Nei supermercati di Potenza mancano prodotti freschi, acqua, farina e altri beni di prima necessità. I primi rifornimenti sono ripartiti, ma i danni dei blocchi si fanno ancora sentire. Il reportage di Affaritaliani tra scaffali vuoti, merce da buttare e commercianti che, nonostante le perdite, comprendono le ragioni degli autotrasportatori.
Sciopero tir, dal Foggiano alla Basilicata: i blocchi si allargano a macchia d’olio nel Sud
Il Sud è tornato a protestare contro il caro vita e l’aumento dei costi del carburante, ma ancora una volta sembra faticare a farsi ascoltare. Gli autotrasportatori denunciano margini di guadagno sempre più ridotti, spese diventate insostenibili e ritardi nell’erogazione degli aiuti già stanziati. Le mobilitazioni, partite da diversi presidi nel Foggiano e intensificatesi dal 16 ottobre in Calabria, Sicilia e Basilicata, si sono estese a macchia d’olio anche alla Campania e al Molise. Dai porti di Palermo e Gioia Tauro alla statale 106 Jonica, passando per il Vulture-Melfese, gli snodi pugliesi e i collegamenti autostradali campani, il fermo dei camion ha rallentato la circolazione delle merci, mettendo in difficoltà l’intera filiera agroalimentare.
Dopo il confronto del 20 ottobre con le associazioni di categoria, il Governo ha approvato il 22 ottobre un decreto di sostegno per autotrasporto, agricoltura e pesca, con ulteriori risorse per il credito d’imposta sul gasolio, 60 milioni di euro per gli agricoltori e 10 milioni per la pesca. Molti presidi sono stati sciolti, ma la protesta prosegue in alcune aree e i rifornimenti tornano alla normalità soltanto gradualmente.
Un’emergenza che riporta alla memoria quanto accaduto in Basilicata nell’autunno 2024, quando la crisi idrica della diga della Camastra costrinse 29 comuni lucani al razionamento dell’acqua, una vicenda che Affaritaliani aveva raccontato anche attraverso le testimonianze degli esperti. Oggi a mancare, in molti supermercati, sono invece latte, verdura e prodotti di prima necessità.
Le foto degli scaffali ancora vuoti nel capoluogo lucano
Potenza, il reportage di Affaritaliani tra scaffali vuoti e primi rifornimenti – VIDEO
Affaritaliani è entrato in diversi supermercati di Potenza nella giornata del 22 ottobre, quando iniziavano ad arrivare i primi camion dopo giorni di interruzioni. Le immagini mostrano bancali vuoti, frigoriferi parzialmente sguarniti e interi reparti ancora in attesa della merce. I responsabili dei punti vendita raccontano consegne saltate, incassi mancati e clienti costretti a cercare altrove i prodotti. Ma dalle loro testimonianze emerge anche una solidarietà diffusa verso le ragioni della protesta, pur con giudizi differenti sulle modalità dei blocchi.
Nei supermercati di Potenza manca l’essenziale. Alla Conad, scaffali vuoti da quasi due settimane: “Parlare di normalità è difficile”
“Parlare di normalità è difficile”. È la risposta del responsabile di un punto vendita Conad di Potenza alla domanda sulla ripresa dei rifornimenti, il 22 ottobre. I primi camion sono tornati a consegnare, ma la situazione resta complicata: “Gli scarichi di oggi sono stati davvero limitati: qualcosina sul reparto freschi, qualcosa al banco taglio. Il punto vendita è piuttosto sguarnito e ci auguriamo che dalle prossime ore si rientri piano piano alla normalità. La clientela ha trovato l’ortofrutta praticamente vuota, il murale dei freschi vuoto per quasi due settimane”.
Le difficoltà, infatti, risalgono a circa due settimane prima e hanno progressivamente coinvolto anche i prodotti di prima necessità: “Noi abbiamo avuto uno stop di fornitura proprio due settimane fa, rispetto alla regolarità degli ordini che vengono effettuati quotidianamente. Ci siamo mantenuti perché avevamo le nostre riserve, sia dal punto di vista dei freschi che in sala e in magazzino. Però fino a 24 ore fa iniziavamo veramente a essere in emergenza: farina, sale, zucchero, tutto ciò che è di prima necessità non c’era più. E un indicatore che ritengo preoccupante è quello delle conserve: fino a ieri legumi e prodotti conservati erano stati praticamente svuotati”.
