
Comprare cravatte e altri accessori con soldi pubblici non costituisce reato. La Corte dei Conti ha assolto l’ex presidente del tribunale militare di Torino Giancarlo Roberto Bellelli, accusato di aver speso 16mila euro in cravatte e foulard. Gli accessori erano stati dati in dono in occasione della Conferenza internazionale sulla giustizia penale militare tenutasi nel maggio 2007.
I giudici contabili hanno sottolineato come il denaro non sia stato impiegato a scopi privati. A rendere nota la vicneda è Andrea Giambartolomei nell’edizione torinese di Repubblica.
Per quel convegno Bellelli regalò agli ospiti (magistrati, avvocati, diplomatici e politici da tutto il mondo) 356 cravatte e 206 foulard su cui era stata stampata la sua firma insieme al logo dell’evento. Erano prodotti di alto pregio realizzati da una seteria comasca costati 16.287 euro. La spesa però aveva insospettito il procuratore generale militare presso la Corte di Cassazione che il 6 novembre successivo aveva scritto una nota alla Procura regionale della Corte dei conti segnalando anomalie nelle “spese di rappresentanza non giustificate e di elevato importo”.
L’indagine della Guardia di Finanza ha poi verificato l’inconsistenza di alcuni sospetti, tranne uno: la spesa per le cravatte e i foulard con la firma ben visibile, che secondo il pm Floreani rappresenta “un interesse del tutto privato e autoreferenziale”. La Corte presieduta da Salvatore Sfrecola ha ritenuto che si trattasse di spese di rappresentanza.
