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Culture
Ernesto Che Guevara moriva 50 anni fa. E una foto iconica nasceva

Medico argentino, Ernesto GUEVARA de la Serna detto il 'Che' è una delle grandi figure di questo secolo. Dopo aver preso parte all'insurrezione cubana tentò di esportare l'esperienza della rivoluzione e della guerriglia in Bolivia. Catturato l'8 fu assassinato dai soldati del dittatore Barrientos il 9 ottobre 1967. Le sue spoglie, ritrovate nel luglio del 1997, riposano nel mausoleo di Santa Clara a Cuba.

 

Addio "Che": a 50 anni dalla morte la Bolivia ricorda Guevara

 

Domani saranno 50 anni. Mezzo secolo dalla morte di Ernesto Che Guevara, da quella esecuzione in un lunedi' mattina a La Higuera da parte di Mario Teran, un sergente dell'esercito che combatteva il tentativo di rivoluzione socialista in Bolivia. Cinquant'anni piu' tardi il Paese sudamericano celebra il ricordo del Che con una serie di eventi a Vallegrande, la localita' dove il comandante argentino venne sepolto in una fossa comune poche ore dopo aver trovato la morte una sessantina di chilometri piu' a sud. Cinque giorni di eventi organizzati dal Comitato '50 anni del Che in Bolivia', con mostre fotografiche, presentazioni di libri, visite guidate al mausoleo del medico argentino, nove tavoli di discussione che nei gia' nei giorni scorsi hanno ripercorso l'ideale del Che, dalla sognata transizione al socialismo al pensiero economico, dalla lotta al capitalismo fino all'anti imperialismo.

Dibattiti a cui ha preso parte anche il piu' giovane dei fratelli di Ernesto, Juan Martin, lo stesso che in primavera ha pubblicato il libro sul Che in cui allontana l'immagine piu' comune, quella eroica, per svelare quella piu' intima e umana del guerriero sudamericano: "Era uno qualunque. Un tipo fuori dal comune ma non perche' fosse eccellente". Uno che pero' fu capace di eliminare il regime dittatoriale di Fulgencio Battista e di installare la rivoluzione a Cuba, l'isola che da sempre rappresenta la spina nel fianco agli Stati Uniti da cui dista 200 chilometri. Un uomo contraddittorio, divenuto idolo per alcuni, icona dei movimenti di rivoluzione di sinistra, e criminale per altri. Di certa c'e' la sua storia: la sua cultura alimentata fin da ragazzo attraverso le letture di poeti, filosofi e romanzieri, la tempra che gli permise di mettere a tacere l'asma sui campi di rugby, la sua vocazione al viaggio e all'avventura, fin da quando a meta' dei corsi di medicina che stava frequentando all'universita' di Buenos Aires decise che era giunto il momento di partire.

Un viaggio solitario nel nord dell'Argentina a bordo di una bicicletta a cui aveva aggiunto un motore, e poi quella spedizione in giro per il Sudamerica a bordo della Poderosa II, la motocicletta con cui attraverso' il continente in compagnia dell'amico Alberto Granado: la tappa nel lebbrosario di Huambo, in Peru', dove i due si fermarono e prestarono servizio come medici, e poi Colombia e Venezuela, dove Ernesto vide in prima persona lo stridio tra ricchezza e poverta'. Era il 1952, il viaggio quello che il film 'I diari della motocicletta' ha contribuito a rendere immortale: Guevara tornera' dal viaggio arricchito dall'approccio con le idee marxiste e dalla consapevolezza delle profonde disuguaglianze sociali che animavano il continente. Fu probabilmente quell'esperienza a far fiorire in lui la curiosita', il desiderio di invertire lo status quo, un bagaglio che lo porto' dopo la laurea a continuare a viaggiare, fino a conoscere in Messico Fidel Castro.

Era il 1955: Ernesto avrebbe cosi' preso parte al Movimento 26 luglio, cosi' chiamato in ricordo del giorno del 1953 in cui Castro aveva assaltato con alcuni ribelli la caserma Moncada di Santiago de Cuba nel tentativo di rovesciare il regime di Fulgencio Battista. Il progetto, allora fallito, si sarebbe concretizzato il 1 gennaio del 1959, al termine della battaglia di Santa Clara: Fidel Castro, il lider maximo, sarebbe rimasto sull'isola fino allo scorso 25 novembre, quando mori' novantenne. Il Che, chiamato cosi' per l'abituale intercalare, divento' ministro dell'Industria e dell'Economia, ma non si sarebbe fermato a lungo a Cuba: anche a causa di differenti vedute e di un orientamento filocinese poco allineato con Mosca, il principale partner di Cuba, Ernesto si congedo' da Castro con una lettera resa nota il 3 ottobre del '65: "Altri paesi nel mondo hanno bisogno dei miei modesti sforzi", aveva scritto l'argentino. Ando' allora in Congo, dove la rivoluzione falli', e quindi in Bolivia. La caccia a Guevara fini' li', braccato dalla Cia e ucciso dalle forze militari che il suo gruppo di guerriglieri stava combattendo. Cinquant'anni dopo, in chi si riconosce nello spirito e nelle idee del condottiero, di Guevara rimane l'ideale e quell'ambizione a inseguire la vittoria sempre, anche a rischio della morte.

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