Stupro di Palermo, non mostri ma giovani normali. Ecco come Dr. Jekyll diventa Mr. Hyde
Uno dei sette ragazzi arrestato per lo stupro di Palermo, quello diventato maggiorenne pochi giorni dopo il fatto, ha confessato le sue responsabilità, inchiodato anche dai messaggi scambiati con gli altri. Il giudice, nonostante il riconoscimento della elevata pericolosità sociale, ne ha disposto la sua scarcerazione e il trasferimento in una comunità, vista la collaborazione fornita e la sua incensuratezza. La Procura ha annunciato che farà ricorso contro questa decisione chiedendo che il giovane torni in cella.
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La confessione non esime dall’obbligo di celebrare un processo, ma rappresenta un’attenuante che riduce la pena in caso di condanna. La custodia cautelare in carcere presuppone certi elementi, come il pericolo di fuga, di inquinamento delle prove o di reiterazione del reato. Evidentemente il giudice ha ritenuto non sussistenti questi requisiti. Tuttavia, è proprio in merito alla personalità degli indagati che sorgono dei dubbi: spulciando i loro profili social, emerge una realtà fatta di divertimento, pensieri nostalgici per il nonno morto, canzoni dedicate alla mamma, e video pubblicati in spregio alle regole del codice della strada, come guidare un motorino senza casco, e altri video romantici con la fidanzata, abbracciati e innamorati. Classici profili di ragazzi un po’ sbruffoni ma tutto sommato “normali”, alcuni dei quali pubblicati dopo la presunta violenza sessuale del 7 luglio.
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Sono due gli aspetti che devono destare più allarme: il primo, che si tratta di giovani apparentemente cresciuti in famiglie non disfunzionali e neppure problematiche, almeno sotto un profilo economico, poiché da quanto pubblicato emerge un tenore di vita nella norma, fatto di bei vestiti, motocicli, sigarette elettroniche, uscite e cene.
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Il secondo, che erroneamente si tende a considerare chi commette delitti così efferati e brutali come uno stupro di gruppo, un mostro. In realtà, nella maggior parte dei casi si tratta di persone assolutamente “normali”, introdotte socialmente, in grado di esprimere sentimenti positivi e affetto nei confronti di familiari, partner o amici. E allora, che cosa trasforma un ragazzo apparentemente rispettoso delle norme di convivenza civile in un essere brutale, capace di usare la più efferata violenza nei confronti di un altro essere umano? L’alcol e la droga hanno un ruolo spesso rilevante. Ma cosa spinge un giovane a stordirsi di sostanze al punto da mollare completamente i freni inibitori, e perché quei freni inibitori contengono pulsioni così violente e bestiali, sono le domande alle quali bisogna cercare di dare risposta. Perché sennò, saremo sempre qui a indignarci dell’ennesima aggressione, a invocare pene esemplari (dimenticandoci che la pena non deve essere di esempio agli altri, ma afflittiva e rieducativa per il condannato), a insinuare pericolose suggestioni su eventuali corresponsabilità della vittima, per come era vestita o si è comportata prima della violenza.
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Mentre il “focus” deve essere a monte, sulle ragioni che spingono un singolo, con la spinta del branco e la persuasione di sostanze che alterano la sua lucidità, a diventare Mr. Hyde. Per poi ritornare, una volta passata la sbornia violenta, il dottor Jekyll di sempre. Ma in Jekyll c’era Mr. Hyde. Come in chi compie uno stupro, qualsiasi età o vita abbia, c’è sempre un aspetto buio, oscuro, brutale. Che deve essere annientato, e per farlo non bastano alcuni mesi di carcere. Serve una rieducazione efficace, che esclusa qualsiasi possibilità di recidiva, perché la tutela della vittima passa attraverso la riabilitazione del condannato. Sempre.
*Presidente dell’Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime

