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Cronache
Vigonza, si cerca il telefono di Giada. Le bugie di Favero e ciò che non torna

Femminicidio di Vigonza, il telefono di Giada acceso fino alle 4. Favero, la confessione e poi i silenzi

Ha ammesso l'omicidio della compagna e madre di suo figlio Giada Zanola, Andrea Favero. Poi ha ritrattato davanti al pm, dicendo di non ricordare cosa fosse successo esattamente in quel minuto e mezzo in cui la sua auto è stata "vista" dalle telecamere di un’abitazione in via Prati, a Vigonza, ai piedi del cavalcavia da dove è precipitata Giada.

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L’ammissione però non potrà essere utilizzata al processo, dal momento che non era presente nè un avvocato nè il pm. La "spontanea ammissione", per quanto ritrattata, è un chiaro indizio di colpevolezza. Come pure il tentativo di depistaggio messo in atto da Favero che la mattina alle 7.30 telefona a Giada e, non ricevendo ovviamente risposta, le scrive un messaggio dove la rimprovera di non aver salutato lui e il loro bambino. Intanto, riporta il Corriere della Sera, le indagini della squadra Mobile guidata da Carlo Pagano vanno avanti. Sarebbe determinante trovare il cellulare di Giada: l’ultimo segnale di vita del dispositivo risale alle 4 del mattino di mercoledì 29. Sull’autostrada dov’è stata trovata la giovane donna il cellulare non c’è, la polizia lo ha cercato dappertutto. C’è il sospetto che Favero l’abbia fatto sparire, perchè conteneva le prove dei suoi maltrattamenti, ossia le foto agli ematomi su collo e braccia che la ragazza aveva fotografato dopo l’ultimo litigio avvenuto il 27 maggio, due giorni prima dell’omicidio. Probabilmente Giada aveva rinfacciato ad Andrea quei lividi, dicendo che li avrebbe mostrati alla polizia e che così non gli avrebbero più fatto vedere il figlio, per questo Favero deve aver pensato che quel telefono doveva sparire, non sapeva che lei aveva mandato le foto al suo nuovo compagno e alla sua migliore amica. Ora quelle prove sono in mano alla polizia.

Intanto lunedì sera in duemila hanno partecipato alla fiaccolata in ricordo di Giada a Vigonza. In testa al corteo il padre della ragazza, Gino, il fratello Daniel e la sorella Federica. Con loro anche Gino Cecchettin: "Rivivo la mia tragedia, il silenzio è d’obbligo". Poi ha preso la parola lo zio materno Ivo Mauret: "È stata una settimana tremenda, avevo sentito Giada un mese fa e mi aveva detto che andava tutto bene, sua madre è morta a dicembre e ora siamo sconvolti". "Per chi lo conosce è quasi impossibile da credere, è sempre stato un ragazzo amato e benvoluto da tutti". Così, invece, ai microfoni di "Mattino Cinque News" il padre di Andrea Favero. "Non sappiamo cosa può essere accaduto in quel frangente", continua l'uomo, aggiungendo di essere vicino alla famiglia di Giada con cui è sempre stato in buoni rapporti. "Siamo molto affranti, stiamo vivendo un incubo. Eravamo abituati a sentire questo tipo di notizie dalla televisione, viverle ci catapulta in un inferno che non si può spiegare".

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