Dalla lettera di D’Ambrosio all’allarme attentati nel 1993 fino al 41 bis. Ecco le domande fatte a Napolitano dai pm e dal legale di Riina Luca Cianferoni.
Le domande dei pm
Presidente, lei sa a quali episodi del periodo 1989 – 1993 si riferiva Loris D’Ambrosio?
Perché il suo consigliere giuridico era preoccupato?
D’Ambrosio le ha raccontato che tipo di timori e riflessioni avesse prodotto in merito agli episodi di quegli anni?
Perché D’Ambrosio dice di essersi sentito “un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi”?
Che cosa intendeva con la parola scriba?
D’Ambrosio le ha mai parlato del periodo trascorso in servizio all’Alto Commissariato Antimafia?
Come interpreta quella frase sugli “indicibili accordi”?
Secondo lei a cosa poteva riferirsi il suo consigliere giuridico?
Ne avete poi mai parlato personalmente?
Ha mai pensato che con “indicibili accordi” intendesse una trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa Nostra?
Era a conoscenza del fatto che tra il novembre 2011 e l’aprile 2012 l’ex senatore Nicola Mancino ha chiamato più volte il suo ex consulente giuridico per chiedere coordinamento nelle indagini della procura di Palermo, Firenze e Caltanissetta?
Le domande del legale di Riina
Venne informato del rischio attentati ai suoi danni?
Fu informato dell’ipotesi formulata dai Servizi?
Il 20 agosto del 1993, e quindi sette giorni prima degli attentati alle chiese di San Giorgio al Velabro e San Giovanni in Laterano, l’allora capo del Sisde Domenico Salazar scrisse in una nota che l’allarme attentato nei suoi confronti era riconducibile alla convinzione maturata da Cosa Nostra “che solo dal caos istituzionale fosse stato possibile ricavare nuove forme di trattativa mirante ad ottenere forti sconti di pena nell’ambito di una più vasta e generale pacificazione sociale”. Lei ne fu messo a conoscenza?
