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Culture
Compressa negli spazi angusti di Brera una grande mostra sul Primato del Disegno

di Raffaello Carabini

Decisamente urge una Grande Brera. Piange il cuore (e anche gli occhi e la schiena per leggere le piccole schede, deo gratias con due/tre puntuali righe di presentazione, poste sotto i disegni e guardare le foto mignon dei dipinti a essi relazionabili) a vedere una mostra che avrebbe potuto essere magnifica ridotta e accatastata nel corridoio iniziale della galleria milanese. Una mostra che ha abdicato alle sue potenzialità e che pure è bella e coinvolgente comunque.
"Il Primato del Disegno", allestita dentro la Pinacoteca di Brera fino al prossimo 19 luglio, è una sorta di ristorante stellato dove ti costringano a mangiare in un quarto d'ora: la qualità del cibo è eccellente, ma il pasto non è concluso ed è certo affannato. Tradotto: la settantina di opere esposte sono magnifiche nel loro genere, tracciano un autentico percorso cronologico nella storia del disegno nell'arte italiana, ma la mostra è più che dimezzata poiché, come certamente avrebbero voluto i curatori - che l'hanno sottotitolata "I disegni dei grandi maestri a confronto dei dipinti della Pinacoteca di Brera. Dai Primitivi a Modigliani" -, a fianco del disegno presentato avrebbe dovuto essere esposta l'opera di cui è preparatorio o cui fa riferimento.
Non basta che la si possa poi cercare nelle sale successive del museo - chi ha già visitato Brera più di una volta dovrebbe andarsele a cercare una per una? gli altri, dopo un paio di sale di capolavori, non si sono già dimenticati il particolare, il dettaglio, la qualità dei disegni, dei carboncini, delle biacche, per fare un adeguato raffronto? - né è tantomeno sufficiente la riproduzione fotografica di pochissimi centimetri quadrati visibile nella scheda. Neppure ci pare accettabile la giustificazione che la quantità di illuminazione necessaria per un disegno (40 lux) è molto inferiore a quella indispensabile per un quadro (250 lux).
Non solo, la ristrettezza della sala-corridoio in cui è allestita causa un ammassarsi dei disegni tra loro, separati da non più di una decina di centimetri, uno dopo l'altro senza l'agio di una visione dedicata, di un respiro di approfondimento, di un momento di attenzione non distratta dalla presenza incombente nella retina del successivo e del precedente. Succede spesso a Brera, ma questa volta - soprattutto perché i disegni sono veramente importanti, a volte, come dimostra l'ellissi affrescata del "Carro di Apollo" di Andrea Appiani, una delle tre o quattro opere direttamente confrontabili lungo il percorso, migliori dell'esito finale - si è proprio esagerato. Altro che le "sezioni" di cui parla il comunicato di presentazione...
Detto il dovuto, diciamo anche, se non si fosse già inteso, che la mostra propone dei pezzi di pregio assoluto provenienti dalle più prestigiose raccolte mondiali (Ambrosiana, Oxford, Londra, New York, Uffizi, Louvre, Berlino, Vienna, Venezia, la stessa Brera...), che offre un percorso cronologico chiaro e un avvincente confrontarsi delle tecniche. Inoltre è fortunatamente illustrata da un eccellente catalogo, con saggi approfonditi e chiari, e le foto a tutta pagina dei quadri mancanti, spesso dei capolavori, tanto da farlo diventare un indispensabile vademecum alla visita.
