, di dare per spacciata la Sindaca uscente, di sottovalutare il centro destra, antiromano e antipopolare ma socialmente radicato. Altrimenti si rischia.

In tale contesto le primarie devono essere confronto vero e accumulazione di forza, non una liturgia con l’ex Ministro Roberto Gualtieri vincitore predestinato. Per questo che a lui e a Ciani, Zevi, Caudo, Fassina si siano aggiunte l’ex M5s Cristina Grancio per i socialisti e una biografia “irregolare” come Imma Battaglia, proposta da Liberare Roma, è una buona notizia per la credibilità dell’evento e la successiva campagna elettorale.

* Andrea Catarci, coordinatore del Comitato scientifico di Liberare Roma

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