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Cronache
Stato-mafia, ecco l'ordinanza della Corte

Il Presidente della Repubblica e' comunque un testimone e - fatte salve le prerogative costituzionali legate alla carica e alla funzione - in questo ambito "occorre sin d'ora ulteriormente precisare, inanzittutto e in linea generale, che non e' dato rinvenire nel codice di rito un 'diritto' del testimone di conoscere, prima di essere citato, le circostanze sulle quali dovra' essere sentito e di richiedere, quindi, di essere sentito solo ed esclusivamente su quelle". Cosi' si legge nell'ordinanza emessa oggi dalla seconda sezione penale della Corte d'Assise di Palermo, motivando la decisione di ammeterre "l'allargamento della prova" per la deposizione del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel processo per la trattativa Stato-mafia. Una testimonianza che comunque, sottolinea la Corte, dipende dalla "disponibilita'" del capo dello Stato, e questa "puo' essere negata o concessa, ed in quest'ultimo caso, puo' anche essere, successivamente e in qualunque momento, revocata e la Corte non potra' che prenderne atto"

L'avvocatura dello Stato infatti si era opposta all'ammissione della nuova prova testimoniale del Capo dello Stato avanzata dalla difesa di Salvatore Riina. Ma su questo la Corte di Assise osserva che "puo' essere posta al teste qualunque domanda sia ritenuta dal presidente comunque pertinente alla testimonianza amessa ed utile per l'accertamento dei fatti (salvo i limiti e le facolta' eventualmente derivanti dagli artioli 201, 202 e 203 c.p.p.)". "Nel caso della testimonianza del presidente della Repubblica, pero', come gia' ritenuto da questa Corte con le ordinanze ammissive della prova -hanno scritto ancora i giudici- operano anche i limiti derivanti dalla pronunzia della Corte Costizionale del 4 dicembre 2012 relativa alle attivita', anche informali, del Capo dello Stato". E ancora: "Inoltre, sia per l'assenza, ovviamente, di poteri coercitivi di sorta, sia per le prerogative costituzionali che in generale tutelano la persona che svolge la detta funzione, non puo' prescindersi, di fatto, dalla manifestazione di disponibilita' del Presidente della Repubblica alla assunzione della sua testimonianza. Tale disponibilita' -si legge nell'ordinanza- puo' essere negata o concessa, ed in quest'ultimo caso, puo' anche essere, successivaente e in qualunque momento, revocata e la Corte non potra' che prenderne atto. Se questo e', dunque, il ben delimitato perimentro entro il quale puo' assumersi la testimonianza in questione, non si vede come possa ravvisarsi -o temersi- la violazione delle prerogative del Presidente della Repubblica prospettata dalla difesa erariale di alcune parti civili".

Di seguito, il testo integrale dell'ordinanza con cui la Corte di assise di Palermo, nell'ambito del processo per la trattativa Stato-mafia, ha sciolto la riserva sulle richieste di ulteriore produzione documentale avanzata dal pm e di nuove prove testimoniali avanzate dalle difese, in riferimento alla deposizione del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, prevista martedi' prossimo al Quirinale. "La Corte di assise di Palermo, sentite le parti, osserva: Sulla produzione documentale del pm: gli atti di cui il pm ha richiesto l'acquisizione, cui, peraltro, le altre parti non si sono opposte, ovvero, in taluni casi hanno aderito, rientrano indubbiamente nella previsione di cui all'articolo 234 c.p.p. Nella misura in cui sono incontestabilmente rappresentativi, sul piano storico e fuattuale, degli allarmi, delle conseguenti segnalazioni e delle analisi che, in quel contesto temporale, furono formulati da organi deputati alla tutela della sicurezza nazionale e di soggetti che ricoprivano ruoli istituzionali di primo piano. "Gli stessi documenti sono, altresi', certamente rilevanti rispetto ai temi oggetto della istruzione dibattimentale in corso e ulteriormente programmata. Sotto entrambi i profili, pertanto, i detti documenti sono ammissibili e possono essere, conseguentemente, acquisiti al fascicolo dibattimentale".

"Sulla richiesta concernente la testimonianza del Presidente della Repubblica avanzata dalla difesa dell'imputato Riina Salvatore: "La nuova prova testimoniale dedotta dalla difesa dell'imputato Riina, consistente nell'esame del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sulle circostanze riferibili ad accadimenti del periodo 1993-94 meglio specificate nella memoria depositata dalla predetta difesa, e' ammissibile ai sensi degli articoli 190, 493 comma 2 e 495 comma c.p.p. "La detta richiesta di nuova prova, invero, consegue alla conoscenza di documentazione non nota precedentemente alla sua recente acquisizione da parte del pm in data 15 ottobre 2014 ed al deposito della stessa avvenuto soltanto il 16 ottobre 2014; si connota, rispetto a tale nuova documentazione, di prova a discarico richiesta dall'imputato sui fatti rappresentati nella documentazione medesima offerta dal pm quale prova a carico; non e', infine, manifestamente superflua o irrilevantepoiche' si riferisce a fatti strettamente connessi a vicende gia' oggetto di ricostruzione nell'ambito della istruzione dibattimentale in corso. "D'altra parte, tale nuova testimonianza del Presidente della Repubblica non incorre in alcuno dei limiti ricavabili dalla sentenza della Corte Costituzionale del 4 dicembre 2012, poiche'. Come gia' fatto cenno sopra, l'articolato di prova ha per oggetto fatti e conoscnze del teste esclusivamente riconducibili ad epoca di gran lunga pregressa (1993-1994) all'assunzione della carica in questione: in ogni caso devono intendersi sin d'ora escluse dalla testimonianza tutte le conoscenze che il teste medesimo, in ipotesi, dovesse avere acquisito soltanto dopo l'elezione a presidente della Repubblica e nell'ambito delle funzioni - anche informali - medesime.

