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Cronache
Suicidio assistito, storico sì dell'Italia. Uomo fermo a letto da 10 anni

Suicidio assistito, Vaticano: "Scelta giusta sono le cure palliative"

La Pontificia Accademia per la Vita guidata da mons. Vincenzo Paglia interviene dopo il parere del Comitato etico sul caso di 'Mario' , tetraplegico. "La materia delle decisioni di fine-vita costituisce un terreno delicato e controverso - afferma la Pav in una nota -. La strada più convincente ci sembra quella di un accompagnamento che assuma l'insieme delle molteplici esigenze personali in queste circostanze cosi' difficili". "E' la logica delle cure palliative,- scrive la Pav - che anche contemplano la possibilità di sospendere tutti i trattamenti che vengano considerati sproporzionati dal paziente, nella relazione che si stabilisce con l'equipe curante".

Eutanasia, primo sì dell'Italia. Uomo tetraplegico da 10 anni

L'Italia per la prima volta nella sua storia dice sì ad un "suicidio medicalmente assistito". Il via libera è arrivato dall'Asl delle Marche e riguarda un uomo, malato tetraplegico immobilizzato a letto da 10 anni. Mario (nome di fantasia) - si legge sulla Stampa - ha vinto la sua battaglia: è il primo malato in Italia a ottenere il via libera. "Mi sento più leggero, mi sono svuotato di tutta la tensione accumulata in questi anni», fa sapere. La strada per poter mettere fine alle sue sofferenze ha riservato tanti, troppi ostacoli da superare. Da oltre un anno Mario chiedeva all’azienda ospedaliera locale che fossero verificate le sue condizioni di salute per poter accedere alla somministrazione di un farmaco letale. E aspettare un anno di tempo, per chi soffre ogni giorno, equivale a una vita. Si era rifiutato di andare a morire in Svizzera o in un altro Paese che riconoscesse il suicidio assistito, perché è suo diritto morire in Italia, nelle Marche.

SONDAGGIO: EUTANASIA IN ITALIA, SEI D'ACCORDO? VOTA

Un percorso tortuoso - prosegue la Stampa - dovuto alla paralisi del Parlamento che ancora, a tre anni dalla richiesta della Corte costituzionale, non riesce a votare una legge che stabilisca le procedure da seguire. «Il risultato di questo scaricabarile istituzionale – accusa Marco Cappato dell'associazione Luca Coscioni – è che persone come Mario sono costrette a sostenere un calvario giudiziario, in aggiunta a quello fisico e psicologico dovuto dalla propria condizione». E di fronte a questo immobilismo, «per avere regole chiare che vadano oltre la questione dell’aiuto al suicidio e regolino l’eutanasia in senso più ampio sarà necessario l’intervento del popolo italiano, con il referendum che depenalizza parzialmente il reato di omicidio del consenziente».

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