A complicare la ripresa sono le rotte delle forniture, che attraversano anche le aree interessate dai blocchi, in particolare lungo i collegamenti adriatici e nel Foggiano: “Noi abbiamo banalmente rassicurazioni verbali che lasciano il tempo che trovano. La cooperativa che ci rappresenta ci dice che con molta probabilità riusciranno a scaricare, ma comprendo anche il fornitore: se lungo il tragitto incontra blocchi, è normale che salta tutto”.
Nonostante i danni, il responsabile conferma la propria solidarietà verso gli autotrasportatori e anche verso gli agricoltori. Ma cosa succede quando la protesta comincia a mettere a rischio anche l’approvvigionamento dei beni essenziali? “Assolutamente sì, sono solidale. Il limite della preoccupazione per la tenuta sociale è legittimo. Ci allarma il fatto di non avere la prima necessità all’interno di un negozio, di vedere clienti che si approvvigionano in quantità massive di legumi, quasi da scenario pre-apocalittico. Gli stessi collaboratori hanno avuto sensazioni simili a quelle del pre-lockdown. Benché io sia assolutamente solidale, lo strumento dello sciopero e della manifestazione va maneggiato con cautela. È uno strumento giusto da sostenere, ma da sapere anche maneggiare”.
Sulle risposte del Governo e sulla scarsa attenzione inizialmente riservata alle proteste del Mezzogiorno, il giudizio è ancora più netto: “Le soluzioni estemporane personalmente non mi impressionano più. Qualche anno fa vivevamo di DPCM, di navigazione a vista, di soluzioni ai problemi che si presentavano. Io credo che questa protesta sia stata probabilmente sottovalutata e di conseguenza non ascoltata, perché il tessuto produttivo del Sud Italia non è quello del Nord, non ha lo stesso peso specifico, non ha la stessa influenza. Sembra scontata la deriva campanilistica, ma come fai a negarlo in questo momento? Se si è dovuto attendere due settimane di sciopero a oltranza prima di rendersi conto che forse al telegiornale qualcosina in più bisognava dirla, su un problema precedente di una settimana agli assalti di Milano, massima solidarietà anche lì, però probabilmente lì fa più notizia”.
Un ulteriore problema riguarda i prodotti rimasti fermi durante i blocchi, che rischiano di arrivare deteriorati oppure in quantità superiori al necessario. Al punto vendita Conad non è ancora successo, ma il responsabile spiega come possa verificarsi: “Probabilmente non c’è stato un coordinamento nel processo ordinativo quotidiano, che è andato avanti nonostante la logistica fosse bloccata. Se continui a utilizzare il software come in un periodo normale, accumuli ordini. E ti trovi che ti rientrano tutte le referenze delle quali non eri provvisto, a doppio o a triplo. Il titolare del punto vendita non può farsi carico del latte che si sta ammalorando o delle verdure rimaste nei cassoni dei camion per dieci giorni. L’unica possibilità è cercare di bilanciare e muovere le scorte. Noi abbiamo tenuto finché potevamo”.
Il supermercato è arrivato anche a esporre avvisi per spiegare ai clienti che i prodotti non erano più disponibili, ringraziandoli per la comprensione. Quanto alle perdite economiche, è ancora presto per fare un bilancio, soprattutto per il rischio di perdere clienti: “La grande distribuzione si muove su intervalli di tempo più lunghi del giornaliero. Sicuramente un danno c’è, se ne parlerà, perché c’è la mancata vendita. Viviamo in un’epoca in cui la clientela non è più così facile da fidelizzare, il mercato è vorace. È un dato che si vedrà nel tempo”.
Eurospin, la merce torna ma è da buttare: “La grande distribuzione ha avuto una mazzata enorme”
In un supermercato Eurospin di Potenza, il 22 ottobre sono cominciati ad arrivare i primi rifornimenti dopo giorni di difficoltà. Ma parte della merce era ormai inutilizzabile, con conseguenze importanti per gli incassi: “Oggi abbiamo avuto per la prima volta dopo lunedì un po’ di ortofrutta e di freschi. Sono due reparti che non hanno proprio lavorato, quindi non abbiamo guadagnato niente. La merce che è arrivata non era più buona perché è stata ferma nei camion diversi giorni. La grande distribuzione ha avuto una mazzata enorme. Sto facendo le bolle di tutta la merce che stiamo distruggendo. Quando fanno questi blocchi ti fanno stare tre, quattro ore almeno con la merce sopra, che si rovina, e poi ti fanno tornare a deposito”.