"Tale nuova prova richiesta dalla difesa di uno degli imputati sara' assunta secondo l'ordine stabilito dall'articolo 496 comma 1 c.p.p., salvo che le parti non dovessero concordare un diverso ordine di assunzione della prova come previsto dal comma 2 della norma appena richiamata. "Sulle correlate questioni oggetto di considerazioni delle parti in ordine alla predetta nuova prova: "Appaiono opportune alcune puntualizzazioni e precisazioni in relazione a talune considerazioni formulate dalle parti riguardo ai documenti ed alla nuova prova di cui ai punti precedenti. Come detto, la nuova prova richiesta dalla difesa di un imputato, salvo diverso accordo delle parti, non potra' che essere assunta dopo quelle richieste dal pubblico ministero e dalle parti civili. "In sede di controesame del teste Napolitano gia' richiesto dal pm, le altre parti, dunque, non potranno porre domande su circostanze diverse da quelle specificate da chi ne ha richiesto l'esame al momento della presentazione della relativa lista o, comunque, di quelle ulteriori eventualmente oggetto di esame perche' ritenute dal Presidente, giusta la previsione dell'articolo 499 comma 6 c.p.p., pertinenti alla testimonianza ammessa ed utili per l'accertamento dei fatti. Tale valutazione, come previsto nella norma appena citata, sara' effettuata nel corso dell'esame testimoniale in relazionealle domande che concretamente le parti intederanno porre. "In relazione a quanto, pero', dedotto dall'Avvocatura distrettuale dello Stato nell'interesse delle parti civili rappresentate, occorre sin d'ora ulteriormente precisare, inanzittutto e in linea generale, che non e' dato rinvenire nel codice di rito un "diritto" del testimone di conoscere, prima di essere citato, le circostanze sulle quali dovra' essere sentito e di richiedere, quindi, di essere sentito solo ed esclusivamente su quelle".

"Sempre in linea generale, pertanto, puo' essere posta al teste qualunque domanda sia ritenuta dal presidente comunque pertinente alla testimonianza amessa ed utile per l'accertamento dei fatti (salvo i limiti e le facolta' eventualmente derivanti dagli artioli 201, 202 e 203 c.p.p.). "Nel caso della testimonianza del presidente della Repubblica, pero', come gia' ritenuto da questa Corte con le ordinanze ammissive della prova, operano anche i limiti derivanti dalla pronunzia della Corte Costizionale del 4 dicembre 2012 relativa alle attivita', anche informali, del Capo dello Stato. Inoltre, sia per l'assenza, ovviamente, di poteri coercitivi di sorta, sia per le prerogative costituzionali che in generale tutelano la persona che svolge la detta funzione, non puo' prescindersi, di fatto, dalla manifestazione di disponibilita' del Presidente della Repubblica alla assunzione della sua testimonianza. Tale disponibilita' puo' essere negata o concessa, ed in quest'ultimo caso, puo' anche essere, successivaente e in qualunque momento, revocata e la Corte non potra' che prenderne atto. "Se questo e', dunque, il ben delimitato perimentro entro il quale puo' assumersi la testimonianza in questione, non si vede come possa ravvisarsi - o temersi - la violazione delle prerogative del Presidente della Repubblica prospettata dalla difesa erariale di alcune parti civili. "In conclusione quindi, l'esame del Presidente della Repubblica, fatti salvi i limiti gia' piu' volte ricordati derivanti dalla sopra citata sentenza della Corte Costituzionale, potra' e dovra' procedere secondo le ordinarie regole che disciplinano la prova testimoniale, con le sole peculiarita', conseguenti alle prerogative costituzionali pure ricordate, connesse al luogo di assunzione della testimonianza ed alla connaturale facolta' del Presidente della Repubblica di revocare in qualunque momento la disponibilita' a testimoniare in atto comunicato alla Corte.

"Le altre prove testimoniali oggi richieste dalle difese degli imputati: "Anche per le altre prove testimoniali richieste dalle difese degli imputati valgono, in linea generale, le considerazioni sopra formulate riguardo all'ammissibilita' delle prove nuove e a discarico dal momento che anche le richieste di tali prove sono strettamente conseguenti alla conoscenza di documenti soltanto adesso prodotti e precedentemente non noti. Tuttavia, per una compiuta valutazione della Corte sia riguardo ai testimoni che dovranno essere chiamati a deporre, sia riguardo alla formulazione, in termin ipiu' dettagliati e precisi, delle circostanze sulle quali gli stessi dovranno essere esaminati, appare necessario che le parti interessate puntualizzino meglio e con piu' completezza le nuove prove richieste. "Per questo motivo: ammette i documenti di cui all'elenco depositato dal pm all'udienza del 23 ottobre 2014. Ammette la niova prova a mezzo del teste Giorgio napolitano richiesta dalla difesa dell'imputato Riina Salvatore sulle circostanze specificate nella memoria depositata agli atti, rinviando al prosieguo del dibattimento per la sua assunzione. Invita le parti interessate a formulare in modo dettagliato e specifico gli ulteriori articolati di prova ed a indicare i soggetti di cui intendono assumere la testimonianza, riservandosi, conseguentemente di provvedere all'esito".

 

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