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Culture

di Alessandra Peluso

 

KURUMUNY

Nel complesso e quantomai variegato mondo di interessi culturali, storici, antropologici e filosofici di Ernesto De Martino si è addentrato Placido Cherchi realizzando una mole di lavoro a dir poco interessante. Si evidenzia un innalzamento del pensiero de martiniano ad un valore sublime soprattutto per quanto riguarda l'affascinante mondo della magia e della cultura popolare meridionale. Nel libro La riscrittura oltrepassante. Ernesto De Martino e le “dialettiche del ritorno” cinque studi è trattato in modo dettagliato e chiaro il pensiero di Ernesto De Martino sullo storicismo e la dialettica del ritorno al passato, alle origini come salvezza per le generazioni presenti.


Al contrario di Benedetto Croce infatti De Martino non considera nella prospettiva dello storicismo la storia solo ed unicamente come storia contemporanea, avendo la certezza della storia come vissuto reale, come  esperienza individuale. Secondo il filosofo Benedetto Croce lo storicismo è l'affermazione che la vita e la realtà è storia e nient'altro che storia, mentre Ernesto De Martino suo allievo considera la vita anche come un ritorno al passato, una fedeltà alla cultura popolare contadina. In  altre parole l'individuo contemporaneo si salva dalla crisi costruendo un “umanesimo moderno” che riconosce come punto di partenza e non di arrivo la dispersione delle culture e delle etnie, ed è proprio muovendo dalle differenze e dal confronto etnografico che si può giungere all'unificazione culturale dell'umanità.


È meraviglioso. È una lezione storico-antropologica attuabile oggi affinché nel pensiero de martiniano ripreso dall'autore Placido Cherchi si concretizzi l'unità degli individui, delle culture, delle etnie salvaguardano l'individualità e le innegabili e necessarie differenze che fanno del mondo una storia - che sì segue un processo dialettico - ma si evolve nel progresso rispettando e tutelando il passato e le tradizioni.  Ed è encomiabile il lavoro che mette in evidenza Cherchi riprendendo gli scritti “Il mondo magico” e “Magia e civiltà” della poliedrica personalità di De Martino, riduttivo credo definirlo soltanto un antropologo.


In queste opere scandaglia la magia radicata nella cultura popolare salentina della taranta e le pratiche magico-religiose dei ceti rurali del sud. Il mondo magico garantisce la presenza dell'“esserci” (l'essere nel mondo così come è inteso da Heidegger) e preserva l'individuo dal “riscatto della crisi” attraverso il rituale magico religioso. Ernesto De Martino inoltre si avvale degli studi gramsciani sul “cattolicesimo popolare”, ma conosce anche Sartre, Camus, Moravia, il poeta Rocco Scotellaro, Carlo Levi, teorici della psichiatria, dimostrando in sostanza la vasta apertura alla vita, al mondo, alla globalizzazione;  assume infatti come punto di partenza quelle culture locali, frammentarie del sud trovandone il seme per far germogliare la salvezza.


Così come Albert Camus che nel “pensiero meridiano” identifica il sole e e la storia dell'umanità. Nella rivolta dei ceti poveri, oppressi dalla dialettica degli opposti tra servi e padroni, riconosce un motivo di orgoglio e di salvezza per superare la crisi, per vincere lo spettro della schiavitù. È assai significativa l'espressione: «La miseria mi impedì di credere che tutto sia bene sotto il sole e nella storia; il sole mi insegnò che la storia non è tutto».   L'umanesimo descritto da Placido Cherchi come quello di Camus ci aiuta a sperare, così come a riprendere il “telos”, il fine che la tecnica, il progresso tecnicizzato ci prospetta in modo quasi nichilistico e acritico nel mondo magico del sud e nelle culture popolari che come negli anni '50 così oggi le culture dei ceti rurali, le tradizioni genuine dei contadini del sud e del nord del mondo potrebbero tutelare nel rispetto del singolo, il valore dell'umanità. Leggendo le tesi di Ernesto De Martino non si può non notarne la grandezza e la straordinaria contemporaneità nel carattere interculturale e multietnico verificabile come “dato” per la nostra società.  La singolare opera di Placido Cherchi esalta e rivaluta senza alcun dubbio la grandezza del pensiero eclettico di Ernesto De Martino che grazie al suo lavoro certosino abbiamo il piacere di scoprire e rivivere nella “Riscrittura oltrepassante”. 
 

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