Ma i supermercati condividono le ragioni della protesta? Il responsabile distingue la solidarietà verso gli autotrasportatori dai danni provocati dai blocchi, criticando anche la scarsa attenzione inizialmente riservata all’emergenza: “Non credo proprio che gli operatori della grande distribuzione siano d’accordo, abbiamo avuto solo danni. La vicinanza c’è, solo che per una settimana hanno fatto finta di niente e non lo dicevano neanche in principio. Gli scaffali giù al Sud sono vuoti dalla settimana scorsa, quando ne hanno parlato? Sicuramente i motivi sono giusti, però si deve arrivare a un obiettivo. Il trasportatore che si è fermato non ha guadagnato niente, così come tutta la filiera”.
Le critiche riguardano anche il confronto tra il ministro Matteo Salvini e le delegazioni dei trasportatori, svoltosi a Milano, e lo sblocco dei crediti d’imposta già spettanti alle imprese: “Dovevi metterti in aereo, dovevi scendere giù in Calabria o in Sicilia. Li hai fatti venire a Milano, dopo che non dormivano da una settimana, per dirgli: sì, io vi do subito i soldi del credito d’imposta. I trasportatori già li aspettano, sono fermi per burocrazia dello Stato. Sono già soldi nostri, non è che ci stai dando qualcosa in più”.
Ma ciò che più ha amareggiato il responsabile è stata la percezione di un’indifferenza generale verso le difficoltà del Mezzogiorno: “Ti devo dire la verità, la cosa che mi ha fatto più male sai qual è stata? L’indifferenza di tutto il resto dell’Italia. Il caro carburante c’è anche da loro, allora significa che noi siamo messi così male rispetto a loro perché non sentono proprio il bisogno di appoggiarci. Voi vi lamentate che pagate i pomodorini a otto euro al chilo a Milano e noi ce li abbiamo a due euro, allora siamo dei ladri? Questi ragionamenti li fanno, questo è il fastidio”.
A incidere sui rifornimenti sono state anche le diverse rotte logistiche, con il Foggiano tra le aree maggiormente interessate dai blocchi. Secondo il responsabile, un altro punto vendita della stessa insegna sarebbe stato costretto addirittura a chiudere: “Il deposito è a Melfi, e l’hanno bloccato. La zona che hanno bloccato di più è stata quella di Foggia, San Severo. Eurospin ha un negozio lì e l’ha chiuso per tre giorni. Noi siamo stati con il negozio mezzo vuoto, però non abbiamo chiuso”.
Sulle modalità della protesta, il responsabile lancia una provocazione: “Allora vai a Roma, blocca la mensa di Montecitorio, che non gli fai avere i gamberoni siciliani a un euro e forse qualcuno si sveglia. Ma così abbiamo preso le mazzate solo noi. Io sono un imprenditore, devo pagare gli stipendi, devo pagare le bollette. I depositi stanno gettando di tutto e di più, i fornitori non hanno potuto consegnare i loro prodotti”.
Il responsabile esprime infine solidarietà anche agli agricoltori, sottolineando il valore della produzione italiana e l’incidenza del costo dei trasporti sul prezzo finale degli alimenti: “Perché fanno un prodotto che è il nostro valore. Se tu non dai valore a quel prodotto è finita l’Italia, il Made in Italy. La verdura viaggia tutti i giorni dal campo. Il prodotto fresco deve arrivare al deposito, dal deposito ai negozi, e incide molto il costo del trasporto”.
MD, scaffali senza acqua e farina: “Il Sud è sempre stato l’ultima ruota del carro”
In un punto vendita MD di Potenza, i blocchi hanno lasciato per giorni gli scaffali senza acqua, farina, uova, verdure e altri beni di prima necessità. Le consegne quotidiane si sono interrotte dal fine settimana precedente e come per gli altri, soltanto il 22 ottobre sono cominciati ad arrivare i primi rifornimenti. Il responsabile racconta di perdite economiche significative e del rischio di perdere clienti, costretti a cercare altrove i prodotti mancanti. Durante l’emergenza, precisa, il supermercato non ha aumentato i prezzi. Nonostante i disagi, il responsabile condivide le ragioni delle proteste di autotrasportatori e agricoltori, purché portino a risultati concreti: “Tutto il settore ha problemi, dalla produzione al consumatore. Io sono d’accordo, solo se alla fine si è quagliato qualcosa, detta proprio in parole povere”.
