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Stati generali, Onorato: “Primarie? Conte e Schlein non bastano: serve un campo larghissimo”. Maraio: “Ripartiamo dai territori”

A Roma il confronto tra il fondatore di Progetto Civico Italia e il segretario di Avanti Psi, intervistati dal direttore di Affaritaliani Marco Scotti

Stati generali, Onorato: “Primarie? Conte e Schlein non bastano: serve un campo larghissimo”. Maraio: “Ripartiamo dai territori”

Stati generali di Progetto Civico, il direttore di Affaritaliani Marco Scotti intervista Onorato e Maraio

Al via a Roma gli Stati generali di Progetto Civico Italia, con il primo momento di confronto tra il fondatore e segretario nazionale Alessandro Onorato e il segretario nazionale di Avanti Psi, Enzo Maraio, intervistati dal direttore di Affaritaliani Marco Scotti. Al centro del dibattito il ruolo delle amministrazioni locali, la necessità di avvicinare la politica ai cittadini e la costruzione di un progetto civico capace di riunire esperienze e sensibilità diverse. Dalla rivendicazione di una politica concreta, libera dalle logiche di corrente, al richiamo alla tradizione del socialismo municipale, Onorato e Maraio indicano nei Comuni e nei loro amministratori il punto di partenza per rinnovare il centrosinistra e contribuire a costruire un programma in grado di rispondere alle esigenze del Paese. Poi l’attacco a Meloni: “Danni veri all’Italia”. L’intervista completa.

L’anima di Progetto Civico

Assessore, iniziative di questo tipo come si sviluppano?

“Per me è la dimostrazione dell’ennesimo miracolo. Non è semplice fare politica senza fondi pubblici e organizzare una macchina enorme che unisce sensibilità diverse, regioni che appaiono lontane ma hanno visioni identiche di un’unica grande Italia. È la risposta a chi ci diceva che non si può fare un partito civico che unisca esperienze diversissime. Ci siamo resi conto che i sindaci hanno questioni simili tra loro: la politica del fare, l’autonomia territoriale e la stanchezza nei confronti dei partiti, dove conta più a quale corrente appartieni che ciò che hai da dare. È un miracolo che si verifica nuovamente. C’è un’Italia che non si arrende e che deve essere misurata dalle urne, non nei salotti e non dagli opinionisti”.

Enzo Maraio, da assessore in Campania, che esperienza rappresenta per lei Progetto Civico?

“Sono davvero contento di essere qui stasera, mi sento a casa, perché rappresento un’esperienza e una tradizione che porto avanti con onore. Già all’inizio del Novecento si faceva ciò che state provando a fare voi: dare centralità ai Comuni e avvicinare la politica ai cittadini, attraverso il socialismo municipale. Ricordo il primo deputato socialista, Andrea Costa, che lanciò la sfida del socialismo municipale, tracciò la rotta e diede all’Italia la possibilità di ripartire dai Comuni. I Comuni sono luoghi di erogazione dei servizi e quell’esperienza la ritrovo nel percorso che dobbiamo fare insieme, nella sfida del presente e del futuro immediato: mettere al centro gli amministratori, che sono il cuore pulsante della politica e delle esigenze delle persone, in un momento in cui la politica è sempre più lontana dai cittadini. Una delle sfide che mi ha convinto ad aderire a questo progetto con piacere è proprio questa. Abbiamo lavorato con le amministrazioni locali, ci siamo rafforzati e quel percorso oggi ci porta al vostro fianco per una nuova sfida: cambiare il Paese e dimostrare che ciò che non si può fare, invece, si può fare. Con Alessandro mi trovo molto in sintonia. Con una politica che ha tolto le preferenze e le ha reintrodotte solo formalmente, ci si allontana dai territori. Dobbiamo ripartire. Mi sento parte di una sinistra che vorrei ricominciasse a parlare un linguaggio più chiaro: è la sinistra dei diritti e dei doveri, ed è questo che mi aspetto”.

