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Culture
Ama il tuo smartphone come te stesso: vivere rilassati al tempo dei social

La felicità dentro lo smartphone. Un libro per vivere rilassati con i social

 

Stress, perdita di memoria, fake news.  Cyberbullismo e incidenti stradali provocati dall'uso improprio di smartphone e social media. Dobbiamo rassegnarci a un mondo sempre più digitale e sempre meno umano?
 
IL LIBRO - “Ama il tuo smartphone come te stesso”, il nuovo saggio di Paolo Subioli, è una lettura originale e provocatoria dei problemi legati all'irruzione del digitale nelle nostre vite, per offrire soluzioni positive, insieme a una serie di semplici esercizi per migliorare il nostro rapporto con smartphone, tablet e computer, così come la nostra dipendenza da Google, Facebook, Amazon e Apple, e vivere finalmente rilassati al tempo dei social.
 
DIGITAL MINDFULNESS - L'autore propone un approccio basato sulla Mindfulness, la disciplina che ha fatto propria la meditazione di origine buddhista, per riproporla in chiave laica quale strumento di benessere. In questo caso la chiave è Digital, e al centro dell'attenzione c'è sempre la mente, ma nella sua accezione più ampia, ormai inseparabile dai mezzi digitali d'uso quotidiano, parti integranti del nostro sé. 
 
Se vogliamo essere felici, potremmo esserlo solo insieme a loro.
 
La felicità dentro lo smartphone
 
Ama il tuo smartphone come te stesso
Essere più felici al tempo dei social grazie alla Digital Mindfulness
 
Editore: red!
 
Autore: Paolo Subioli
 
Collana: Economici di qualità
 
Pagine: 200
 
Prezzo: 12,00 €
 
ISBN: 978885730782
 
 
 
L'AUTORE - Paolo Subioli, già giornalista del Sole 24 Ore, ricercatore, esperto di marketing, da molti anni si occupa di mindfulness e tecnologie digitali, argomento sul quale è pioniere e punto di riferimento in Italia. Ha fondato Zen in the City, sito di culto in tema di meditazione e nuovi stili di vita. Nel 2015 ha pubblicato il libro Zen in the City per Edizioni Mediterranee.
 

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Tua figlia è uscita con gli amici della pallavolo per una pizza e alle nove e mezzo ti manda un messaggio sul telefonino: “Oi, mi sto annoiando mi vieni a prendere?”. Arrivi e la trovi che se ne sta seduta a manovrare col pollice sullo schermo dello smartphone che le hai regalato per il suo tredicesimo compleanno. Gli altri ragazzi stanno tutti facendo più o meno la stessa cosa, ma non ti sorprendi più di tanto, perché una scena del genere l’hai vista tante altre volte.

Ti racconta della sua amica che ha lasciato il ragazzo mandandogli un messaggio su Whatsapp. In realtà non è che te lo racconta proprio: è una storia che le tiri fuori a forza di domande e risposte a monosillabi. Ti chiedi quale sia stata la sua reazione a un avvenimento del genere, ma non sai darti una risposta, perché la ragazza non parla mai dei propri sentimenti. Sono poche le domande riguardanti tua figlia a cui sei davvero in grado di rispondere. Hai la sensazione che viva in un altro mondo, completamente diverso dal tuo, il quale ti lascia esterrefatto e che non riesci proprio a capire. Vorresti che fosse diversa, ma come?

Mentre ripercorri il tuo lontano passato di adolescente in cerca di similitudini e differenze, si è già fatto mattino e devi andare al lavoro. In metropolitana ognuno è immerso nel proprio piccolo schermo, senza eccezioni. C’è un grande lavorio in corso. Hai l’impressione che tutti stiano lavorando a un grande progetto comune, ciascuno con un compito ben preciso. “Sarà così? Non c’avevo mai pensato!” Dopo pochi minuti ti rendi conto che non stai facendo niente. Allora tiri fuori il tuo iPhone per vedere se c’è qualche novità.

Uscito dalla stazione della metro non sapresti neanche dire se il viaggio l’hai fatto in piedi o seduto, tanto eri preso da quella sensazione così piacevole, alla quale non rinunceresti ormai per nulla al mondo. Un mix di blanda socialità – un po’ come quella che avevi visto vivere a tua nonna quando stava a chiacchierare con le amiche mentre puliva i fagiolini nel vicolo del paese – e di attesa, la stessa che provava chi finalmente riceveva notizie dai parenti che erano andati a vivere all’estero.

