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Culture
"intro/spettro": quando è di scena il talento

di Antonio Magliulo


Ci sono momenti in cui si rimane ammirati, stupiti, quasi senza parole. E' ciò che è successo agli spettatori che alcune sere fa affollavano la platea del Teatro dell'Immacolata, a Napoli, per assistere a "intro/spettro", il primo spettacolo ideato da Entropia Dance Company, la nuova realtà del panorama ballettistico campano, formatasi nel settembre del 2014 e costituita da sei elementi: Marianna Santagata, Marina Nigido, Noemi Caricchia, Francesca Fogliano, Marco Lombardi e Adriano Bolognino (questi ultimi due, nella duplice veste di danzatori e coreografi).
Da citare pure Cinzia Di Napoli, Mario Crocetta, Elvira Santagata e Aniello Schiano di Cola, che hanno contribuito, a vario titolo, alla realizzazione del progetto.
Nonostante il nome: Entropia, che sembrerebbe alludere ad una libertà totale, assoluta, diciamo pure "caotica", il gruppo ha ben poco di disordinato, giacchè tutto è organizzato, preciso, sincronico, com'è nei migliori canoni della danza d'insieme, pur distinguendosi dai rigidi paradigmi della danza classica ed evidenziando una notevole autonomia e originalità creativa rispetto ad essa.  
I ballerini, provenienti da differenti esperienze formative e in possesso di una notevole fisicità, sono ben affiatati, mostrano di sapersi muoversi bene, con sicurezza, rivelandosi padroni della scena ed esprimendo in modo adeguato le proprie emozioni, in linea col tema dell'opera, incentrato sulla vita quotidiana, sui drammi e sulla frenesia che la contraddistinguono e sul bisogno d'introspezione, che porta a interrogarsi, a fare i conti con se stessi e ad attraversare differenti dimensioni della psiche, in un viaggio nei sentimenti, nei conflitti e nelle pulsioni, che alla fine produce nell'individuo dei mutamenti profondi e irreversibili.
Una performance inedita, essenziale e intelligente, che usa il pubblico come componente attiva, annullando le distanze fra palco e platea, sicché gli spettatori possono quasi percepire i respiri dei danzatori, l'energia dei loro corpi e i loro cuori che battono all'unisono, come in un muto inno all'arte che, dopo l'amore, è la manifestazione più alta dell'essere umano.
Apprezzabile l'intensità mimica, dotata di eloquente espressività e capace perciò di trasmettere  perfettamente gli stati d'animo e le ragioni profonde sottese a ciascun quadro coreografico. Nulla è più arduo che riuscire a comunicare senza fare ricorso ai codici convenzionali!
Questi artisti, tutti giovanissimi, sono un altro fiore all'occhiello e un motivo d'orgoglio per la città, perciò la domanda sorge spontanea: Napoli saprà corrispondere alle loro aspettattive? Sarà degna di loro?

 

 

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