"Il disegno è il padre delle nostre tre grandi arti: pittura, scultura e architettura", dicevano nel Rinascimento, quando il disegno diventa oggetto di approfondimento teorico, anche se già i latini costruivano proverbi sulla regola ferrea del mitico pittore greco Apelle: "nulla dies sine linea". Non passi giorno senza un disegno ossia stando con le mani in mano. E già nel 500 si evidenziava come il disegno da un lato (specie se un modello compositivo da usare in sede contrattuale oppure un vero e proprio cartone preparatorio o addirittura il tracciato sottostante le opere, oggi visibile grazie alla riflettografia, come propone la parte multimediale della mostra) possa lasciar intuire l'idea originaria dell'artista, fin dall'essenzialità del primo abbozzo, e ne illustri il processo inventivo, e come dall'altro possa negarla, defilandosene in quanto realizzazione a se stante, compiuta.
Il disegno però non è solo un esito intellettivo, è anche il risultato di un processo tecnico-manuale evolutosi nel tempo e ricco di numerosissime possibilità. Intanto i differenti supporti, carte di ogni colorazione, cartoni dalle più diverse preparazioni, retro di tavole e tele, poi i vari strumenti per disegnare, dalle pietre nere e rosse ai carboncini, le matite, gli acquerelli, i gessetti, i pastelli, gli inchiostri, spesso combinati fra loro.
Tutto questo e molto di più ci dice "Il Primato del Disegno", a partire dal gotico internazionale e la scuola del Pisanello, i cui "modelli" di moda ispirano Bonifacio Bembo. La stupefacente e affollata "Pietà" del Giambellino su tavola di pioppo trattata - più una "grisaille", si potrebbe dire un dipinto in bianco e nero - e lo scorcio di "Campo San Lio" di suo fratello Gentile, Mantegna e Carpaccio, ci propongono il Rinascimento veneto e la sua indagine sul reale.
Un viso di Leonardo e vari disegni dei suoi seguaci, Boltraffio, Melzi, Costa, la stessa, vivacissima, Sofonisba Anguissola, mostrano la nascita del cromatismo dello sfumato, del luminismo dello schiumino e dello spolvero; la lezione bramantesca è invece nello spazio architettonico di Gaudenzio Ferrari e nelle figure geometriche di Bramantino e Lanino.
L'unico disegno preparatorio noto dello "Sposalizio della Vergine" di Raffaello introduce ai maestri raffaelleschi (del Genga è in mostra uno studio della "Disputa sull'Immacolata Concezione e Santi", in cui i protagonisti sono - eccetto i Dottori della Chiesa - tutti nudi, secondo un uso del tempo per gruppi particolarmente complessi, che dimostra tutta l'attenzione all'anatomia umana invalsa nel 500) e manieristi, fino al Correggio, al Salviati e alle lunghissime mani del Parmigianino. L'intensa "Testa di apostolo" del Savoldo e il Veronese, i realisti fratelli Campi, il luminoso Cambiaso illustrano il restante XVI secolo, in cui spicca Federico Barocci, maniaco disegnatore e luminista, quasi spartiacque verso la modernità.
Gli importanti cartoni di Ludovico Carracci e di Guido Reni (li vendeva anche ai colleghi), il Guercino, Daniele Crespi e Pietro da Cortona ci mostrano le peculiarità del 600, mentre allo Spagnoletto, al Piazzetta, al vedutismo del Canaletto e di Guardi e al "Contadino che beve" del Londonio è affidato il 700. I neoclassici Appiani e Bossi, Hayez e il suo romantico "Bacio", i cavalleggeri di Fattori e il magnifico "Autoritratto" di Segantini sono il rapido sunto del XIX secolo, cui segue l'altro "Autoritratto", altrettanto drammatico e forte, di Boccioni, che apre il "secolo breve" del falso semplicismo di Modì, dell'inafferrabilità di Carrà e Morandi, del lirismo di Licini e Giacometti e della cupezza allarmante di Sironi. È lui il più attuale di tutti.

"Il Primato del Disegno - Dai Primitivi a Modigliani"
Pinacoteca di Brera - Sala I
Via Brera n.28,  Milano
fino al 19 luglio 2015
Orario: martedì-domenica 8.30-19.15
Telefono: 02 72263259 mail: sbsae-mi.brera@beniculturali.it
Sito web: www.brera.beniculturali.it Catalogo Skira Edizioni

 

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