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Culture
Fotografia, Antonio Guccione e la mostra "From Jesus to Yves Saint Laurent"
Antonio & Leonardo (c) photo by Pia Klover

Di Monica Camozzi

Cos’hanno in comune Gesù e Christian Dior? Gandhi e Marylin Monroe? Yves Klein e Mao Tze Tung? Il fatto di avere lasciato un segno fortissimo nel mondo. Tanto da non morire mai. Ed è così che il genio di Antonio Guccione, artista prima che fotografo di fama internazionale, li rappresenta nella sua Vanitas, “From Jesus to Yves Saint Laurent”, attingendo alla consuetudine seicentesca di rappresentare la caducità della vita con l’iconografia del teschio.  Modulato sulla forma dell’originale e rivestito di archetipi che stigmatizzano ognuno dei personaggi: Andy Warhol con la sua chioma scomposta, Leonardo con l’inconfondibile barba, Frida Kahlo con la sua corona di fiori, in una sequenza di immagini simboliche dall’estetica potente. Guccione è un nome di caratura mondiale: fu Guccio Gucci a entrare nel suo studio milanese quando, ancora ragazzo, non possedeva che un obiettivo (la macchina era in prestito).  Poi, nella nuova sede di via Pisacane, entrarono Patrizio Bertelli e Miuccia Prada per affidargli le prime campagne e da lì il legame con il mondo della moda non si è più fermato. Da lì arrivò la chiamata di Versace, dando vita a un percorso che si orientò verso Parigi, con Pierre Berger da Yves Saint Laurent. Un elenco infinito che porta dietro all’obiettivo di Guccione Gianfranco Ferré, Giorgio Armani, nonché le donne più belle del mondo.  E poi registi, imprenditori, artisti, protagonisti della cultura e del jet set. La sua modalità di ritrarre è inconfondibile, quasi ontologica: è come se i volti si muovessero su uno sfondo mobile, metafisico, grazie a una tecnica che porta fuori l’interiore insieme alle fattezze fisiche.  Tutti, rappresentati come unicum. Lasciati vivere nell’intercapedine magica del set fotografico. Una traccia che lascerà il segno alla mostra Faces of New York e nei ritratti di artisti americani, uno per ogni Stato, che grazie a lui portarono due milioni di dollari per la lotta all’Aids. E la sua Vanitas, che va avanti dal 2008, ha la stessa attitudine a sfondare i luoghi comuni. Antoine de Saint-Exupéry immerso nell’acqua con il suo principe cartoonizzato sullo sfondo; i due volti di John Lennon e George Harrison trasformati in teschi sullo sfondo nero dello storico album Beatlemania (1963). Gandhi con il suo sari, Marylin con i suoi diamanti, Martin Luther King traslato in un teschio nero che poggia su un giaciglio a stelle e strisce. Accanto a ognuno, una frase emblematica, con le parole in croce. Al Salotto di Milano di Via Spiga 2, dal 16 gannaio al 16 febbraio.

 

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