I punti in comune

Dicono che tra voi sia un matrimonio di interesse: quali punti vi accomunano?

“In primis, dare una mano al centrosinistra”, risponde Onorato. “Enzo Maraio è una persona che mi rasserena sempre: è un primo elemento umano. È poi un amministratore. In questi giorni sto conoscendo meglio l’Italia: quando entri nei Comuni, spesso ti capita di andare a fare interventi in comuni di 800 abitanti, con comizi di piazza dove trovi, più o meno, le stesse persone che trovi alla cena di Natale. Eppure, lì ritrovo la stessa matrice di quando ho cominciato a fare politica, a Ostia o quando ero ad Agrigento. C’è un’Italia che non si racconta: io credo nella Costituzione italiana e i partiti sono fondamentali per la democrazia, ma si sono chiusi. E questo è un problema. Se i partiti si chiudono, sono più felici se uno se ne va piuttosto che se uno rimane. Si gioca al ‘tanto meglio, tanto peggio’: questo è il motivo per cui non si crede più nella politica. La politica deve essere umile. Se non garantisci un servizio, vieni licenziato. In politica no: si organizzano le leggi elettorali per far rimanere dentro chi sta dentro. Non abbiamo fatto un’operazione di palazzo, ma abbiamo risposto a un’operazione di palazzo. Noi raccoglieremo le firme e ci presenteremo al voto”, dice l’assessore.

L’esperienza civica

Come si trasferisce l’esperienza locale a livello nazionale?

Così Enzo Maraio: “Sicuramente partendo dai temi, dalle periferie e dalle altre grandi sfide. Mentre gli altri si godevano l’estate, noi parlavamo ai giovani, presentavamo proposte serie, abbiamo raccolto firme e non ci siamo fermati. Siamo tornati tra le persone e abbiamo elaborato proposte molto serie. Una di queste richiede il coraggio di dire che ‘si può fare’. Una delle nostre proposte riguarda il ceto medio: tutti sono d’accordo sul fatto che sia in difficoltà. C’è il popolo delle partite IVA e dei lavoratori autonomi, ma nessuno fa nulla per difenderli. Dovremmo sfidare la coalizione su questo tema. Sono le partite IVA e i lavoratori autonomi a pagare le tasse in anticipo: è una vergogna tutta italiana”.

A fargli eco Onorato: “Pensiamo a un sindaco che deve affrontare una crisi, come quella dello stabilimento Electrolux, magari anche da solo, anzi peggio, con Urso ministro. Ha tutte le condizioni e le capacità tecniche per affrontare quel problema: potrebbe fare il sindaco. Io mi occupo di turismo e grandi eventi. Quando amministri Roma, è come se amministrassi uno Stato. Quando siamo arrivati, il gettito della tassa di soggiorno era inferiore a 100 milioni di euro. Lo abbiamo portato a quasi 300 milioni di euro l’anno. Il Comune di Roma incassa questa cifra dai turisti e non esiste un albergatore o un proprietario di una casa che sia contrario all’aumento che abbiamo introdotto, perché abbiamo creato condizioni di sviluppo: a Roma sono aumentati gli arrivi ed è cresciuta la permanenza media. Poi, con Gualtieri, abbiamo risposto a un’emergenza drammatica, acquistando case popolari. In quattro anni, il governo Meloni non ha realizzato neanche una nuova casa popolare; un Comune, invece, ha investito risorse e dato una risposta concreta. Queste esperienze dimostrano che si può trovare un punto di sintesi partendo dai territori e dagli amministratori. La classe dirigente è lì, pronta, ed è migliore, pur con le dovute eccezioni, come conferma qualunque regola statistica”.

Gli scontri a Milano

E sugli scontri a Milano e le violenze del weekend?