Più duro il giudizio sulla scarsa attenzione mediatica riservata al Mezzogiorno: “Il Sud è sempre stato l’ultima ruota del carro, ma quella è una cosa di sempre. Non stiamo dicendo niente di nuovo. Siamo sempre tirati fuori. Gli autotrasportatori hanno dovuto bloccare tutto il Sud per far capire che esistono anche la Basilicata, la Campania e la Calabria. Eppure nemmeno dall’inizio: i telegiornali hanno iniziato a parlarne forse qualche giorno fa”.
Coop, i camion arrivati prima dei blocchi e le scorte che resistono più a lungo
Diversa la situazione in un punto vendita Coop di Potenza, dove la provenienza delle merci e i tempi delle consegne hanno permesso di limitare i disagi. Il responsabile spiega che, nonostante i depositi si trovino in Puglia, il supermercato è riuscito a ricevere alcuni rifornimenti prima che i blocchi raggiungessero le rotte utilizzate dai camion.
Gli scaffali vuoti osservati durante il sopralluogo erano quindi dovuti anche all’esaurimento delle scorte già consegnate, rapidamente acquistate dai clienti. Essendo uno dei pochi supermercati ancora riforniti in città, si era sparsa la voce e molti consumatori si erano recati proprio lì per trovare i prodotti mancanti altrove. Una differenza legata alla progressiva estensione dei presidi nel Mezzogiorno, che ha colpito in momenti diversi i collegamenti logistici delle catene commerciali.
Decò, nessun particolare disagio: le forniture locali salvano i rifornimenti
Situazione più tranquilla al Maxi Store Decò di Potenza, dove il responsabile riferisce di non aver registrato particolari difficoltà durante la protesta. Il camion del lunedì era infatti arrivato prima che i blocchi interessassero le rotte di approvvigionamento, permettendo al supermercato di mantenere una buona disponibilità di prodotti.
A fare la differenza è stata soprattutto la presenza di una rete di produttori e distributori locali, che ha consentito di garantire le forniture di latte, latticini, frutta e verdura anche nei giorni più complicati. Un sistema di approvvigionamento che ha permesso al punto vendita di evitare le carenze registrate in altri supermercati della città.
Il Sud che fa poco rumore, tra solidarietà ai camionisti e danni economici
Il sentimento comune raccolto nei supermercati di Potenza è la comprensione per le ragioni economiche degli autotrasportatori. I costi del carburante incidono direttamente sul prezzo del trasporto e, di conseguenza, sulla produzione, sulla distribuzione e sulla spesa dei consumatori. Una difficoltà condivisa anche dagli agricoltori, alle prese con costi crescenti e una redditività spesso giudicata insufficiente. La solidarietà, però, non significa approvazione incondizionata dei blocchi, che hanno provocato perdite e disagi lungo tutta la filiera.
Ma dalle testimonianze emerge anche una profonda insoddisfazione per il silenzio assordante che, secondo gli intervistati, ha accompagnato le proteste del Mezzogiorno. Per giorni gli autotrasportatori hanno fermato i camion, bloccato le strade e rallentato i rifornimenti, eppure la loro voce ha continuato a trovare poco spazio nell’informazione nazionale. Nemmeno i blocchi e gli scaffali vuoti, almeno inizialmente, sono bastati a far sentire il grido di un Sud che chiede di essere ascoltato. Una protesta che, nelle parole di chi ne ha subito le conseguenze, diventa anche la denuncia di un territorio che si sente troppo spesso lasciato ai margini, persino quando arriva a fermarsi per richiamare l’attenzione sulle proprie difficoltà.
Mentre diversi presidi vengono smantellati e le merci ricominciano a circolare, in Basilicata resta attiva la mobilitazione a Tursi. Per sabato 24 ottobre gli agricoltori del Metapontino hanno annunciato un nuovo corteo di trattori e camion lungo la statale 106 Jonica, da Marconia verso Metaponto. Per i supermercati di Potenza il ritorno alla normalità dipenderà dai prossimi carichi e dalla regolarità delle consegne. I prodotti rimasti invendibili durante i blocchi, invece, quelli no, non potranno essere recuperati. Intanto il Sud sta urlando e sta facendo rumore, ma c’è davvero qualcuno che ascolta?
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