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Scismi, da Lefebvre a Costantinopoli: ecco le volte in cui la fede si è spezzata

Dallo scisma lefebvriano di oggi, che riecheggia quello del 1988, fino alle grandi fratture della storia: storie di divisioni nella Chiesa cattolica

Scismi, da Lefebvre a Costantinopoli: ecco le volte in cui la fede si è spezzata

Da Nestorio a Lefebvre, passando per Costantinopoli e Avignone: gli scismi che hanno diviso la Chiesa cattolica

La storia sembra ripetersi. A 38 anni esatti di distanza dal 30 giugno 1988 – quando monsignor Marcel Lefebvre consacrò senza autorizzazione quattro vescovi, venendo scomunicato da Giovanni Paolo II – i lefebvriani hanno compiuto lo stesso gesto ad Econe, in Svizzera, ignorando l’appello di Papa Leone a fermarsi. Un nuovo capitolo di uno scisma che si trascina da quasi quattro decenni, ma che nella storia bimillenaria della Chiesa cattolica non è che l’ultimo di una lunga serie di fratture. Ma cos’è, esattamente, uno scisma? Il Codice di Diritto Canonico lo definisce come il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti. Diverso dall’eresia, che nasce da un disaccordo dottrinale, lo scisma è prima di tutto una rottura di obbedienza e di comunione: non si tratta di negare un dogma, ma di non riconoscere più un’autorità.

Lo scisma donatista (IV secolo)

Tra i primi grandi strappi della storia cristiana c’è quello donatista, esploso nel Nord Africa romano agli inizi del IV secolo. Al centro della disputa, la questione di come trattare i traditores, i sacerdoti che durante le persecuzioni di Diocleziano avevano consegnato le Scritture alle autorità romane. I donatisti, guidati dal vescovo Donato, sostenevano che i sacramenti amministrati da questi “traditori” fossero invalidi, dando vita a una Chiesa parallela rigorista. Il movimento, combattuto duramente anche da Sant’Agostino, sopravvisse per secoli prima di essere spazzato via dalla conquista islamica del Nord Africa.

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Lo scisma foziano (867)

Un secolo prima della rottura definitiva del 1054, un primo strappo tra Roma e Costantinopoli si consumò con il cosiddetto scisma foziano. Il patriarca Fozio, la cui elezione era contestata da Roma, arrivò a scomunicare papa Nicola I, accusando la Chiesa latina di eresia proprio per l’aggiunta del Filioque al Credo — la stessa questione che due secoli dopo avrebbe alimentato il Grande Scisma. La rottura fu ricomposta, ma le tensioni non si sopirono mai davvero.

Il Grande Scisma d’Oriente (1054)

La ferita più profonda e duratura della storia cristiana è senza dubbio quella che il 16 luglio 1054 separò Roma da Costantinopoli. Dietro la rottura formale – la scomunica reciproca tra il cardinale Umberto di Silva Candida e il patriarca Michele Cerulario – si nascondevano secoli di tensioni: il primato papale rivendicato da Roma contro il modello collegiale bizantino, differenze liturgiche come l’uso del pane azzimo o lievitato nell’Eucaristia, e soprattutto la controversa aggiunta del Filioque al Credo, che per l’Oriente alterava l’equilibrio teologico della Trinità. Da quella frattura nacquero due strade parallele: la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa, riavvicinatesi solo nel 1965 con la revoca reciproca delle scomuniche, dopo lo storico abbraccio tra Paolo VI e il patriarca Atenagora I a Gerusalemme l’anno precedente.

Lo Scisma d’Occidente (1378-1417)

Meno noto al grande pubblico ma altrettanto dirompente fu lo Scisma d’Occidente, quando per quasi quarant’anni la cristianità si trovò con due, e poi addirittura tre papi contemporaneamente: uno a Roma, uno ad Avignone e uno eletto dal Concilio di Pisa nel tentativo (fallito) di ricomporre la frattura. Fu il Concilio di Costanza, tra il 1414 e il 1418, a porre fine al caos con l’elezione di Martino V come unico pontefice. Le conseguenze, però, furono durature: il papato ne uscì indebolito, e la lunga crisi di autorità preparò indirettamente il terreno alla Riforma protestante del secolo successivo.

Lo scisma anglicano (1534)

Diverso per natura, ma altrettanto epocale, fu lo strappo voluto da Enrico VIII d’Inghilterra. Il rifiuto di papa Clemente VII di annullare il suo matrimonio con Caterina d’Aragona spinse il sovrano a rompere con Roma e a farsi proclamare, con l’Atto di Supremazia del 1534, capo supremo della Chiesa d’Inghilterra. Nacque così l’anglicanesimo, una Chiesa che pur mantenendo molti elementi della tradizione cattolica si sviluppò come confessione autonoma, aprendo la strada a secoli di conflitti religiosi tra cattolici e protestanti nelle isole britanniche.

I vetero-cattolici (1870)

Uno scisma più recente e circoscritto nacque in reazione al Concilio Vaticano I, che nel 1870 proclamò il dogma dell’infallibilità papale. Un gruppo di teologi e fedeli, soprattutto nei paesi di lingua tedesca, rifiutò il nuovo dogma e si separò da Roma, dando vita alla Chiesa vetero-cattolica, tuttora esistente e organizzata in diverse comunità nazionali in Europa.

Lo scisma lefebvriano: l’ultima ferita aperta

Rispetto a queste fratture epocali, lo scisma lefebvriano ha dimensioni più circoscritte, ma resta una delle divisioni più significative della Chiesa contemporanea. Nato dal rifiuto delle riforme del Concilio Vaticano II, in particolare sulla libertà religiosa e sulla riforma liturgica, culminò nella consacrazione illecita del 1988. Nel 2009 Benedetto XVI tentò un gesto di apertura, revocando la scomunica ai quattro vescovi consacrati allora – tra cui il negazionista Richard Williamson, la cui riabilitazione sollevò aspre polemiche. Un dialogo mai davvero concluso, che la scena di oggi a Econe sembra riportare al punto di partenza.

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