“Chiunque commetta un reato o danneggi un bene va perseguito, senza se e senza ma”, dice Onorato. “Però vi voglio dire questo, con il cuore in mano: io non sono cresciuto a Beverly Hills, ma a Ostia, dove ho avuto un’ottima adolescenza e infanzia. Ma sapete quanti ragazzi ho perso perché hanno iniziato a fare le vedette per gli spacciatori? La differenza tra me e loro è che io sono figlio di insegnanti, loro no. Che cosa non avevano loro? Non avevano una famiglia, dei genitori. È una situazione complessa. Non avevano nemmeno lo Stato. Se la Meloni pensa che a un ragazzino si risponda con i decreti sicurezza, non ha capito nulla. Dovrebbe dimettersi il ministro dell’Istruzione: un minorenne che commette un reato è un danno per la società. La differenza tra lo Stato e il Comune? A Rebibbia facciamo un corso di alta sartoria. Dovrebbe farlo il DAP. Noi diciamo alla Meloni: fermiamoci, altrimenti creiamo delle condizioni di partenza in cui chi ha una famiglia, chi ha genitori con i soldi, ha una formazione; chi non ha una formazione rischia di diventare manovalanza della criminalità organizzata”.

Così sul tema Enzo Maraio: “Dietro quelle scene ci sono malcontento e disagio. E il governo Meloni che cosa fa? Fa demagogia e populismo, con il settimo decreto sicurezza, in un Paese che è sempre più insicuro. Non punta alla causa di ciò che stiamo vedendo, ma interviene aumentando i reati e le pene. Vorrei vivere in un Paese in cui non ci sia sempre qualcuno contro cui puntare il dito. Non è così che si costruisce la speranza: dobbiamo dare ai giovani speranza e futuro, perché non tornino a delinquere. Bisogna investire nella scuola pubblica: con il governo Meloni abbiamo chiuso 2.000 istituti in Italia. Dovremmo parlare di sport, investire nel rapporto con la Chiesa e con gli oratori. Io vengo da Napoli: nelle periferie urbane non c’è un luogo di incontro sociale, se non gli oratori. Dobbiamo investire perché le scuole siano aperte in tutta Italia anche nel pomeriggio, per dare fiducia e speranza. Il governo fa tutt’altro. Dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che chi veste i panni delle forze dell’ordine sono uomini e donne che vanno aiutati e tutelati, perché difendono gli interessi del Paese. Il governo Meloni sta facendo danni veri. Domani, se non avessimo avuto una persona come Sergio Mattarella, avremmo potuto avere in Italia militari con un ruolo di polizia. È uno Stato di polizia quello che hanno in mente. Noi, invece, abbiamo un’idea di Stato sociale”.

Le primarie

Onorato: correrai alle primarie?

“Io mi auguro di chiudere il programma nei prossimi giorni. Sono d’accordo con Franceschini: il programma va chiuso nei primi giorni di novembre. Bisogna allargare le primarie: non può essere una sfida tra Schlein e Conte, perché sarebbe una competizione tra due partiti. Non è questo l’obiettivo: non dobbiamo capire quale sia il partito più forte, oggi il PD, ma chi sia il leader, o la leader, con la capacità di rappresentare tutti. La sfida più grande, in una politica che non ti permette di scegliere, è creare una festa popolare come quella che ha portato il PD in Italia. Non dobbiamo avere paura: più di tre milioni di persone al voto, con candidati di ogni provenienza. Serve un campo larghissimo. Meloni ci critica perché siamo in tanti e litigiosi. Ma Meloni si inventa sigle e componenti ad hoc con tre deputati. Avrà undici liste. Metteranno avanti Forza Roma pur di ottenere un voto in più. Serve un campo largo, larghissimo, una coalizione coesa: chi vince le primarie è il leader”, dice l’assessore.

D’accordo con lui Maraio: “È un ragionamento che faremo con Alessandro e decideremo insieme chi si candiderà. Onorato è un ottimo candidato. Le primarie non devono diventare un campo di battaglia: non serve a nulla vincerle se poi non si riesce a tenere unita la coalizione. Non dobbiamo commettere l’errore di stare tutti contro Meloni. Abbiamo perso le elezioni, quando abbiamo fatto così. Dobbiamo costruire un programma serio, che ci porti al governo di questo Paese”.

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