In fondo i nostri desideri più profondi sono sempre gli stessi. E a pensarci bene, lo stile di vita di tua figlia non è poi così radicalmente diverso dal tuo. Solo che lei lo accetta come qualcosa di naturale. Ciò che a te sembra mostruoso per lei è routine. Hai l’impressione che a questi ragazzi manchi qualcosa di fondamentale, ma non sei affatto in grado di proporre a tua figlia delle reali alternative.

Stiamo vivendo un’epoca di cambiamenti profondi, che ci lasciano disorientati, perché non riusciamo a immaginarci dove andremo a finire. Ci rendiamo solo conto che c’è qualcosa di molto importante che non va. Questi cambiamenti hanno in buona parte a che fare con i “media digitali”, un’espressione che possiamo utilizzare per indicare l’insieme dei molti dispositivi e dei molti servizi – continuamente cangianti – di cui ci serviamo ormai in ogni momento della giornata e in ogni circostanza. Questo libro è dedicato e rivolto a tutti coloro che si pongono delle domande non tanto sul futuro – che col passare del tempo diventa sempre più imprevedibile – quanto sul presente. Che si chiedono se c’è qualcosa che possiamo fare oggi per arginare i danni che questi stili di vita emergenti sembrano infliggere alla nostra sanità mentale.

Il testo che leggerete parte dall’ipotesi che i media digitali stiano cambiando la mente umana. Sembra una supposizione estrema, e sarete voi stessi a giudicare se lo è. Per ragionarci sopra ho utilizzato tre tipi diversi di strumenti. Il primo sono le neuroscienze, un insieme di discipline eterogenee che negli ultimi decenni ci ha svelato molto in merito ai meccanismi di funzionamento della nostra mente. Il capitolo sulla mente estesa fa leva su alcune di queste scoperte e costituisce la base di tutto il ragionamento.

L’altro ambito a cui ho attinto a piene mani è quello della mindfulness, la trasposizione occidentale della psicologia di origine buddhista, che conosco per esperienza diretta. Quel genere di pratiche è fondamentale sia per capire quello che ci sta succedendo, sia per imparare a distinguere sempre di più ciò che ci giova da ciò che ci danneggia, individualmente e collettivamente.

Infine ho cercato di interpretare molti dei fenomeni utilizzando la mia conoscenza di internet e dell’economia digitale, sviluppata nel corso di decenni di pratica professionale. Se vogliamo capire quale effetto stiano avendo su di noi tutti questi dispositivi digitali, dobbiamo comprenderne bene il funzionamento. Non tanto dal punto di vista tecnologico, quanto dei processi che mettono in atto e dell’economia che li governa. Un’economia anch’essa molto diversa da quella alla quale ci ha abituato il XX secolo, visto che ha dato vita a un mercato dove alla fine quasi tutto viene fornito gratis.

Questo non vuole essere un libro che parla di problemi. Viviamo in un tempo di pessimismo diffuso e non c’è bisogno di alimentare ulteriormente questa tendenza. Ho cercato sì di individuare i problemi che nascono dalla nostra interazione ossessiva con i media digitali, suddividendoli in otto aree, ma ho anche voluto sviluppare una forte componente propositiva. Per ciascuna delle otto aree, dopo aver individuato i problemi, propongo in alcuni casi delle soluzioni, in altri delle vie d’uscita onorevoli, in altri ancora degli aspetti positivi del fenomeno, ai quali magari non viene spontaneo pensare.

La mindfulness è la chiave di tutto. Solo recuperando pienamente la nostra dimensione di persone dotate di una mente e di un corpo, consapevoli delle proprie sensazioni ed emozioni, possiamo costruire un presente sano, che costituisca il presupposto per un futuro accettabile. E la mindfulness non è teoria, è pratica. Per ognuno degli argomenti propongo perciò degli esercizi concreti, che chiunque può svolgere molto facilmente. Il futuro non è poi così ignoto, perché lo stiamo costruendo proprio in questo momento.

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