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Cronache
Superbonus 110, Roma non ha le carte in regola: ecco perché

di Cristina Grancio*
 

Il legislatore ha introdotto la normativa del superbonus 110, ma Roma, come tutte le altre grandi città, rischia di non riuscire a beneficiarne a pieno in quanto la normativa prevede l’assoluta rispondenza alle norme dell’immobile, sebbene il fine della normativa sia quello di adeguare l’edificio alle esigenze avvertite, oggi con assoluta priorità, di avere abitazioni con classi di efficienza energetica che permettano di immettere nell’atmosfera minor inquinamento possibile.

L’Eco-bonus 110 deve essere considerato come uno strumento inderogabile per arginare i costi dell’inquinamento atmosferico da impianti di riscaldamento (secondo come causa solo a quello dello smog da traffico veicolare), questo quanto emerge dalla lettura del titolo del decreto legge che pone al primo posto la salute, a tutela di essa il Legislatore detta delle misure urgenti con le quali arginare e porre un freno ad una deriva cui per troppo tempo si è rimasti indifferenti, ponendo una condizione imprescindibile per la concessione del bonus: l’immobile oggetto della ristrutturazione deve essere conforme alle norme urbanistiche e non presentare abusi edilizi.

I costi dell’inquinamento atmosferico pesano su ogni cittadino europeo circa 1.276 euro l’anno, questo è quanto dichiara l’Epha (Alleanza europea per la salute pubblica) che ha quantificato il valore delle morte prematura causate dai tre inquinanti più pericolosi: Particolato, Ozono, biossido di Azoto. Se invece consideriamo l’impatto dei costi sui cittadini italiani questo sale a 1.535 euro l’anno, ma le considerazioni che mi accingo a fare sono legate ai costi totali, non a quelli procapite, che i grandi conglomerati urbani devono sostenere per la salute a causa dell’inquinamento atmosferico, dove Roma ha la maglia nera, con 4 milioni di euro l’anno di danno legata all’inquinamento.

Nella classifica delle maglie nere europee (fonte: report Ce Delft 2020) Roma si trova al quinto posto e contribuisce ad un costo complessivo dell’inquinamento atmosferico per i residenti delle città che secondo lo studio ammontano a 166 miliardi di euro l’anno. Fatte queste premesse e compreso il fine della normativa in termini di tutela della salute pubblica, in questi primi mesi di vita della normativa si è registrato una facile applicabilità dello stesso sulle unità immobiliari singole, tipologia edilizia non certo tipica delle grandi città, piuttosto che in quelle multifamiliari come un condominio dove è frequente incorrere in piccoli o grandi abusi edilizi, con l’effetto che le ditte, le imprese di ristrutturazione si rifiutano di prendere il lavoro perché il rischio di investimento in termini di tempo per superare le eventuali questioni normative diventa troppo alto.

A Roma il fenomeno è ampiamente diffuso, anche perché il Comune di Roma non è stato in grado in 35 anni di chiudere le pratiche sulle richieste di condono edilizio susseguenti alle leggi sui condoni. La domanda che ci si pone, pertanto, è quella per cui se una norma nata per la tutela della salute pubblica debba essere utilizzata come uno strumento di rivalsa attraverso il mancato acceso ai benefici fiscali del superbonus 110 nei confronti dei cittadini che hanno commesso un abuso edilizio. L’abuso edilizio, di cui Roma certamente vanta un altro primato negativo, va represso con l’uso degli strumenti diretti previsti per i reati di abuso edilizio, ma non si può considerare il super bonus come un premio che lo Stato concede al singolo cittadino per i comportamenti virtuosi di chi non commette abusi edilizi e che quindi deve essere negato in caso contrario.

Certo si distingua fra reato edilizio e reato urbanistico, si distingua anche fra la gravità del reato e quanto questo andrebbe ad inficiare sulla capacità dell’intero immobile di mantenere le caratteristiche di legalità nel suo complesso, ma non si commetta l’errore del padre che per punire il figlio per un cattivo comportamento gli toglie per un mese la libertà di uscire di casa confondendo l’uscita di casa con gli amici con quella per andare a scuola. La scuola serve sì a permettere al singolo di sviluppare le proprie capacità individuali, ma la scolarizzazione del singolo è anche un interesse della collettività. Nello stesso modo deve essere inteso l’efficientamento energetico di un immobile che non può essere negato, perché sarebbe un danno per l’intera collettività e lo sarebbe ancora di più quando si tratta di grandi città. Per tutti questo motivi chiederò un impegno al sindaco di farsi portavoce presso il Governo per delimitare in termini differenti i limiti di impedimento all’accesso all’eco bonus.

                                                                                           *Cristina Grancio, capogruppo Psi, Roma Capitale

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